“Bucaneve” di Mélissa Da Costa: una rinascita incompleta

Bucaneve” è il romanzo di Mélissa Da Costa, edito da Rizzoli. Una storia di rinascita, tra amore, sbagli e nuove esperienze.

Vent’anni e la necessità di dover ricominciare a partire da un’esistenza che, fino a quel momento, l’ha resa prigioniera. Il nuovo inizio è rappresentato da una scalata difficile, lungo i propri dolori, e da una nuova esperienza lontana dal passato, dal fallimento. Ambre, protagonista del romanzo Bucaneve di Mélissa Da Costa, è una sopravvissuta che tenta e prova a riemergere dal fondo oscuro, rappresentato e abitato da un amore tossico, da una famiglia mal accettata e dal bisogno, soffocante e apprensivo, di essere amata.

Bucaneve ha al centro la crescita e la rinascita di una ragazza comune, che prova a lasciarsi alle spalle una vita difficile, naufragata con un tentativo di suicidio per amore, l’ultimo disperato richiamo e attimo da cui parte la narrazione stessa. Amante di un quarantenne, sposato con figli, per di più sistemata in un appartamento per essere a completa disposizione di lui, Ambre non riesce più a continuare, consumata dall’attesa e dall’ossessione per un uomo che la usa e da un’immaturità affettiva che la porta dritta a toccare il fondo.

Questa distruzione personale costringe la giovane ad un cambio, ad un’inversione inevitabile verso la cittadina francese di Arvieux. Proprio qui, su decisione dell’amante PhilippeAmbre inizia a lavorare come cameriera stagionale in uno chalet di montagna, trovando attorno a sé un mondo nuovo, fatto di persone, distacchi non facili e scoperte inaspettate.

La protagonista vive e sperimenta nuove situazioni, circondata da TimRosalieAndrea e qualche altro personaggio secondario. Sono loro, con le loro altrettante difficoltà, a portarla verso la strada della consapevolezza e a ritrovare, in maniera reciproca, nuovi equilibri. Come in una sorta di climax (la scansione delle parti nel testo evidenzia quest’ascesa), Ambre conosce lo sconforto e il dolore acuto iniziale, i primi tentativi di ripresa, le ricadute, l’abbandono definitivo di Philippe e il ritorno lento di un passato scombussolato e tormentato. 

Seguono poi la scoperta, le novità, la spensieratezza ma anche nuove ferite e fratture, il faccia a faccia con la famiglia, la solitudine, fino alla risoluzione finale. L’aver perso ogni cosa per la conquista di quel pezzetto di sé, più consapevole, sofferto, sorto dalle proprie ceneri e dagli errori.

L’amicizia è la leva che permette alla protagonista del romanzo di far fronte ad una resa dei conti con se stessa e con il suo personale modo di affrontare la vita: la sorda immaturità lascia il posto a nuovi sentimenti, alle emozioni degli incontri imprevisti, alla bellezza dell’esterno circostante. Ambre è di fatto il bucaneve che rifiorisce e, con speranza, affronta il suo inverno, resistendo. È in questo che sta la motivazione della scelta del titolo e che risulta essere il fondamento dell’intera narrazione, il fulcro su cui si sviluppa la storia e che si scopre, con piacere, durante la lettura.

 Mélissa Da Costa

Questo messaggio nobilita il testo ma non nasconde i diversi punti interrogativi e quello strascico di amarezza misto a delusione tra le pagine. A cosa siano dovute queste sensazioni è presto scritto: lo sviluppo di alcune parti poco chiare, un mondo adolescenziale ridotto alle canne, alle serate alcoliche nella discoteca Monkey Club e al sesso occasionale (tra Ambre e Andrea ad esempio), il rapporto poco approfondito con la famiglia, lasciata sullo sfondo, i luoghi comuni.

Lo “scivolone”, però, è evidente nel rapporto tra Tim, l’amico fidato di Ambre, scappato di casa perché gay, fidanzato di Anton (campione di sci) e la protagonista: un rapporto che, all’inizio, si pone su un livello e che poi diventa incomprensibile, spinto oltre. Lo stesso vale per il finale: un continuo senso di suspense, quel colpo di sorpresa che non arriva mai, nemmeno nell’ultimo paragrafo. Emerge quella tristezza, quello smarrimento derivanti dall’incompletezza, una non-conclusione che poteva essere diversa, poteva dare di più viste le premesse e il grande tema su cui si fonda il testo.

Altro fatto che desta perplessità riguarda la scelta operata dalla casa editrice: Bucaneve è uscito in Italia quest’anno, nonostante sia stato pubblicato in Francia nel 2021. È il primo libro della scrittrice Mélissa Da Costa, a cui sono seguiti gli altri due grandi romanzi, già pubblicati qui con successo. Non è stato, perciò, rispettato l’ordine temporale della scrittura dell’autrice. La decisione di lanciare questo primo romanzo (acerbo?) ora può essere motivata, forse, dal fatto che la scrittrice ha già dichiarato che ci sarà un possibile seguito al suo Bucaneve. Una strategia editoriale che fa perdere il senso e la percezione della reale crescita dell’autrice e che presenta al pubblico un testo a tratti adolescente, sugli adolescenti.

Tra tecniche di marketing e aspetti narrativi che lasciano a desiderare, Bucaneve rimane il romanzo della ricostruzione che, nelle sue linee principali, merita una lettura. Al di là degli inciampi citati, esso insegna un aspetto: il cambiamento scatta quando ci si accorge che la via presa fino a quel momento è un inutile vicolo cieco, un angolo spigoloso che ingabbia, illude e che nasconde la luce. Uscirne costa fatica, dolore, riconoscimento, abbandoni inevitabili. Lo sforzo tocca solo a chi lo sta vivendo in prima persona: gli errori e la mancanza perdono il loro potere di far male, una volta che si è finalmente riusciti a porre il primo tassello della propria ricostruzione.

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