Amico delle nuvole: Tony Dallara e quel romanticismo che si fece forza.
Il 16 gennaio 2026, con la scomparsa di Tony Dallara all’età di 89 anni, l’Italia ha perso non solo un artista, ma il custode di un’emozione collettiva. Eppure, il suo addio non spegne affatto quel momento preciso nella storia del costume italiano in cui il romanticismo cambiò improvvisamente voce, smettendo di essere solo il sussurro dei cliché melodici per trasformarsi in un grido vibrante, un’esplosione di gioia e di desiderio che rompeva con forza gli argini della tradizione.
Era il 1960 quando sul palco di Sanremo saliva un giovane milanese d’adozione, fiero delle sue radici molisane e dotato di un’energia contagiosa. Con la vittoria della celebre Romantica (Rascel–Verde), l’Italia intera scoprì un modo nuovo di sognare: un sentimento che non appariva mai banale o artefatto. Si trattava di un romanticismo d’altri tempi eppure modernissimo, vibrante, semplice e genuino proprio come quel giovane interprete che sapeva passare dal sussurro al “grido” con una naturalezza disarmante, portando con sé non solo una canzone, ma uno stato d’animo profondo.
In un Paese che correva veloce verso il boom economico, tra fabbriche che nascevano e città dai volti nuovi, le sue note offrivano un rifugio necessario. Dimostravano che il progresso non doveva necessariamente soffocare il sentimento, elevando Dallara a capofila degli urlatori pur mantenendo un’anima poetica. Oggi, riascoltando quei successi senza tempo, ci si rende conto che la sua forza risiede proprio nella sua autenticità, poiché gli italiani di ieri si sono riconosciuti in quella voce che sapeva dare volume ai battiti del cuore. E, forse, anche gli italiani di oggi, sommersi dai rumori digitali, sentono ancora il bisogno di quella medesima purezza.
Tony Dallara ha dimostrato concretamente che il romanticismo non è affatto fragilità, ma rappresenta una forma di resistenza e la scelta consapevole di difendere la propria capacità di emozionarsi in un mondo che corre costantemente altrove. Difatti, in quel testo così celebre che ha segnato un’epoca, il romanticismo diventava un elemento della natura, una stella o un raggio di sole, facendoci sentire un po’ più simili a un popolo di sognatori capace di trovare la bellezza nelle cose più semplici. La sua è un’eredità che continua a vibrare ogni volta che qualcuno decide di alzare lo sguardo e, per un momento, diventare di nuovo “amico delle nuvole”.





