Valentina Luporini porta in scena una commedia vivace e discontinua che, con apparente semplicità, indaga la complessità dei rapporti amorosi.
Dare forma ai pensieri che si celano dietro una delle emozioni più complesse dell’esperienza umana, l’amore: è da questa premessa che nasce Basilico e altri rimedi, spettacolo scritto e interpretato da Valentina Luporini, attrice e drammaturga, in scena al Teatro Trastevere di Roma il 21 e 22 ottobre. I protagonisti del racconto sono due giovani, Agata, interpretata dalla stessa ideatrice dello spettacolo e Pietro (Cristiano Arsì), che dopo un incontro su Tinder, iniziano a frequentarsi, e instaurano una relazione, scoprendo i reciproci sentimenti e mettendo a nudo se stessi.

Confrontarsi con una tematica come l’amore, tanto esplorata in teatro quanto in letteratura, non è un’operazione semplice. Luporini riesce tuttavia a raggiungere un primo importante obiettivo: conferire al testo una propria originalità, attraverso una scrittura capace di allontanarsi dai cliché della narrazione romantica. La relazione tra i due innamorati prende forma attraverso dialoghi brillanti e divertenti, in cui il registro comico si intreccia con momenti di no sense, restituendo una dinamica tipica di chi si innamora: la creazione di codici condivisi, piccoli linguaggi privati attraverso cui riconoscersi e comunicare. È proprio attraverso questa dimensione dialogica che lo spettatore viene coinvolto nel flusso emotivo dei protagonisti, seguendone pensieri, esitazioni e slanci sentimentali. Le battute ironiche e divertenti, sostenute dall’ottima intesa tra i due interpreti, contribuiscono a rendere lo spettacolo frizzante e coinvolgente. Basilico e altri rimedi riesce così a parlare d’amore senza indulgere nella retorica o ricorrere a forme convenzionali, restituendo personaggi credibili, coerenti e profondamente umani.
Lo spettacolo si caratterizza per un impianto minimalista che coinvolge regia, scenografia e musica, una scelta che permette di concentrare l’attenzione su pochi elementi, caricandoli di significato. La regia di Rosa Marie Gatta, misurata ed essenziale, orienta lo sguardo dello spettatore sui due interpreti, veri fulcri della rappresentazione, lasciando che siano i loro dialoghi e la loro presenza scenica a guidare il racconto. In questo contesto, le valigie che i protagonisti portano con sé assumono un valore simbolico: all’interno di una scenografia spoglia, diventano contenitori metaforici di memorie, aspettative e vissuti personali, quel bagaglio emotivo con cui Agata e Pietro si confrontano nel corso della loro relazione. Le musiche di Luporini e Diego Rodriguez Puertas infine, intervengono come un intermezzo che accompagna lo sviluppo della vicenda, assecondando e restituendo le oscillazioni emotive dei protagonisti.
Basilico e altri rimedi si apre all’insegna della leggerezza, ma dietro l’impianto metaforico che dà origine al titolo si nasconde una riflessione più profonda e inaspettata. Il basilico, elemento apparentemente marginale della quotidianità, diventa il simbolo della fragilità dell’amore e della complessità della cura reciproca: come una pianta, anche una relazione richiede attenzioni costanti, capacità di ascolto e disponibilità a riconoscere i bisogni dell’altro. Su queste premesse, il testo interroga la capacità degli individui di compiere scelte consapevoli, aprirsi emotivamente e intraprendere insieme un percorso di crescita. A sostenere efficacemente questo impianto contribuisce l’intesa tra i due interpreti. Agata, più seria, matura e apparentemente sicura di sé, si contrappone a Pietro, scanzonato e insicuro, ancora alla ricerca del proprio posto nel mondo. Le loro differenze alimentano una dinamica scenica vivace, in cui comicità e riflessione si alternano con naturalezza, restituendo le contraddizioni e le ambivalenze dell’innamoramento.
È soprattutto nella seconda parte, tuttavia, che lo spettacolo mostra qualche incertezza. La progressiva virata verso toni più drammatici, attraverso l’emergere di complesse dinamiche familiari, modifica sensibilmente l’equilibrio della rappresentazione. Pietro, fino a quel momento tratteggiato anche attraverso accenti macchiettistici che ne sottolineano, con una certa ironia, l’immaturità e il legame con la figura materna, viene inserito in un contesto emotivo più gravoso. La rottura della quarta parete, con i protagonisti che si rivolgono direttamente al pubblico per confrontarsi con le proprie ferite e difficoltà passate, sembra voler imprimere alla vicenda una svolta catartica. L’intento è comprensibile, ma il risultato appare meno convincente: anziché approfondire organicamente il percorso dei personaggi, questo passaggio finisce per appesantire la narrazione e incrinare la misura che aveva caratterizzato la prima parte. Oltretutto, il parallelismo di specchi, costruito tra i due personaggi, relativo alle loro difficoltà familiari passate appare un po’ forzato.
In questo slittamento si riflette anche il destino di Basil, la pianta di basilico che Agata e Pietro acquistano per il loro appartamento. Metafora della cura necessaria a mantenere viva una relazione e dell’attenzione verso ciò che spesso rimane inespresso, il suo progressivo deperimento accompagna simbolicamente le difficoltà della coppia. Eppure, proprio come la perde vitalità, anche lo spettacolo, a tratti, sembra smarrire parte della propria forza: la brillante leggerezza iniziale, unita a una incalzante verve comica, lascia spazio a una drammaticità che non sempre trova uno sviluppo altrettanto efficace. Un parallelismo che finisce così per assumere un valore quasi involontariamente emblematico, restituendo l’immagine di una rappresentazione che, pur partendo da intuizioni interessanti e sostenuta da due interpreti convincenti, fatica a mantenere fino in fondo la coerenza e la brillantezza delle premesse.

Nel complesso, lo spettacolo firmato da Valentina Luporini dimostra la capacità di saper raccontare l’amore con ironia e delicatezza, affidandosi a una scrittura intelligente e all’alchimia tra i suoi validi interpreti. Rimane, tuttavia, la sensazione che la seconda parte, nel tentativo di conferire maggiore profondità emotiva alla vicenda, finisca per indebolire proprio ciò che inizialmente rendeva la commedia più efficace: l’equilibrio tra leggerezza, autenticità e riflessione.
________________
Basilico & altri rimedi – Di Valentina Luporini, in collaborazione con Duccio Nobili – Regia: Rose Marie Gatta – Aiuto regia: Duccio Nobili – Con: Valentina Luporini e Cristiano Arsì – Musiche: Valentina Luporini e Diego Rodriguez Puertas – Produzione: Collectif Humagine – Teatro Trastevere 20 e 21 ottobre 2026





