di Ester Campese

Barbara Cirigliano è una fotografa lucana che attraverso i suoi scatti ci riporta alle radici più profonde: la terra. Di mestiere è felice contadina, infaticabile ed energica e ad ogni passo trasmette l’amore per la natura e per i prodotti che essa genera. Questo suo entusiasmo viene fissato attraverso le sue fotografie.

Andiamo alle origini dell’artista: poco più di trent’anni fa il papà le dona la propria macchina fotografica, in occasione del matrimonio della sorella. Da lì in poi Barbara non smetterà più di osservare e mettere a fuoco il mondo dal quel mirino. L’autrice descrive il suo obiettivo: rendere visibile a chi vive lontano dalla Basilicata ciò che l’incanta attraverso l’osservazione della natura e le consuete attività giornaliere. 

Parte da fotografie bucoliche, mostrando la natura e la campagna in cui vive. Nel tempo la sua arte si affina ed evolve, così come il suo modo di rappresentare la sua terra. Sostituisce i soggetti agresti con le prime nature morte rievocando l’epoca seicentesca nell’accezione più tradizionale: fotografa frutta, fiori, oggetti di vario tipo presenti sulle mense. Il genere delle nature morte con le relative tavole imbandite fu infatti molto amato nel ‘600.

I suoi scatti riportano immediatamente ai chiaroscuri caravaggeschi e alle sue soffuse atmosfere. La tecnica dei contrasti di luci e ombre, presenti nei dipinti del Maestro, era da lui utilizzata per creare l’illusione delle forme tridimensionali. Negli scatti della Cirigliano ritroviamo quell’atmosfera intima e il gioco di luci che conduce lo sguardo dove l’artista vuole guidarlo: verso l’oggetto da far risaltare.

Zucche, topinambur, formaggi, peperoncini, cipolle, ceste, taglieri in legno, tutto si trasfigura e assurge a dimensione artistica. Persino lei stessa, talvolta presente nelle foto che realizza con l’autoscatto, diventa parte dell’opera d’arte. Queste suggestive foto riportano anche al periodo d’oro olandese e fiammingo. Sembra infatti di poter osservare i dipinti di un altro grande Maestro quasi contemporaneo del Caravaggio: Vermeer. L’olandese Jan Vermeer seppe anche lui utilizzare scenograficamente la luce nonché riprodurre gli ambienti familiari fissando sulle tele momenti di vita quotidiana. Come non ricordare “La lattaia” o “Donna in azzurro che legge una lettera”.

La potenza degli scatti fotografici della Cirigliano sta proprio nel modo in cui ci vengono trasmessi quei valori antichi e mai passati di moda. Temi quali il lavoro, la famiglia e la serenità nello svolgere le faccende della vita domestica, sono ripresi in queste sue fotografie. Ci viene restituita una dimensione umana e il piacere delle azioni, giornaliere e naturali, in uno scandire del tempo rallentato. Ritroviamo così il gusto di leggere una ricetta, di bere un bicchiere di vino, impastare il pane; azioni svolte all’interno di ambienti sobri e rassicuranti. I suoi scatti cominciano a girare sul web e finiscono su Vogue e l’artista diviene anche protagonista di un interessante servizio su RAI2: “Tutto il Bello che c’è”.

Barbara, nonostante la raggiunta fama, resta fortemente ancorata alla sua amata Lucania e alle sue tradizioni. Le sue gradevoli fotografie sanno trasmetterci la saggezza della semplicità e l’apprezzamento di una vita “normale” fatta anche di condivisione e solidarietà.

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