di Tonino Pinto *

 

Non si spegne l’eco per la scomparsa a Los Angeles di Larry King, “il Maestro del talk che amava le bretelle” hanno titolato i giornali. ”Il Re delle interviste” che per anni alla CNN in  rigorosa diretta televisiva da New York, ha fatto la storia della  televisione d’inchiesta e non solo in America. Il “Larry King Live” infatti è andato in onda sulla CNN per oltre 25 anni fino al dicembre del 2010.

Nel corso della sua carriera Larry King, pseudonimo di Lauren Harvey Zeiger, nato a New York il 19 novembre del 1933, morto a Los Angeles di Covid il 23 gennaio di questo 2021, ha intervistato oltre 30.000 persone, una carriera cominciata nel 1957 come disk jockey presso una stazione radio di Miami Beach in Florida, inventando per la televisione uno stile personale unico che si esprimeva nell’accattivante capacità’ di coinvolgere gli ospiti, riuscendo nell’abile compito di farli rilassare e dimenticare per un momento la loro stessa popolarità’.

Il primo ospite fu l’attore Bobby Darin seguito da volti noti come Jerry Lewis e Frank Sinatra. Numerosi anche gli uomini politici come il leader Sud Africano e Premio Nobel Nelson Mandela, che lo invitò perfino a casa sua. Tutti i Presidenti degli Stati Uniti da Gerard Ford a un giovanissimo emergente Trump che lo sarebbe diventato in seguito, Clinton, Bush padre e figlio, Obama. Da Gorbačëv a Yasser Arafat, da Putin a Tony Blair.

Larry intervistò perfino Mahmud Ahmadinejad, nonostante le grandi tensioni tra Stati Uniti e Iran.  “Gheddafi” disse ad un cronista, ”fu l’ospite peggiore”.  Dal 1985 al 2010 il “Larry King Live” demolì tutti i record d’ascolto della televisione americana, insomma un vero campione di passione, di curiosità, talento, telegenia, furbizia nel captare la notizia o l’evento, affascinato da sè stesso come capita a chi deve convivere con la propria popolarità. Tutti lo hanno considerato un maestro e felici come ospiti di andare a trovarlo: dal Dalai Lama a Marlon Brando, che alla fine dell’intervista, faccia a faccia lo baciò sulla bocca.

Larry King si sposò otto volte e da questi matrimoni ha avuto cinque figli fra cui Andy e Chaia, deceduti per complicazioni mediche nel 2020. Le note biografiche di Larry King dicono che è stato anche attore impersonando se stesso in numerosi film. Una volta seppur brevemente, a New York gli chiesi se conosceva l’Italia. Mi rispose che era stato a Napoli e a Positano e che amava i film del neorealismo.

Forse, anzi sono sicuro che la sua vita come quella di un altro idolo delle folle della televisione americana, quella in bianco e nero, sarebbe potuto diventare un film, diretto magari da George Cloney. E così fu! Nel 2005 Clooney, presentò in concorso alla Mostra del Cinema di Venezia il suo secondo film come regista, naturalmente in bianco e nero dal titolo “Good Night and Good Luck”, la vera storia  del celebre giornalista Edward R. Murrow anchorman della CBS che alla fine delle sue interviste che conduceva in maniche di camicia, salutava il pubblico al termine del programma guardando dritto in favore di la telecamera con “Good night and Good luck”. Quel giornalista contribuì’ a distruggere il maccartismo

 Il film per la cronaca vinse a Venezia l’Osella D’Oro per la sceneggiatura e la Coppa Volpi per l’interpretazione all’attore David Strathairn, poi ebbe ben sei nomination agli Oscar: per la regia, l’interpretazione, la fotografia, la scenografia, la sceneggiatura e come miglior film a Grant Heslow.

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