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“Ceniza en la boca” alla Festa del Cinema di Roma

Diego Luna adatta il romanzo di Brenda Navarro e osserva la Spagna con gli occhi di una giovane migrante messicana.

Il 14 ottobre il Rome Film Fest presenta in concorso nella sezione Progressive Cinema Ceniza en la boca, il film con cui Diego Luna torna alla regia a dieci anni da Mr. Pig e guarda alla Spagna attraverso gli occhi di una ragazzina messicana. Tratto dal romanzo Eating Ashes di Brenda Navarro, del 2022, segue Lucila, che lascia il Messico con il fratello minore per ricongiungersi a Madrid con la madre. Tra gli interpreti Anna Díaz, nel ruolo della protagonista, e Adriana Paz, con Luisa Huertas, Guillermo Ríos e Sergio Bautista. Il progetto nasce da una coproduzione tra Messico e Spagna che riunisce La corriente del golfo, Animal de luz films, Inicia Films e Perro Azul, con Inna Payan, Valérie Delpierre, Luis Salinas, Diego Rabasa e lo stesso Luna a firmare la produzione, sostenuta dall’ICAA. Le vendite internazionali sono affidate a Luxbox Films. 

Anna Díaz nel ruolo di Lucila

Luna ha letto il romanzo di Brenda Navarro quando suo figlio aveva quattordici anni, e il tema dell’assenza genitoriale presente nel libro ha riscontrato un vissuto personale del regista. Il film adotta il punto di vista di Lucila, la figlia maggiore, che legge la partenza come un abbandono di casa, contrasta con la figura della madre che invece sceglie di trasferirsi in Spagna con la volontà di dare un futuro migliore ai figli. Il regista ritiene impossibile portare un libro sullo schermo, perché resta la visione nata dalla propria lettura, «un momento, un respiro», e sostituisce l’alternanza tra presente e passato del romanzo con una narrazione lineare. La Spagna offre una lingua condivisa che dovrebbe agevolare l’incontro e lascia invece irrisolta la comprensione più profonda. Il film si rivolge a due società ancora lontane dal superare un racconto di scontro e pregiudizio. 

Pur articolato in quattro momenti separati da secondi di schermo bianco, il film si lascia leggere con chiarezza in due parti distinte. La prima parte è solida e ben costruita: seguiamo Lucila che sfugge al conflitto con la madre e cerca la propria vita in un’altra città, dove l’esistenza quotidiana che la attende si allontana dalle aspettative e coincide con quella di chiunque si trasferisca inseguendo un sogno: sacrifici, lavoro poco retribuito, problemi con l’affitto e con i coinquilini, la vergogna di mostrare agli amici la propria realtà, dissimulata da uno status sociale fittizio. L’estetica visiva, e con essa la scelta di come raccontare la vita della protagonista, richiama la poetica neorealista nei lunghi piani sequenza che accompagnano Lucila dentro casa, in bicicletta verso il lavoro, durante la corsa, e lo fa con una riuscita piena, riprendendo il modo di fare cinema teorizzato in Italia negli anni Cinquanta e incanalandolo con precisione nell’oggi. 

Dopo il primo evento tragico della storia il film cambia registro: la narrazione smette quasi di avanzare e lascia spazio a scene di vita in Messico dal tono astratto, distaccato, lontane dalla concretezza che segnava l’avvio della vicenda. Se alcune derive dei personaggi sono conseguenze dirette del percorso di dolore che segue una perdita tanto straziante, altre restano prive di una causa leggibile, come ciò da cui alcuni personaggi scappano, di cui lo spettatore non coglie né la natura né la ragione. Conservando l’estetica visiva della prima parte, il racconto sembra smarrire la propria storia e perdere il filo: alla seconda metà del film tocca sostenersi sull’immagine più che sulla trama, fino a un finale che richiama la prima parte e ne lascia intuire il perché solo in maniera molto vaga. 

In primo piano Adriana Paz nel ruolo di Isabel, sullo sfondo Anna Díaz, nel ruolo di Lucila.

Al netto di questo smarrimento, l’opera di Diego Luna resta un progetto cinematografico valido, che merita la visione: l’argomento affrontato è interessante e complessivamente centrato, gli interpreti, calati nei rispettivi ruoli, offrono prove convincenti e la fotografia, bella, restituisce la Spagna delle grandi metropoli con la stessa palette di colori con cui viene solitamente ripresa New York. Ceniza en la boca si ritaglia così un posto tra i titoli da seguire di questa edizione del Rome Film Fest. 

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Ceniza en la boca – regia di Diego Luna – dal romanzo di Brenda Navarro – sceneggiatura di Abia Castillo, Diego Rabasa e Diego Luna – fotografia di Damián García – montaggio di Sofi Escudé – musica di Raquel García-Tomás – scenografia di Hania Robledo Richards e Asier Musitu – costumi di Gabriela Fernández – con Anna Díaz, Adriana Paz, Luisa Huertas, Guillermo Ríos, Sergio Bautista, Benny Emmanuel, Teresa Lozano e Adriana Jacomé – una coproduzione messicano-spagnola di La corriente del golfo, Animal de luz films, Inicia Films e Perro Azul – prodotto da Inna Payan, Valérie Delpierre, Luis Salinas, Diego Rabasa e Diego Luna – con il sostegno di ICAA – Messico, Spagna, 2026, 98′. – 14 ottobre, Sala Petrassi, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, Roma

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