All’Appia antica con il mito di Clitemnestra

Sabato 18 giugno ad aprire la rassegna Appia nel mito è stata la storia di Clitemnestra di Luciano Violante e Viola Graziosi per la regìa di Giuseppe di Pasquale.

Una chiesa senza il tetto, quella di San Nicola nel Castrum Caetani sulla via Appia. Una chiesa dunque aperta, pronta ad accogliere il mito greco e le sue storie. Il dramma di Clitemnestra, la vendetta di una madre e il grande amore per sua figlia uccisa dal marito per volere degli dei. Un mito struggente, evocativo della sensibilità degli antichi e della loro spiritualità. Unica interprete è stata Viola Graziosi.

Entrata in scena con abiti malconci, nel procedere della narrazione l’attrice si è a poco a poco trasformata, cambiando d’abito, con un vestito bianco, dignitoso. Una storia che è stata seguita di pari passo dai costumi, dalle luci e dalla scenografia. Degne di elogio la regia e la componente tecnica. La scenografia era divisa in due parti, a sinistra c’erano dei pannelli su cui venivano proiettati dei video evocativi dell’episodio affrontato e dall’altro lato c’era una libreria che ricordava il quadro San Girolamo nello studio di Antonello da Messina. Una citazione raffinata e indovinata, che sono sicuro sia stata recepita dal pubblico, perlomeno anche solo inconsciamente.

Anche le luci, insieme alle proiezioni sono state ben utilizzate per sostenere il patos del racconto. Viola Graziosi ha saputo brillantemente interpretare Clitemnestra, la leggendaria moglie di Agamennone. È stata in grado di trattenere la tensione fino alla fine: il racconto, la rassegnazione, la vendetta e infine l’amara soddisfazione e il sogno di riabbracciare la figlia. Pareva veramente di vedere la nuvola di fumo con le sembianze di Ifigenia. Commovente è stato quell’abbraccio che non c’è stato, frutto dell’immaginazione o dell’illusione.

Lo spettacolo è stato il debutto regionale della Compagnia stabile d’Abruzzo. È lodevole l’impegno di questa compagnia e più in generale la rassegna Appia nel mito in cui è stato inserito questo spettacolo. Quando si fruisce di opere così lontane nel tempo, come in questo caso la mitologia greca, è interessante vedere come vengano recepite dal pubblico. Gli applausi sono stati intensi e la sala – o meglio dire – la chiesa era piena. Le persone che hanno assistito alla rappresentazione erano tutte fortemente immerse nel racconto e “stregate” dalla recitazione di Viola Graziosi.

Di questi miti e del mondo antico, mi colpisce profondamente la distanza che abbiamo con le donne e gli uomini di queste antiche civiltà, ed è bello vedere come questa distanza non sia un limite che ci possa impedire di godere di opere come questa. Una diversa religiosità, una diversa morale ci fanno comunque vedere come dietro a ritualità e forme antropologiche distanti, il dolore di una madre che perde sua figlia sia – in fin de conti – sempre immenso. La rassegna Appia nel mito non poteva aprirsi in modo migliore: storia indovinata, interprete eccellente, regia ben curata. Il favore del pubblico fa ben sperare in una seconda edizione, e noi di Quarta Parete siamo ben lieti di continuare a seguire iniziative di così alto livello.

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