L’arte dell’imbroglio: il viaggio sentimentale di Casillo nel cuore della tradizione
Benedetto Casillo e Nino Taranto: un erede della tradizione e un maestro assoluto della teatralità napoletana. Due nomi che, pur con le dovute differenze generazionali e artistiche, si ricongiungono nel segno di un piccolo capolavoro del teatro leggero: Caviale e lenticchie. Scritta originariamente da Giulio Scarnicci e Renzo Tarabusi, l’opera trovò la sua fortuna all’ombra del Vesuvio nel 1956, quando un giovane Aldo Giuffré – allora membro della compagnia di Nino Taranto – ne curò una riduzione appositamente per il “Commendatore”. Da quel momento, il testo divenne un vero e proprio cavallo di battaglia per Taranto, segnando un’epoca d’oro della prosa comica partenopea.
Oggi questa commedia ritorna al Teatro Trianon Viviani di Napoli dove sarà in scena fino a domani, domenica 11 gennaio. A riportarla sul palco è proprio la compagnia di Benedetto Casillo il quale, con un suo adattamento personale, firma un accorato omaggio volto a ricordare il genio di Nino Taranto in occasione del quarantesimo anniversario della sua scomparsa.
La pièce poggia su un intreccio complesso, costantemente in bilico tra comicità e dramma, arrivando addirittura a tingersi di giallo. Questo mix esplosivo, ricco di colpi di scena, ci riporta nella Napoli degli anni Cinquanta. Qui incontriamo lo squattrinato protagonista che nel testo originale si chiamava Liborio Lamanna e che ora è stato ribattezzato da Casillo Ferdinando Cafiero. Per sbarcare il lunario, egli veste i panni de “l’invitato di professione”: si imbuca ai ricevimenti della nobiltà per sottrarre cibo e prelibatezze da rivendere al mercato nero. Il gioco si fa più audace quando Ferdinando decide di fondare un improbabile comitato benefico per famiglie bisognose, finendo per far sussidiare la sua stessa abitazione da una sfilata di aristocratici ignari. Tra l’invasione di nobili boriosi, piccoli imbrogli domestici e l’ombra di un mistero da risolvere, la vicenda si dipana attraverso equivoci esilaranti e riflessioni sociali, per concludersi con una inattesa e romantica sorpresa.
L’interpretazione di Benedetto Casillo non è solo una prova d’attore, ma una vera e propria riconferma di un’affinità elettiva con questo testo, da lui già affrontato più volte nel corso della carriera. La sua bravura e quell’innata simpatia che lo contraddistinguono si giostrano e si amalgamano perfettamente con le vicende strampalate del protagonista, creando un legame irresistibile tra attore e personaggio.
C’è qualcosa di profondamente iconografico nella sua performance: la sua presenza scenica, la sagoma e le sue peculiari caratteristiche fisiche richiamano immediatamente alla memoria la maschera del “buffo barilotto“, figura leggendaria ideata dal comico ottocentesco Pasquale De Angelis. Casillo condivide con il De Angelis un ingegno sveglio e uno spirito mordace e satirico. In questo adattamento, il suo fisico diventa un prezioso collaboratore, agendo come una cassa di risonanza per una mimica che non ha bisogno di parole. È specialmente nei momenti di più acceso ritmo farsesco che si rivela un interprete di una comicità insuperabile.
In questo riuscito allestimento va rivolto ovviamente un plauso all’intera compagnia, affiatata e ben assortita, che sostiene il ritmo della messa in scena con grande vigore, e in special modo a Patrizia Capuano, Franco Pinelli e Amelia Longobardi, capaci di regalare sfumature autentiche ai rispettivi ruoli in un crescendo di contrasti comici e sottili critiche di costume. Lo spettacolo si configura anche come un viaggio sentimentale nel cuore della cultura nazional-popolare: tra una battuta e l’altra emergono nomi di attori e cantanti che hanno incantato gli italiani di ieri e di oggi, creando un mosaico di ricordi preziosi. In questo contesto, risalta il sentito omaggio a Mario Riva e al suo celebre Musichiere, evocato attraverso la scelta di Domenica è sempre domenica in apertura e chiusura della commedia. È un tributo che trasforma la rappresentazione in un abbraccio collettivo, dove la melodia si fonde con la risata, onorando il passato e proiettandolo con estrema vitalità nel presente del teatro partenopeo.
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Caviale e lenticchie di Scarnicci, Tarabusi, Taranto. Adattamento e regia: Benedetto Casillo. Con: Benedetto Casillo, Patrizia Capuano, Franco Pinelli, Luciano Piccolo, Francesco D’Amato, Orentia Marano, Manila Aiello, Salvatore Chiantone, Tonia Filomena, Antonio Polito, Michele Principe, Amelia Longobardi, Davide Iengo. Scene: Massimo Malavolta. Costumi: Isa Di Lena. Foto: Gianni Biccari – Teatro Trianon Viviani di Napoli dal 9 all’11 gennaio 2026
In copertina: Benedetto Casillo in una scena della commedia Caviale e lenticchie (foto di Fiorella Passante, 2016)





