di Paola Tiriticco

 

Elisabetta Maiorano ha 50 anni ed insegna matematica nel carcere minorile di Nisida a Napoli, piccola isola alle pendici della collina di Posillipo.

Ha da poco perso il marito e cerca un nuovo modo di restare in equilibrio, così come i giovani ospiti del carcere, un luogo dove, forse per la prima volta, i ragazzi riescono a trovare un po’ di libertà ed una possibilità per affrontare la vita.

Almarina (Einaudi) è l’ultimo libro di Valeria Parrella, scrittrice napoletana, arrivata terza al premio Strega (vincitore Sandro Veronesi con Il Colibrì, secondo Gianrico Carofiglio con La Misura del Tempo).

Un libro che è un viaggio attraverso il dolore e verso l’amore, quell’amore universale che ci salva in mezzo alle tempeste della vita, che cambia le nostre esistenze e che è sinonimo di apertura e comprensione.

Il rapporto che si crea, piano piano, tra Elisabetta e Almarina, giovane romena violentata dal padre e fuggita dal suo paese per sottrarsi all’orco, portando con sé il fratellino da cui sarà separata, è un rapporto d’amore, una comunione di forza e di fiducia nel futuro.

Due bolle di solitudine che si incontrano e saranno condivisione, l’inizio di una nuova storia e di nuove possibilità.

Napoli è protagonista nel romanzo, una presenza fisica che Valeria Parrella descrive con uno stile che rapisce fin dalla prima pagina.

Uno stile fatto di sensazioni, di odori e di pensieri, di ricordi che arrivano ad onde ed un presente come sospeso.

La storia si rivela piano piano ma intanto noi siamo già conquistati dal flusso di parole, dalle immagini quasi oniriche che ben si adattano a Nisida, ai giovani ospiti e ai loro già difficili ricordi. Le parole sono come pennellate o tessere di un mosaico, ce ne facciamo trasportare, quasi cullare, e solo alla fine possiamo ammirare il quadro conclusivo.

Nisida ci appare con una nave dove il tempo è sospeso, e dove per assurdo sono sospesi anche i patimenti dei ragazzi, e quelli di Elisabetta che, lasciando la borsa e tutti i suoi averi nella guardiola del carcere, lascia anche i suoi dolori.

In questo spazio fuori dalla città e fuori dalla realtà, l’incontro con Almarina cambia due vite. Le cambia nella disponibilità di entrambe a continuare il cammino insieme e nella semplicità di essersi riconosciute.

E in questo fluire di parole, sensazioni, colori, sapori, ricordi, niente è facile e neanche scontato.  Tuttavia i protagonisti non sono sconfitti, sono guerrieri pacati ma determinati e noi non sappiamo a cosa li porteranno le loro scelte ed i loro incontri, quale sarà il loro destino.

Proprio come nella vita vera, Valeria Parrella rende bene la molteplicità dei sentimenti e delle situazioni.

Facciamo con lei e con i suoi personaggi un tratto di cammino, rapiti dalla scrittura e dalle esistenze di Elisabetta ed Almarina,  e, partendo dai piccoli dettagli, solo alla fine ci rendiamo conto che siamo stati portati in alto, ad ammirare la vita con l’universalità dei sentimenti.

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