Alla sala Black dello Spazio Diamante va in scena il testo di Joele Anastasi, un crudo e decadente studio del carattere di quattro lavoratori sessuali nella nostra Italia
In una sera come tante, il prostituto siciliano Salvatore aspetta un cliente pagante. Vestito solo di una giacca di pelle e un paio di boxer succinti, in equilibrio su eleganti scarpe col tacco, intende mettere da subito in chiaro una cosa: non c’è nessun pappone che lo costringa a praticare il “mestiere più antico del mondo”. Quella di prostituirsi è una decisione indipendente, compiuta di suo consenso, senza paura per la propria vita, spinto unicamente dal desiderio di offrire alla madre ormai distante una vita dignitosa e sicurezza economica.

In quella stessa notte, in quella stessa strada, si aggira un cast intermittente di prostitute e clienti, in cerca di relazioni occasionali e sfoghi per le loro passioni. Dal giovane ninfomane, che vive ogni momento con il sesso in testa, al classico marito che tradisce la moglie devota e (fino a un certo punto) inconsapevole. Luoghi come quello hanno un nome: Battuage. E lo spettacolo omonimo di e con Joele Anastasi, rappresentato presso la sala Black dello Spazio Diamante, ne dipinge uno vivido, tetro e pieno di rabbia.
Oltre a Salvatore, altre tre prostitute abitano il battuage. La prima, venuta dalla Grecia in cerca di fortuna, trascorre la notte in un’inutile ricerca della donna che ama, che l’ha accompagnata in cerca di fortuna. Poi Kelly, una donna trans, bionda e napoletana, intenta a difendere il proprio territorio da qualunque intruso e concorrenza le porti via la clientela. Come una seconda donna trans, il cui incontro con un cliente sposato conclude la notte nel sangue.
Battuage si tiene in uno spazio vuoto, illuminato da luci distanti che paiono i fanali di automobili in arrivo, o le torce sempre più vicine di inseguitori. È uno spettacolo crudo, senza pietà, e animato dall’indignazione e frustrazione delle condizioni dei protagonisti. Salvatore appare a tutto tondo, ambizioso e fiero nella sua degradazione, e sovverte alcuni noti cliché sui lavoratori sessuali e gli uomini gender non conforming, mostrandolo perfettamente in grado di difendersi e imporsela propria autorità dinnanzi a un aggressore.
Più deboli le sottotrame delle prostitute transgender, interpretate peraltro entrambe da uomini. Si percepisce un’intenzione di umanizzare i personaggi, creare loro personalità a tutto tondo. Hanno spigoli e screziature, non suscitano facile tenerezza, sanno difendersi da sole per strada. Tuttavia – a differenza dei due lavoratori cis – non si scopre nulla delle loro vite, del loro passato o di qualunque parente possa cercarle o aspettarle. I loro problemi iniziano e finiscono alla disforia corporea, o alla presenza gelosa della moglie di un cliente. Questo nonostante il valido risentimento verso il pregiudizio sociale, cui quanto meno rifiutano di adeguarsi o mostrare condiscendenza. Non a caso, l’elemento comico migliore si basa su un elemento più universale: il clash culturale degli accenti, siciliano contro napoletano.

Il concept di Battuage e la sua determinazione nel provocare, nel dare voce a rabbia e lussuria spesso taciute, sono bastevoli a creare interesse e portare rispetto. La mente registra di Joele Anastasi è forte e marcata, e si può percepire un’ambizione a creare uno spettacolo forte, che turbi e provochi e faccia riflettere su realtà spesso ignorate o ridotte ad archetipi pietisti. Con una maggiore precisione nei dettagli, un maggiore equilibrio tra la necessaria sfacciataggine e l’empatia, si potrebbe assistere a un vero trionfo: forte, nuovo, senza peli sulla lingua.
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Battuage – Drammaturgia e regia di Joele Anastasi – con Joele Anastasi, Federica Carruba Toscano, Alessandro Lui, Ivano Picciallo, Enrico Sortino |- scene e costumi Giulio Villaggio – light designer Davide Manca | musica originale “Battuage” Alberto Guarrasi – aiuto regia Enrico Sortino – produzione Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini – Spazio Diamante, Sala Black 16-18 gennaio 2026





