di Claudio Riccardi

 

L’attesissimo quarto appuntamento con i “Tre Barba” ha rispettato in pieno le attese. Anzi, a giudicare dal visibilio tra gli spettatori, nelle tre repliche a Fortezza Est, si è andati ben oltre.

Dopo  Così fan tutte Il barbiere di Siviglia e Rigoletto, dal 17 al 19 febbraio la lirica irriverente de I Tre Barba ha fatto ritorno a teatro con Don Giovanni. Nuovo spettacolo in perfetto stile pop ma fedelissimo  al ‘700 di Mozart e Da Ponte, capolavoro di immensa densità, punto d’inizio del loro percorso.

“I Tre Barba”, al secolo Lorenzo De Liberato, Lorenzo Garufo e Alessio Esposito, si propongono di far conoscere la lirica e le sue opere, oggigiorno perlopiù sconosciute o poco apprezzate. I tre attori recitano quasi del tutto integralmente i libretti, alternando battute e intermezzi musicali, arrangiando le arie più celebri delle due opere. Rigorosamente in coro, a cappella, senza l’ausilio di alcuno strumento musicale.

Il Don Giovanni messo in scena a Fortezza Est non è il classico “latin lover”, dalle conquiste infinite, irresistibile e indefesso conquistatore di sottane e traditore impenitente. O meglio raggiunge sì l’obiettivo… ma senza note di fascino e abilità seduttive. E’ un cialtrone, goffo e fanfarone, si autoconvince di abilità che invece gli mancano. Le donne intorno lui si ribellano, lo scacciano, spesso si prendono gioco di lui. Tutte tranne l’isterica Elvira, davvero innamorata del maldestro Don Giovanni e che si sente investita dalla possibilità di redimere un uomo che è altro rispetto a quello che si illude di poter essere. A reggergli il gioco vi è solo Leporello, condannato anche lui a sprofondare in questo ginepraio di malintesi e comportamenti mascalzoni.

Un carnevale oscuro, maschere chiamate a reggere un gioco. I Tre Barba, letteralmente “mangiandosi” il palcoscenico, si immergono nella finzione, contaminano l’opera, in direzione via via più marcata verso il ridicolo, dove la lirica degli impostori prende il sopravvento.

In questo strano guazzabuglio – di musica e parole, di travestimenti e riferimenti – si definisce un format teatrale preciso e codificato che porta in sé il senso del musical. Si ride e di gusto, ci si sente sospesi tra un passato di nobili sentimenti e un contemporaneo disilluso. Ma c’è dell’altro: usciti dalla sala si ha pure l’impressione di essere andati all’opera (di Torpignattara).

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