di Tonino Pinto *

 

«Il Cinema era felice, adesso vedo soltanto invidia e cattivi pensieri». Lo ha detto in un’intervista alla collega Arianna Finos di La Repubblica, Giovanna Mezzogiorno figlia del mai dimenticato Vittorio, attrice con la A maiuscola che abbiamo visto crescere ed affermarsi non solo in Italia e non solo al cinema.

Intervista rilasciata in occasione dell’uscita nelle sale del suo ultimo film Educazione fisica diretto da Stefano Cipani, tratto dalla pièce La palestra di Giorgio Scianna con la sceneggiatura firmata dai “Coen” del nuovo cinema italiano, i fratelli Damiano e Fabio D’Innocenzo.

In questo film Giovanna Mezzogiorno veste i panni di una preside in una scuola media di provincia. Nel film recitano con lei attori straordinari come Anna Finocchiaro, Claudio Santamaria e Sergio Rubini.

Ora Giovanna 47 anni e 26 di carriera, una vera “risorsa” di professionalità del nostro cinema, senza mai usare spudoratamente l’etichetta di figlia d’arte, ha cominciato a girare un nuovo film a basso budget dal titolo Amanda e sempre nell’intervista dice: «mi è piaciuto sempre fare film piccoli o opere prime. Una volta io facevo un cinema anche lussuoso, film da dodici settimane di riprese, oggi il cinema ha pochi soldi, c’è’ molta invidia, una volta si respirava un’atmosfera più’ spensierata e felice»

Ha ragione Giovanna Mezzogiorno, ci chiediamo? Certo, non tutti i film sono costruiti da produzioni ricche vedi È stata la mano di Dio del premio Oscar Paolo Sorrentino, che non solo rappresenterà l’Italia alle eventuali nomination agli Oscar di Febbraio 2022, ma si è potuto realizzare, soprattutto grazie al finanziamento della potente Netflix con Amazon il vero nuovo potere produttivo nel mondo, che però produce essenzialmente per arricchire l’offerta a pagamento della sua televisione, concedendo non senza polemiche da parte degli esercenti, l’uscita in anteprima di poche settimane  nei cinema (e non tutti).  In questo senso non c’è dubbio che questo nuovo dualismo produttivo fra il vecchio modo di fare cinema destinato alle sale e quello moderno dettato dalla tecnologia e dal consumo di film in televisione sta cambiando profondamente le regole del gioco a discapito soprattutto di quelle sale di provincia che costituiscono il sale del rapporto fra film e pubblico

Cosi in questo universo in celluloide (oggi nastro elettronico), si cerca di capire cosa fare mentre nel frattempo assistiamo sempre più al massiccio trionfo produttivo delle “serie televisive”, tranne qualche blockbuster destinato a nuove forme di sfruttamento e gli attori, gli sceneggiatori i registi, i costumisti, i truccatori le sarte gli addetti alle luci. Insomma quel mondo di professionalità che facevano brillare di luce e popolarità con i loro film registi come Fellini, Bertolucci, Antonioni, Rossellini, De Sica, Rosi, Lattuada, Lizzani, se vogliono portare a casa la “pagnotta” devono accettare i tempi sempre più stretti;  quello che oggi  produce il “modernismo” produttivo almeno he’ soprattutto gli attori affermati(questo accade da tempo anche ad Hollywood), non decidono di sfruttare la loro bravura e popolarità diventando produttori di se stessi, come sta facendo in questi giorni sul set Claudia Gerini con Tapis roulant”, un film in  uscita nelle sale la prossima primavera in cui l’attrice già protagonista di film miliardari come Viaggi di nozze e Io sono pazzo di Iris Blond, entrambi diretti da Carlo Verdone e poi film internazionali con registi come Mel Gibson, i Manetti Bros, Pieraccioni, Amelio, oggi sempre bella e affascinante ma soprattutto determinata non è solo la protagonista di “Tapi Rulan” ma anche per prima volta nella sua lunga carriera produttrice e regista.

Nel film, ci disse in un’intervista realizzata per la televisione americana, «sono una runner e racconto la mia vita e quella degli altri. Un film difficile ma emozionante che si completa della sceneggiatura scritta da Antonio Baiocco e Fabio Morici». Nel film di Giuseppe Tornatore La Sconosciuta, interpreto il ruolo di una creatrice di gioielli e ho dovuto imparare a gestire la materia, questa volta per il mio Tapis roulant mi sono allenata per mesi come runner e vi assicuro che recitare mentre corri non è facile per nessuno”.  Insomma, niente male per quella ragazzina che vidi per la prima volta in una fotografia che mi mostrò orgogliosa la sua bellissima mamma, mia collega in Rai, dove a soli 13 anni vinse il concorso di Miss Teenager, per poi frequentare la scuola di recitazione con le prime affermazioni in Non è la Rai di Gianni Boncompagni e infine il successo nel cinema. «Tua figlia e tenace», dissi tornando da una trasferta ad Hollywood per seguire gli Oscar. La incontrai ad Hollywood Bulevard mentre con l’operatore riprendevo la vetrina di un negozio di souvenir dove spiaccavano in bella mostra le famose statuette, quando riflessa nel vetro del negozio, imbacuccata in una tuta da ”runner” la riconobbi. «Che ci fai qui?», gli chiesi. “Grazie ai film mi sono pagata uno stage all’Actor Studio di Strasberg e un corso di inglese”.

Brava Gerini, e ne hai fatta di strada, e allora viene da dire cara Giovanna, via i cattivi pensieri, via le invidie, via i cretini e gli ostacoli. «Il cinema non ha inizio né fine. É immortale come l’amore per la vita», diceva Fellini e ne sa qualcosa quel  “birichino” di Clint Eastwood, l’inossidabile che alla bella età’ di 91 anni appena compiuti e 45 film realizzati da regista ha dichiarato presentando il suo ultimo film Cry Macho :«Si, non mi sono ancora stancato di dare pugni ai cattivi».

 

*Giornalista, critico cinematografico e letterario, inviato speciale RAI (TG1, TG2, TG3, TG3 Regionale, Rete Uno, Rete Due, Rete Tre) per Cinema, Spettacolo, Costume. Esperto di Festival e Rassegne Cinematografiche Internazionali.

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