di Claudio Riccardi

 

Il palcoscenico di Teatro Trastevere ha ospitato, in data unica domenica 15 maggio, l’esordio assoluto di Cafards –  Il buio dopo l’alba. Un dramma psicologico, dai toni tetri e post-apocalittici, scritto e diretto da Nick Russo e prodotto da PaT Passi Teatrali. In scena Giacomo Bottoni, Gledis Cinque, Beatrice Gattai, Andrea Pellizzoni e Filippo Tirabassi. Cinque personaggi che si muovono, irrequieti, in affanno e ansiosi, nel ristretto perimetro di una villetta al mare. Una proprietà violata. Qui, le luci di Federico Toraldo disegnano un microcosmo sospeso tra distruzione e salvezza. Qualcosa di assimilabile al Purgatorio dantesco. Là fuori potrebbero esserci le luci del Paradiso, ma anche le tenebre dell’Inferno.

Non lascia trapelare altro, la drammaturgia. Che piuttosto indaga, con efficacia, le azioni, le emozioni e le pulsioni istintive degli attori. Personalità diverse costrette forzatamente a convivere per la durata di una lunghissima notte. Ciascuno mette in atto la propria strategia di sopravvivenza, per non soccombere di fronte a uno scenario da estinzione dell’umanità. Emerge lapalissiano: laddove si ha accesso facile alle armi e gli animi sono esagitati, è la vita il bene supremo da preservare.

Viene poi la scala dei valori. Lealtà, coraggio, la forza della squadra, la difesa dei legami di cuore e di sangue. Dall’altra parte, al contrario, compatti si schierano l’egoismo, la prepotenza, le spinte narcisistiche. Nel mezzo della linea ecco poi gli istinti primordiali dell’essere umano: la libido, le pulsioni sessuali, dichiarazioni esplicite, la violenza bestiale. Elementi che aggiungono note di assurdo nel mezzo di una tempesta che è in corso non solo là fuori ma anche tra queste quattro pareti. L’elettricità e la tensione si fanno crescenti, nel corso dello svolgimento. C’è chi si immola per ideali superiori, e paga il prezzo più caro. C’è anche chi cambia pelle e disvela lati inattesi del proprio io. Svolta tattica o atteggiamento sincero? Non è a dato sapersi. L’uomo è una creatura dalle tante sfaccettature, morali, amorali e umorali. Imprevedibili, spesso anche diaboliche.

Il pubblico viene privato di chiari riferimenti, disorientato fatica a catalogare il bene e il male. L’aura di mistero, mista a straniamento, è cifra particolarmente riuscita. In virtù sia del testo che della mise-en-scène, con un ambiente misero e squallido che viene combinato alle tinte dark dei costumi di Noemi Intino.

L’Apocalisse è alle spalle, il mondo alla deriva, ma il peggio forse ha ancora da venire.
O, invece, forse, alle prime luci dell’alba si accenderà per davvero la luce in fondo al tunnel.

Cafards è uno spettacolo intrigante e con atmosfere che rimandano alle inquietudini dei nostri tempi. Speriamo di ritrovarlo presto nella programmazione dei teatri romani.

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