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Walter Veltroni alla Festa del Cinema di Roma con la Gialappa’s Band

Un documentario sul trio che ha rivoluzionato il linguaggio comico e televisivo.

Nella sezione Special Screenings della 21ª Festa del Cinema di Roma arriva L’assurda storia della Gialappa’s Band, diretto da Walter Veltroni, che firma anche la sceneggiatura insieme a Gianluca Berardi, Martino Migli e Herbert Simone Pargnani. Il film è prodotto da Attilio De Razza e Nicola Picone, in collaborazione con Anna Foglietta e Paolo Sopranzetti. Una produzione Tramp Limited in associazione con Medusa Film e in collaborazione con Blu One Lab. 

Il documentario parte quarant’anni fa dagli esordi su Radio Popolare e arriva allo sbarco su Mediaset, dove il trio ha rivoluzionato il linguaggio televisivo, lanciato molti volti della comicità italiana e influenzato anche la comunicazione calcistica. I protagonisti sono Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto, affiancati da un cast corale dei talenti che hanno scoperto e valorizzato. Tra loro Antonio Albanese, Aldo, Giovanni e Giacomo, Claudio Bisio, Paola Cortellesi, Fabio De Luigi, Luciana Littizzetto, Neri Marcorè, Alessia Marcuzzi, Teo Teocoli, Simona Ventura, Michele Foresta, Maccio Capatonda ed Elio e le Storie Tese. La fotografia è di Davide Manca, il montaggio di Giogiò Franchini e Riccardo Giannetti, le musiche di Vittorio Cosma. Per Veltroni il film arriva dopo documentari come Quando c’era Berlinguer e Ora tocca a noi – Storia di Pio La Torre.

Una bellissima riscoperta di una pagina della storia televisiva italiana che ha rallegrato le case degli italiani e dato una spinta a nuove modalità del linguaggio comico, nonché apprezzabile indagare a fondo sui meccanismi che compongono lo spettacolo comico, arte fatta di scansione di tempi precisi, che richiede una grande tecnica di improvvisazione mista a preparazione millimetrica, di tempi e di parole, e molto spesso declassata ad “arte di serie B” rispetto alle prove attoriali tragiche.

Il film è una bella riscoperta di una pagina della storia televisiva italiana, che ha rallegrato le case degli spettatori e aperto la strada a nuovi modi di fare comicità. A raccontarla sono tre autori che per quarant’anni hanno fatto ridere il Paese senza mai mostrarsi in volto, affidandosi solo alla voce. Ma è anche l’occasione per indagare a fondo i meccanismi dello spettacolo comico: un’arte fatta di tempi precisi, che richiede una grande tecnica di improvvisazione unita a una preparazione millimetrica, nei tempi come nelle parole. Un lavoro di enorme complessità che troppo spesso viene declassato ad “arte di serie B” rispetto alle prove attoriali drammatiche, e che il documentario restituisce invece in tutta la sua dignità.

A raccontare il davanti e il dietro le quinte del «matto trio» sono i compagni di strada che hanno lavorato con loro per pochi anni, per molti o per una vita intera: da Aldo, Giovanni e Giacomo a Claudio Bisio, da Luciana Littizzetto a Paola Cortellesi, da Teo Teocoli a Simona Ventura. Nessuna carta resta coperta: ci sono i successi e i fallimenti, i rapporti che hanno retto, quelli che si sono spezzati e quelli che, dopo la rottura, sono stati ricostruiti. A distanza di tanti anni, tutto viene guardato come un semplice dissapore fanciullesco, con allegria. Un coro di voci così ampio permette di scoprire a 360 gradi il lavoro e la vita dei Gialappi, tra ciò che il pubblico ha visto e ciò che è sempre rimasto fuori dall’inquadratura.

Resta qualche perplessità sulle sequenze fotografiche scelte tra interviste e materiali d’archivio di Mai dire Gol. Non è chiaro, ad esempio, l’accostamento di immagini lontane tra loro, da Paolo Borsellino a Silvio Berlusconi. La presenza di quest’ultimo è comprensibile, in quanto fondatore dell’universo Italia 1, e il film è peraltro prodotto da Medusa, società del suo stesso gruppo. Sfugge invece il senso delle scene di Charlie Chaplin, soprattutto in chiusura. Il film resta però la storia di un progetto capace di resistere per tanto tempo: un mondo circense di personaggi privi di razionalità e fuori dalla realtà, ma che dalla realtà provengono, e che proprio nella loro irrazionalità trovano il modo di sopravvivere.

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L’assurda storia della Gialappa’s Band – regia di Walter Veltroni – sceneggiatura di Gianluca Berardi, Martino Migli, Herbert Simone Pargnani e Walter Veltroni – fotografia di Davide Manca – montaggio di Giogiò Franchini e Riccardo Giannetti – musiche di Vittorio Cosma – con Giorgio Gherarducci, Marco Santin e Carlo Taranto, e con Antonio Albanese, Aldo Baglio, Claudio Bisio, Marcello Cesena, Paola Cortellesi, Fabio De Luigi, Gioele Dix, Gerardo Sergio Ferrentino, Walter Fontana, Michele Foresta, Max Giusti, Giorgio Gori, Paolo Hendel, Ellen Hidding, Luciana Littizzetto, Brenda Lodigiani, Maccio Capatonda, Neri Marcorè, Alessia Marcuzzi, Ubaldo Pantani, Francesco Paolantoni, Giacomo Poretti, Giovanni Storti, Mauro Suma, Teo Teocoli, Simona Ventura, e con Cesareo, Elio e Faso – prodotto da Attilio De Razza e Nicola Picone, in collaborazione con Anna Foglietta e Paolo Sopranzetti, per Tramp Limited, in associazione con Medusa Film, in collaborazione con Blu One Lab – distribuito da Medusa Film, nelle sale dal 22 ottobre – Festa del Cinema di Roma 2026 sezione Special Screenings – presentata il 20 ottobre in Sala Sinopoli, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, Roma

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