Oltre 50 Associazioni Culturali chiedono chiarimenti urgenti alla Regione Lazio

CLUB PRIVEE, PALESTRE, RISTORANTI, LOCALI NOTTURNI, ASILI NIDO, MOVIMENTI POLITICI, RELIGIOSI E REDUCI DI GUERRA NEI RISTORI DESTINATI ALLA CULTURA”

Continua la mobilitazione e la richiesta di chiarezza e trasparenza di decine di Associazioni Culturali anche dopo la pubblicazione della seconda graduatoria ‘definitiva’ di LazioCrea, del 7 aprile. Tanti sembrano continuare ad essere i soggetti ammessi e poi esclusi o finanziabili senza averne apparentemente diritto: associazioni sportive, proloco, bande musicali, reduci di guerra, club privee, centri ‘religiosi’, ristoranti ‘vegani’…e tra questi spunta persino un gruppo che si proclama di estrema destra che viene dichiarato ‘ammissibile al finanziamento’ e una associazione con sede extraterritoriale in territorio vaticano, a piazza di Spagna.

Niente di illecito in apparenza ma appare più che legittimo il dubbio che sotto le ‘associazioni culturali’ si nasconda un’Armata Brancaleone lontana dai requisiti previsti dalla Regione.

E’ ancora caos per la CULTUROPOLI ristorativa della Regione Lazio. A dicembre 2020 viene emanato un bando riservato ‘esclusivamente’ alle Associazioni Culturali. Il bando è a sportello, cioè ottiene il finanziamento chi prima invia la domanda via Pec (anche se poi il bando stesso parla di garantire la ‘competitività’ secondo il codice Anac dei Contratti).
Vista la mole di richieste (2079) la Regione chiede un supplemento documentale: fornire le ‘prove’ che nel 2019 l’Associazione ha realmente realizzato almeno 50 giornate di eventi culturali. Ai primi di marzo esce la prima graduatoria ‘definitiva’ (ora sparita e non più reperibile sul sito regionale). Addirittura le prime associazioni ricevono conferma della finanziabilità del ristoro e, in alcuni casi, parrebbe forse anche il pagamento, ancor prima della pubblicazione sul sito di LazioCrea o sul BURL della Regione.
Le Associazioni non ci stanno e protestano, molte singolarmente, altre come le sottoscritte in una class action culturale per difendere il principio di tutela verso le attività culturali, la trasparenza e il merito.

Lamentano che la Regione non ha indicato in graduatoria il nome completo e l’indirizzo delle Associazioni finanziate, i codici fiscali o partite iva, l’ordine cronologico di arrivo delle domande via Pec, senza chiarire chi c’è dietro nomi e cognomi privati. (Nella graduatoria infatti sono presenti anche i nomi di persone fisiche)
Non solo: tra gli ammessi notano con stupore decine di associazioni sportive (che illegittimamente sembrano avere partecipato anche ad altri bandi a loro dedicati), associazioni che si auto-pubblicizzano sul loro sito come birrerie, ristoranti e locali notturni, decine di proloco, nomi di persone fisiche non riconducibili a nessuna associazione, bande musicali, reduci di guerra, insomma quella che sembrerebbe tanto una Armata Brancaleone a caccia di 9000 euro (tale il ristoro per le associazioni con una sede, per quelle senza sede il ristoro è di 5500 euro) che nelle intenzioni della Regione dovevano andare TOTALMENTE alle Associazioni Culturali o di Promozione Sociale.

A questo si aggiunge che alle Associazioni, nonostante le decine e decine di richieste di accesso agli atti garantito dalla legge, ancora non è stato consentito di poter essere messe in condizione di verificare la corretta assegnazione dei ristori.
Oltre alle richieste di accesso agli atti vengono avanzate anche richieste di chiarimento a tutti i consiglieri regionali.
Risponde subito attivamente la consigliera 5stelle DE VITO e in questi giorni il consigliere ex5s BARILLARI che annuncia un esposto in Procura (Marta Bonafoni, lista Civica Zingaretti, programma un incontro zoom con le Associazioni per mercoledì 14 aprile).
Il capo gabinetto di Zingaretti RUBERTI tranquillizza tutti con una lettera: arriveranno altri 2,8 milioni (in origine erano 4 dunque si arriva ad aprile a 6,8milioni) e, scrive, che il bando è frutto di “UN ATTENTO CONFRONTO CON LE ASSOCIAZIONI DI CATEGORIA”. Ci si chiede, chi sarebbero le associazioni di categoria?
Il dubbio sorge spontaneo (essendo un bando a sportello); c’erano ‘associazioni di categoria’ che erano informate prima degli altri del bando-click? E chi non aderisce ad ‘associazioni di categoria’ è stato in questo modo svantaggiato da un bando che dovrebbe mettere tutti in modo imparziale sullo stesso piano di partenza?

Del resto vari Tribunali Amministrativi, richiamando l’art 3 della Costituzione, hanno spesso dichiarato illegittimi i bandi a sportello poiché vi era il sospetto che fossero in palese contrasto con il principio di ragionevolezza e imparzialità. In molti di questi casi è stato infatti proposto il sorteggio o la divisione della somma totale tra tutti gli aventi diritto, criteri più giusti del semplice ‘sportello’.
Dopo le prime rimostranze il 7 aprile 2021 viene pubblicata una seconda graduatoria ‘definitiva’ che “fa sparire” la precedente.
Le Associazioni finanziate aumentano ma i dubbi di regolarità pure. Come le troppe ‘sviste’ sfuggite solo un mese prima: ben 408 soggetti che la Regione si rende conto essere ora ‘senza requisiti’ VENGONO DI COLPO ESCLUSI. Cioè il 20% del totale che dunque non sembra essere stato controllato attentamente prima della protesta delle Associazioni Sottoscritte.

