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Quella polvere d’amore che fa rumore

L’amore manipolatorio tra padre e figlia

La prima settimana del Rome Film Fest è andata, ma è fortissima l’attesa per il film El ser querido del cineasta spagnolo Rodrigo Sorogoyen con un cast inedito tra due generazioni con la contaminazione attoriale dell’interpretazione dell’ormai affermato Javier Bardem e la giovane Victoria Luengo.

Javier Bardem e Victoria Luengo

E’ la storia di un amore complesso, prevaricatorio tra un padre, Esteban Martínez, un regista ingombrante, affermato e di grande successo e sua figlia, l’attrice Emilia Vera, che fa fatica ad emergere senza liberarsi dell’ombra paterna. Il regista decide di scritturare sua figlia per girare un film a Fuerteventura sulla questione coloniale spagnola del Marocco per rompere il silenzio lacerante che ormai persiste nel loro rapporto familiare, ma questo gesto non basta a risanare vecchie ferite.

L’alta tensione tra Javier-Luengo si avverte da subito e fa scintille soprattutto in momenti in cui si trovano ad esser “testa a testa”, l’uno di fronte all’altro, dove uno agisce e l’altro subisce, in una forma di sopruso costante e irrisolvibile. Quello che emerge è l’interpretazione istrionica e carismatica di Bardem contro la recitazione trattenuta, affilata e sofferente di Luengo e diventa sottile la differenza tra realtà e rappresentazione, trasformandosi in un film nel film senza via di uscita. Questo confronto iniziale si sviluppa con un incedere tipicamente pinteriano, partendo da convenevoli quotidiani e frasi di circostanza che fungono in realtà da sonde psicologiche: man mano che affiorano le vecchie ferite, il padre ribalta sistematicamente la realtà, facendo ricadere ogni colpa su Emilia e costringendola paradossalmente a scusarsi per il solo fatto di manifestare le proprie sofferenze.

La figura paterna si insinua nelle fragilità della ragazza, sindacando sul suo stile di vita e sui suoi vizi con il pretesto di prendersene cura, ma perseguendo un controllo totale che la giovane tenta subito di respingere. La vendetta dell’uomo si sposta allora sul set vero e proprio, dove la violenza psicologica diventa pubblica: Esteban umilia Emilia davanti a tutta la troupe, instaurando un clima di terrore e compiacenza che isola la figlia dal resto dei colleghi. La ferita più profonda risiede nella sistematica cancellazione dell’esistenza stessa di Emilia, una figlia fantasma che non compare neppure nelle biografie ufficiali del padre, dove figurano solo gli altri due figli. Di fronte alle richieste di chiarimento e al bisogno di verità della ragazza, Esteban tenta prima la fuga retorica dietro fumose dichiarazioni d’amore universale, per poi cedere, una volta messo alle strette, ammettendo i danni irreparabili causati dalla sua assenza.

A scandire questa spietata dinamica relazionale contribuisce una scelta visiva marcata e frequente: continui inserti in bianco e nero che si alternano al colore della finzione cinematografica, configurandosi come veri e propri a parte cinematografici, scorci di pensieri inconfessabili e momenti di riflessione solitaria che svelano gesti, esitazioni e crolli intimi che non dovrebbero appartenere alla scena pubblica. L’opera si allontana così da qualsiasi consolatoria riconciliazione familiare, lasciando emergere la lucida consapevolezza di una figlia che comprende di doversi allontanare definitivamente dalla figura paterna per sottrarsi a una distruzione annunciata.

Javier Bardem, Victoria Luengo e Raúl Arévalo

Il film non è altro che la dimostrazione dell’esercizio del potere e del narcisismo esercitato nell’arte e di come molti sentimenti e traumi non ancora metabolizzati possano diventare scambio di merce buoni per una sceneggiatura. El ser querido ricorda molto le sfumature di un rapporto ormai frantumato tra un padre-regista cinematografico e una figlia-attrice del film svedese Sentimental Value, anche se il tema è di carattere universale dove chiunque abbia avuto ferite laceranti nel rapporto paterno può comunque riconoscersi.

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El ser querido – Regia Rodrigo Sorogoyen – Sceneggiatura Rodrigo Sorogoyen, Isabel Peña – Con Javier Bardem (Esteban Martínez), Victoria Luengo (Emilia Vera), Marina Foïs (Marina), Raúl Arévalo (César),Melina Matthews (Bárbara), Mourad Ouani (Bilal) – Fotografia Álex de Pablo – Montaggio Alberto del Campo – Colonna Sonora / Musiche Originali  Olivier Arson – Scenografia Curru Garabal – Costumi Paola Torres – Suono Aitor Berenguer, Fabiola Ordoyo – Case di Produzione Caballo Films, Le Pacte, Arcadia Motion Pictures – In associazione con Movistar Plus+, RTVE, ICAA – Produttori Eduardo Villanueva, Rodrigo Sorogoyen, Sandra Hermida, Jean Labadie – 2026 – Rome Film Fest – dal 13 al 25 ottobre – Presentato al Cinema Giulio Cesare il 18 ottobre e dal 12 novembre 2026 al cinema.

Foto – © Ufficio Stampa

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