di Claudio Riccardi

 

La caduta di un corpo ha inizio quando è nel punto più alto e più lontano da terra, ma di solito si ricorda solo il momento finale, lo schianto. Allo stesso modo una perdita, di qualunque tipo essa sia, incomincia in un tempo in cui ancora teniamo (ci-teniamo) e, trattenendo, cerchiamo di farci trovare pronti all’ineluttabile momento del lasciare. Di solito, inutilmente”.

Arriva senza preavviso e si porta via i ricordi. L’Alzheimer bussa alla porta e non se ne va più. La memoria invece svanisce, come una fiammella che lenta si spegne. Tutto torna in mente a spezzoni, sempre più confuso. Si perdono i pezzi, se ne perdono sempre più.

Per fortuna tutto è stato appuntato, trascritto. Su fogli di Scottex, su un’agenda, sulla superficie di cartoni. Ricordi intimi e personali frammisti agli avvenimenti storici dell’Italia e del mondo.

Andato in scena dal 27 al 29 gennaio sul palcoscenico di Fortezza Est, il monologo “Appena prima. Note a margine della memoria” prova ad accendere la luce nell’oscuro vuoto che la malattia di Alzheimer apre come una voragine sempre più grande nella mente di una persona. Per scrivere e mettere in scena questo testo l’intensa Valentina Minzoni ha attinto dal vissuto di sua nonna.

In un viaggio a strappi, senza apparente capo né coda, i tasselli del vissuto familiare e privato vengono ricomposti in abbinamento ai grandi eventi vicini e lontani che sin dai tempi antichi hanno dato forma alla civiltà. Scatoloni piegati a terra, tutti uguali, uno ad uno prendono forma e vengono posizionati a comporre una parete. Senza un senso compiuto. “In scena una donna. Prepara e si prepara. Sistema una vita piccola, da sempre mescolata e nascosta dietro al mondo di fuori, il mondo delle cose importanti”. Trascrizioni a penna, una caffettiera, uno specchio. E un lume acceso: forse la ragione, forse la vita.

I bottoni, i gatti, i pettegolezzi di vicinato, i fatti di famiglia. Ironia e manie. Sorrisi e lacrime. Pensieri a voce alta, lunghi silenzi. “Sono partita da questo, dai suoi buchi e dai miei, e ho costruito quello che ci sta intorno.” Lo spettacolo mette insieme i ricordi trascritti con l’intimo dell’attrice, che insieme a Tania Garribba ha firmato anche la regia.

Una prova coraggiosa e decisamente apprezzata dal pubblico, presente e numeroso alle tre serate. Riscontro positivo per le scelte di calendario approntate da Fortezza Est, centro culturale che si pone come riferimento a Tor Pignattara. Uno spazio che, ricordiamolo, nel tempo è stato lavanderia, chiesa, bisca, sala biliardo, palestra. Ora si presenta come un luogo dove creare, fare rete, stringere sinergie e collaborazioni, coltivare cultura.

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