A difesa dell’ÈPOS

O vento che commemori passate

moltitudini e fasti inceneriti,

o tempo contro cui non c’è riparo:

mi riduco al silenzio, nell’attesa

purissima dell’ombra che già stende

sui vivi un lembo della notte eterna.

Forse è quest’ombra tragica sospesa

sul ciglio della notte che fa illusi

gli uomini di conoscersi e di amarsi,

naufraghi nel silenzio dei millenni.

(Giovanna Bemporad)

È con questo Epilogo che termina “Esercizi. Vecchi e nuovi” di Giovanna Bemporad ed è con il magnifico ricordo della grande poetessa e traduttrice, che si apre una delle ultime repliche di “ÈPOS – Iliade, Odissea, Eneide”. Lo spettacolo è, infatti, parte delle celebrazioni per il centenario della sua nascita ma è, ancor di più, parte integrante del tentativo collettivo di non lasciare che l’oblio divori le pagine scritte della nostra storia.

Un intento comune, potremmo dire, e già proprio dell’epica stessa che, fin dalle sue origini, è pensata come il frutto del bisogno tutto greco di non dimenticare la propria identità, di strappare alle fitte trame degli eventi l’essenza stessa della felicità. Trama che vediamo ritornare non soltanto nella narrazione delle vicende dei protagonisti più celebri della poesia epica come Ettore e Achille, Circe e Ulisse, Enea e Anchise; ma anche nelle scene sapientemente ideate dal regista Vincenzo Zingaro. Sul fondo scena vediamo quindi fitte trame metalliche che, grazie a giochi luminosi di Giovanna Venzi, e alle pervasive suggestioni musicali di Giovanni Zappalorto appaiono talvolta come fiamme sacre o infernali, altre come nuvole olimpiche e, persino, come scogliere rocciose.

E se, a ben vedere, tutta la cultura greca (come, in parte, quella romana) non è che un antidoto – nel senso duplice del termine greco pharmakòn da cui deriva – al pòlemos, alla guerra, allora comprendiamo come al fondo del gesto della rammemorazione dell’antico che anima “ÈPOS“, ci sia qualche cosa di più che una semplice rievocazione.

L’intento che guida Vincenzo Zingaro nella sua ideazione di “ÈPOS” è la difesa della parola poetica, resa qui con uno spettacolo che si dimostra fedele alla tradizione antica, nell’impiego della musica e del canto come forme assolutamente integrate e in cui il senso è interamente delegato alla voce anziché ai corpi. Coro di voci in cui canto e parola recitata si alternano e dove la grande poesia fa sì che netta sia la predominanza delle descrizioni, della forza dei sentimenti, dell’irrazionalità che minaccia – spesso e volentieri grazie al femminile, qui reso energicamente da Annalisa Amodio e Sina Sebastiani – la nostra salvezza collettiva e individuale.

ÈPOS” è un’operazione che fa del ricordo un’azione pedagogica, sulla scorta di quella che è la ripresa tanto italiana quanto, direi, più che altro tedesca dell’antico e che fa capo a quella prospettiva che tiene insieme, per riprendere le parole di Bruno Snell, “La cultura greca e le origini del pensiero europeo”.

ÈPOSILIADE, ODISSEA, ENEIDETeatro Arcobaleno dal 28 aprile al 7 maggio

di Omero e Virgilio

Diretto ed interpretato da Vincenzo Zingaro

Con Annalisa Amodio, Sina Sebastiani, Piero Sarpa

Giovanni Zappalorto (tastiere); Debora Guerrini (tastiere); Francesca Salandri (flauti); Rodolfo Demontis (percussioni)

Musiche Giovanni Zappalorto   Disegno Luci Giovanna Venzi

Teatro Roma
Elena Salvati

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