Adolescence e i figli della mascolinità tossica

ttuale e straziante, Adolescence é una delle migliori serie Netflix che vedrete quest’anno.

Estate 2024. La quiete di un piccolo paese nella brughiera inglese viene sconvolta da un triplice femminicidio. A compierlo é il fidanzato ventisettenne di una delle vittime, Kyle Clifford. Poco prima del delitto, l’uomo avrebbe visionato dei video misogini realizzati dal podcaster Andrew Tate. Trascorre relativamente poco tempo e la serie prodotta da Netflix, Adolescence, approda sul piccolo schermo ipnotizzando il pubblico con la sua crudezza. Il tempismo é quasi diabolico. Inoltre, attualmente, il suo contenuto, é al centro di un sentito dibattito politico e culturale. Ma di cosa parla la serie?

L’ispirazione primigenia da cui il prodotto assume forma nasce da alcune riflessioni dell’attore Stephen Graham ( interprete del padre di Jamie, protagonista della serie ) a seguito di alcuni crimini violenti a danno di giovani ragazze perpetuati nel Regno Unito. L’attore avrebbe dichiarato come: “Mi ha davvero colpito il cuore. Ho pensato: ‘Cosa sta succedendo? Come siamo arrivati ​​a questo? Cosa sta succedendo alla nostra società?'”.

Adolescence – composta da quattro episodi dalla durata di circa un’ora ciascuno – narra le ore successive all’arresto di Jamie Miller, un tredicenne inglese, accusato di aver ucciso una compagna di classe. La serie – in maniera piuttosto cruda e sentita – esplora le ragioni che si celano dietro il gesto efferato di Jamie: dalla radicalizzazione dell’odio online, il bullismo, la cultura INCEL.

Girata avvalendosi della tecnica del piano sequenza, Adolescence si configura come una serie claustrofobica, crudelmente autentica e dolorosa da guardare.

Jamie é un ragazzino quieto, figlio di una famiglia ‘normale’, apparentemente avulso dalle contaminazioni del mondo esterno. Eppure, all’interno di quell’abitazione che avrebbe dovuto proteggerlo, Jamie s’é trasformato. L’impatto della cultura INCEL, della misoginia online e la mancanza di educazione affettiva lo conducono a credere che l’unico modo per potersi relazionare con l’altro sesso sia attraverso un’appropriazione violenta.

La storia di Jamie diviene uno studio raccapricciante sulla monosfera dei “red pills“, della misogina regola dell’80 \ 20 ( dove l’80% delle donne sarebbe attratto solamente dal 20% degli uomini ), del movimento MRA ( movimento per diritto degli uomini ) e degli alfa che promuovono una mascolinità tossica che affligge ambo i sessi.

Sarebbe semplice additare Jamie come una mina vagante, uno psicopatico ma, in verità, egli non é nulla di tutto questo: Jamie é un figlio sano del patriarcato. Oculata e giusta la scelta di non mostrificarlo ma rappresentarlo per ciò che é: un ragazzino come tanti. Eppure é impossibile capacitarsene, immaginarselo mentre uccide Katie, ci si interroga chiedendosi cosa possa essere andato storto.

La sceneggiatura abilmente scritta da Graham e Thorne si addentra quindi all’interno di questi temi ponendoci davanti ad un monito inquietante. Concludendo con le parole di Stephen Graham: «Speriamo di porre la questione abbastanza bene da far sì che inneschi una conversazione tra genitori e figli».

Adolescence (Miniserie televisiva) – Regia di Philip Barantini – Ideatore: Jack Thorne, Stephen Graham – Sceneggiatura: Jack Thorne, Stephen Graham – Con: Stephen Graham, Owen Cooper, Ashley Walters, Erin Doherty, Faye Marsay, Christine Tremarco, Amélie Pease – Scenografia: Adam Tomlinson – Musiche: Aaron May, David Ridley – Costumi: Jessica Schofield – Fotografia: Matthew Lewis – Produttore: Jo Johnson – In onda dal 13 marzo su Netflix

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