Un viaggio nella terra della memoria
Nel 2003 Kasia Smutniak e Pietro Taricone intraprendono un lungo viaggio in Nepal, nella regione del Mustang, a confine tra il Tibet e l’Himalaya, nel lontano Oriente. Con indosso solo uno zaino spalla e una piccola telecamera portatile, si promettono di tornarci nuovamente per rivivere quel percorso e ritrovare quei paesaggi magari con nuovi occhi e con l’obiettivo preciso di far rinascere quei territori locali e le loro culture.

La vita purtroppo però non è stata gentile con Pietro Taricone che nel luglio del 2010 lo porta via dopo un lancio paracadutistico ed allora ogni progetto viene lasciato sospeso, dando voce e spazio soltanto al dolore della perdita, soprattutto di quello della Smutniak che si ritrova sola a crescere la loro unica figlia, Sophie. Il lutto però non ha impedito alla giovane attrice di rimanere sempre in contatto con quella comunità, cercando di tenere viva quella fiamma che portava il nome di un progetto costruito con Taricone anni prima.
Col passare del tempo, la ventenne Sophie sfoglia l’album dei ricordi di quel viaggio organizzato in Mustang e decide di continuare quel percorso iniziato dai suoi genitori quando avevano più o meno la sua età: impugna la telecamera del padre ancora funzionante e inizia a girare il Mustang, ripercorrendo gli stessi passi dei due intrepidi viaggiatori. E’ lei il gancio comunicante tra l’itinerario del passato e il percorso verso il futuro, scoprendo non solo se stessa, ma un popolo remoto che sembra esser poco conosciuto e ricongiungendosi con qualcosa che ha perso e che non ha avuto occasione di conoscere. Nell’archetipo classico dell’eroe, il viaggio non è mai un semplice spostamento geografico, ma un percorso intimo, scandito dalla fatica e dalla perdita, necessario per riscoprire la propria identità più profonda. È la stessa traiettoria umana e spirituale intrapresa da Kasia Smutniak che, dopo la scomparsa di Pietro Taricone, ha scelto di raggiungere le terre remote del Mustang per onorare una promessa condivisa. L’obiettivo non era solo ricordare, ma edificare qualcosa di duraturo, dando vita, insieme alle preziose collaboratrici locali e attraverso la Pietro Taricone Onlus, la Ghami Solar School. Le immagini che accompagnano questo cammino restituiscono una geografia vertiginosa, dove gli immensicanyon d’argilla e roccia ramata richiamano i paesaggi del Colorado, per poi scontrarsi all’improvviso con la monumentalità dell’Himalaya e delle sue cime innevate, testimoni silenziose di una natura ancestrale.
Il racconto visivo vive di un continuo montaggio alternato tra passato e presente, creando un ponte temporale in cui i luoghi esplorati nella spensieratezza della giovinezza con Taricone dialogano con le inquadrature attuali. Il tempo ha scavato la pietra così come ha trasformato le esistenze, un passaggio generazionale reso evidente dalla presenza della figlia Sophie, ripresa prima da bambina e poi da giovane donna che compie il proprio cammino in solitaria, riannodando i fili della memoria paterna. Eppure, oltre l’omaggio intimo, il cuore della narrazione pulsa attorno alla gente del posto, alla grazia disarmante dei loro sorrisi e alla custodia di una cultura e di una filosofia buddhista millenarie, oggi minacciate dal rischio concreto dell’estinzione.
La risalita verso la scuola parte dai fondivalle nepalesi per addentrarsi gradualmente nell’antico Regno di Lo, trasformando la polvere dei sentieri in una meditazione ad alta quota. Tuttavia, ogni promessa porta con sé un prezzo da pagare e deve fare i conti con la realtà. Le aule della scuola si scontrano con gli effetti drammatici del cambiamento climatico, con sorgenti che inaridiscono e inverni che mutano, costringendo intere famiglie a migrare e lasciando la struttura con un numero sempre più esiguo di iscrizioni. Davanti al rischio di vedere un sogno svuotarsi del suo futuro, le lacrime e la sofferenza di Kasia Smutniak non restano trattenute, manifestando lo sconforto di chi si misura con l’imponenza dell’abbandono e dell’inesorabile scorrere degli eventi.
A rischiarare questo senso di impotenza interviene infine un’antica leggenda del luogo, secondo cui nessuna cosa è destinata a perdersi, ma ogni elemento è suscettibile alla trasformazione. In questa visione, la sofferenza non è una fine, ma un passaggio di stato: il dolore per un’assenza è diventato conoscenza condivisa e dignità per i bambini che hanno varcato quelle soglie. Anche se le mura della scuola dovessero un giorno arrendersi al vento e allo spopolamento dell’altopiano, l’essenza dell’opera rimarrà intatta. L’eroe non compie il proprio viaggio per sconfiggere il tempo o per dominare il destino, ma per apprendere la grazia più difficile dell’impermanenza: accettare che ogni gesto d’amore muti la sua forma terrena per disperdersi nell’aria sottile della montagna, continuando a vivere per sempre nello sguardo di chi resta.
Kasia Smutniak ha spiegato che per anni non è riuscita a trovare la chiave giusta per montare il film, poiché temeva di rendere questa storia con un taglio “troppo personale”. Ed è così che è nato il loro documentario Mustang, presentato al Rome Film Fest in questa seconda settimana della Festa del Cinema di Roma.

È stata proprio Sophie a spingerla a superare questo blocco e ad abbracciare la dimensione intima della memoria familiare e a trovare una chiave di sintesi e di congiunzione con il loro passato familiare.
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Mustang – Regia Kasia Smutniak – Sceneggiatura Kasia Smutniak, Marella Bombini – Con Kasia Smutniak (Soggetto principale), Sophie Taricone (Voce narrante e co-protagonista), Pietro Taricone (Presente attraverso filmati d’archivio storici del 2003), Kunzom Thakuri (Referente locale della comunità in Nepal) – Fotografia Paolo Pisacane – Montaggio Ilaria Fraioli – Musiche Originali Lorenzo Tomio – Montaggio del Suono Gianfranco Marongiu – Produttori Domenico Procacci, Laura Paolucci, Kasia Smutniak – Una produzione Fandango in associazione con Luce Cinecittà – In Collaborazione con Associazione Pietro Taricone Onlus, con il sostegno dell’Unione Buddhista Italiana – Realizzato con il contributo del Ministero della Cultura (MiC) – Distribuzione Italiana e Internazionale Fandango Distribuzione / Fandango Sales – 2026 – Rome Film Fest – dal 13 al 25 ottobre – Presentato al Rome Film Fest il 20 ottobre e dal 23 novembre 2026 al cinema
Foto – © Ufficio Stampa





