Ruth Beckermann con Wax & Gold approfondisce la controversa eredità di Haile Selassie.
Alla Festa del Cinema di Roma viene presentato Wax & Gold, scritto e diretto da Ruth Beckermann, che firma anche la produzione con la sua Ruth Beckermann Filmproduktion. Per la regista viennese si tratta dell’ultimo lavoro dopo Mutzenbacher e Favoriten, presentati entrambi alla Berlinale nella sezione Encounters, mentre questo film ha avuto la sua anteprima mondiale a Berlino, nella sezione Berlinale Special. Il film è coprodotto con l’Italia da Citrullo International e Rai Cinema, la fotografia è di Johannes Hammel e il montaggio di Dieter Pichler.

Nel fotogramma, i concierge Temam Mamo e Dawit Nigussie.
Il punto di partenza è The Emperor di Ryszard Kapuściński, il libro sul crollo della corte di Haile Selassie, mai tradotto in amarico: Beckermann ne fa tradurre alcuni passi e li affida alla lettura di dipendenti dell’hotel e giovani studenti, intrecciandoli ai materiali d’archivio sull’imperatore e agli incontri nell’Hilton di Addis Abeba, da lui voluto negli anni Sessanta, che per la regista diventa un moderno palazzo. Tra i protagonisti ci sono il CEO Claus Steiner, i concierge Temam Mamo e Dawit Nigussie, Hannah Mariam Meherete Selassie, parente dell’imperatore, il suo servitore personale Ato Eshetu e i musicisti Samuel Yirga e Marino Formenti. Il titolo richiama la tecnica dell’amarico del “cera e oro”, in cui si dice una cosa per intenderne un’altra, e dà il tono a un film che mette di continuo in tensione vero e falso, familiare e straniero.
In un passaggio del film, una mano scrive su un pezzo di carta che quello che stiamo guardando non è un documentario. L’affermazione si intreccia alle parole della voce narrante di Beckermann, che dichiara di trovarsi lì per girare un film su questo, ma intanto racconta il processo mentre lo compie, in una sorta di metacinema sospeso tra documentario e finzione. La regista nega in camera che si tratti di un documentario, ma di fatto lo è, o almeno possiamo ricondurlo al genere del docufilm. Il gioco di smentite richiama il titolo, il “cera e oro” dell’amarico in cui si dice una cosa per intenderne un’altra, e le opposizioni tra fiction e non-fiction, vero e falso, familiare e straniero che attraversano tutto il film. Lo stesso impianto, con la voce narrante della regista in primo piano, Beckermann lo aveva già sperimentato in A Fleeting Passage to the Orient, che definisce un film essay simile a questo.
L’impianto estremamente interessante della modalità narrativa cade completamente sul ritmo quasi immobile e sul tono particolarmente monotono con cui la voce narrante esprime, tra un silenzio e l’altro, che rende il seguire e comprendere un argomento già difficile e delicato con ancora più fatica, in un tentativo di divulgazione a mio avviso fallito.
L’impianto narrativo di Wax & Gold è senza dubbio di grande interesse, ma finisce per cedere sotto il peso del ritmo e del tono scelti per la voce narrante. La lentezza quasi immobile dell’incedere, la monotonia dell’intonazione e i lunghi silenzi che separano un intervento dall’altro rendono faticosa la fruizione di un tema già di per sé complesso e delicato, come la storia dell’Etiopia e l’eredità controversa di Haile Selassie. Il risultato è un’opera che, pur ambiziosa nella sua struttura a metà tra documentario e riflessione metacinematografica, non riesce a trasformare la propria ricchezza di spunti in un percorso di comprensione davvero accessibile. A mio avviso, il tentativo di divulgazione rimane dunque incompiuto: l’idea di partenza resta stimolante, ma lo spettatore fatica a seguirne il filo e a lasciarsi coinvolgere fino in fondo.

Nel fotogramma, Hannah Mariam Meherete Selassie e Ato Eshetu.
Ed è un vero peccato, perché l’intento del film di Beckermann è ammirevole: restituire i volti di una realtà complessa che, proprio perché controversa, è stata a lungo rimossa, a maggior ragione in Italia, paese che colonizzò l’Etiopia oltre all’Eritrea. Una delle domande poste nel film è «Quanto italiano è rimasto in Etiopia?», e la risposta è: tantissimo. Lo testimoniano le parole italiane entrate nella lingua locale e le intere famiglie di origine italiana che vivono ancora ad Addis Abeba, discendenti di chi, all’epoca del fascismo, scelse di non rientrare in patria. Su questa eredità sarebbe stato interessante indagare più a fondo, mentre il film si concentra soprattutto sul lascito di Haile Selassie, in particolare sull’occidentalizzazione del Paese e sul ruolo dell’imperatore nella nascita dell’Unione Africana. Resta però un’opera davvero faticosa da seguire, e questo ne limita la forza e la portata divulgativa.
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Wax & Gold – regia di Ruth Beckermann – soggetto e sceneggiatura di Ruth Beckermann – fotografia di Johannes Hammel – montaggio di Dieter Pichler – suono di Andreas Hamza – con Claus Steiner, Solomon Wondimu, Furtuna Legesse, Seifedin Badi, Temam Mamo, Dawit Nigussie, Selam Desalegn, Woineshet Eshetu, Yasser Bagersh, Fasil Giorghis, Hannah Mariam Meherete Selassie, Ato Eshetu, Isheba Tafari, Marino Formenti, Thomas Reiberling, Alberto Varnero, Abrham Fekede, Samuel Yirga, Abenezer Tesfahun, Kalkidan Tedla, Yoseph Hailu, Zewdenesh Kassa, Yonatan Ayallew e Birukti Birru – prodotto da Ruth Beckermann per Ruth Beckermann Filmproduktion, in coproduzione con Citrullo International (coproduttori Carlo S. Hintermann e Gerardo Panichi) e Rai Cinema – direzione di produzione di Jana Waldhör, Rebecca Hirneise ed Elisabeth Menasse – aiuto regia di Jana Waldhör – collaborazione artistica di Rebecca Hirneise ed Elisabeth Menasse – vendite internazionali Celluloid Dreams – Austria, 2026, 97′ – Festa del Cinema di Roma – sabato 17 ottobre, Cinema Giulio Cesare, Roma
Foto – © Ufficio Stampa