Non viene invece esclusa (potrebbe godere del finanziamento nel caso di aumento ulteriore dei fondi) una associazione che sul proprio sito si proclama ‘un movimento politico’ (con tutta evidenza di un gruppo che più che la cultura sembra promuovere la militanza di estrema destra e che per pochi numeri non ha, ancora, percepito il finanziamento). Ma del resto non sembra essere l’unico movimento politico ammesso stranamente al Bando. Oltre venti sembrano riconducibili a movimenti politici.
Appare più che legittimo chiedersi quindi se questi soggetti potevano partecipare a un bando che chiedeva di essere attivi nella promozione e produzione CULTURALE.
Tra le finanziate, da accertamenti sul web, appaiono poi ‘centri religiosi’, ristoranti e pub (con in bella mostra tavole imbandite e menu a la carte), reduci di guerra, majorettes e club privee che non fanno per giunta mistero sui loro siti di favorire lo scambismo per coppie.
C’è ANCHE chi sembra dividere LA STESSA SEDE a Latina (stesso indirizzo risultante palesemente dal web) ma prende 9000 euro ad Associazione (e la cosa si ripete anche per due palestre con sede a Roma).
In elenco poi, associando i nomi pubblicati in graduatoria ad una ricerca sul web, si possono trovare ‘associazioni diocesane’, guardie riunite, bersaglieri o associazioni dai nomi conosciuti con sede (extraterritoriale) risultante in piazza di Spagna.
Ci sono poi alcune Associazioni prima dichiarate ammissibili con la prima graduatoria e che, dopo la mobilitazione, sono state poi dichiarate non ammissibili.
Appare legittimo anche qui chiedersi quale sia stato il criterio che ha visto cambiare idea a chi di competenza.

Decine i soggetti FINANZIATI che non sembra potessero entrare nella graduatoria riservata alla cultura. Enti sportivi, ma anche le numerosissime Pro Loco o Feste Patronali per le quali risulta difficile immaginare che abbiano potuto svolgere 50 eventi annuali. E poi nomi privati, tra i quali risulterebbe anche uno sceneggiatore, Asili nido, Associazioni di assistenza alla gravidanza e al babysitting, blog enograstonomici che organizzano corsi di sommelier, ristoranti vegani, passioni viventi, bande musicali.
Perchè a nostro parere non potrebbero beneficiare del ristoro? Perchè il Bando parla di “concessione di contributi a fondo perduto in favore delle Associazioni Culturali e delle Associazioni di Promozione Sociale (APS) che siano attive nella promozione ARTISTICA E CULTURALE”.

Dunque legittimamente continuiamo a chiederci e vorremmo avere trasparenza su quale sia stato il criterio per analizzare le richieste giunte a Laziocrea. Le tante ODV (organizzazioni di volontariato finanziate) a che titolo sono state ritenute idonee? Chi fa propaganda politica può ritenersi promuova anche l’arte? Le palestre sono attive nel campo della cultura? A meno che la parola CULTURA diventi un “contenitore” per attività che hanno ad oggetto finalità più disparate.

In data 8 aprile alle Associazioni si rispondeva all’accesso agli atti con la singolare motivazione che ciò che veniva richiesto “può essere verificato all’interno della graduatoria pubblicata”.

Ebbene dalle prime ricerche sommarie sul web (che spettavano e spetterebbero alla Regione non a noi!) risulterebbero: 10 tra pub e birrerie, 4 tra club e locali notturni, 14 ‘festival’, 11 si pubblicizzano come scuole a pagamento, ben 37 sono le Proloco, e altrettanti 36 i circoli sportivi, 8 si occupano di turismo (per il turismo è da poco stato fatto un bando ad hoc), 11 le università per anziani, 9 persone fisiche senza apparente denominazione, 3 gruppi di sbandieratori, 17 associazioni si occupano di politica, 21 di religione, 43 sono bande musicali.

Tantissime le finanziate che appaiono irrintracciabili sul web (ci si chiede nel 2019 dove e come abbiano promosso i 50 eventi nel 2019): alcune di queste ‘fantasma’hanno presentato domanda a pochi minuti l’una dall’altra e sono tutte finanziabili.
Ma non sono le sole; sono centinaia i casi di associazioni che nei motori di ricerca sul web appaiono solo perchè presenti nella graduatoria di LazioCrea. Eppure lo stesso bando chiedeva (ed ha poi richiesto) di allegare locandine, siti internet, pagine facebook e quant’altro dimostrasse di aver realizzato 50 eventi nel 2019.Appare strano che per centinaia di associazioni non esista in rete una sola locandina riferibile a un evento.

Oltre a continuare a chiedere a chi di competenza trasparenza nei criteri che hanno visto la scelta degli aventi diritto, ci chiediamo se non fosse stato meglio distribuire i quasi 7 milioni di euro tra tutte le Associazioni AMMISSIBILI e onorare così l’impegno di sostenere e ristorare in modo trasparente le Associazioni Culturali e le Associazioni di Promozione Sociale (APS) VERAMENTE attive nella promozione ARTISTICA E CULTURALE

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