Brevi consigli di sopravvivenza creativa

di Roberta Calandra

Con il trionfo della Primavera fioriscono anche vademecum, molti dei quali estremamente utili ai nostri giorni duri. Dietro il mistero di M.M.Judas, che già ci ha stupiti con il fortunato La via della trasmutazione alchemica, quasi una Elena Ferrante della contemporanea alchimia interiore, giunge con Il libro degli incantesimi Edizioni Spazio Interiore, qualche consiglio solo apparentemente banale, in realtà come ci ricorda Andrea Panatta nell’ottima prefazione, multidimensionale addirittura. Ancora con la storia che dietro verità apparentemente semplici si nasconda il segreto di una sopravvivenza creativa pertanto felice? Ebbene sì. 

L’avvertenza è quella di farsi vuoti, lasciarsi penetrare da quel delizioso spazio ying, così desueto alla cultura come all’arte contemporanea che di stretti recinti e frequente esibizione di muscoli si nutre. Ma non voglio spoilerare oltre; l’intento, coerente con il mood del testo, era quello di incuriosire con delicatezza. Si parla di pantere nere, genitori, smarrimento, Agape, serrature e inferni con la stessa delicatezza, che uno dei segreti del buon vivere da sempre risiede per i saggi nell’affrontare piume e fiere con la stessa forza. Il pregio principale è nei consigli non consigli, che, come per il coniglio di Alice, ribaltano e rinnovano continuamente prospettive: le colonnine fondanti del nostro occidente decadente: più che giudicare distraiti, affonda le manine nel viscido delle tue angosce più profonde e, con l’immortale Socrate accetta di non saper che dire. Se la fine dei tempi di influencer roboanti banalità con ben altra aggressività si approssimi? Una spintarella aiuta sempre.

Stessa preziosità ritrovo nel più identificabile Matteo Martinelli, artista, speaker, arteterapeuta, che con il suo Il dio, la moka e tutto quanto Edizioni &100 Marketing rinnova in contesto di counseling teatrale basato sul metodo Hansen il suo invito all’ascolto attivo, alla delicata creazione di un personaggio per l’attore basato su intuizioni sottili, a quel simile neutro non giudicante che dovrebbe porci costruttivamente di fronte a ogni interlocutore, specie nella delicata costruzione del bozzolo di un gruppo di lavoro, dove ogni esagerazione logica, nutrita di ordini, ridicolizzazioni, moralizzazioni e persino elogi esagerati, siano bandite a fronte di un’apertura inedita. Sembra facile ma prova e fammi sapere.

Entrambi da spacciare in ogni luogo di lavoro.

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