Questo testimonia il Vittoriale degli Italiani, luogo da cui L’Imaginifico parte per ricostruire la vita di Gabriele D’Annunzio.
Alla Festa del Cinema di Roma approda L’imaginifico. Gabriele d’Annunzio, documentario di Mauro Bartoli, prodotto da LAB FILM, che attraversa il Vittoriale degli Italiani per raccontare il poeta attraverso la casa che si costruì come un’autobiografia di pietra. Scritto da Francesca Florimbii, il film di 70 minuti intreccia riprese originali, materiali d’archivio in parte inediti, lettere e manoscritti. La voce di Adriano Giannini restituisce le parole di d’Annunzio, mentre le musiche originali di Enrico Melozzi accompagnano l’esplorazione degli spazi tra tensione epica e toni lirici. Al racconto partecipano studiosi e artisti come Giordano Bruno Guerri, Pietro Gibellini, Angelo Piero Cappello, Daniela Baroncini, Elena Ledda, Luca Lombardo, Elena Maiolini, Edoardo Ripari e Roberta Valbusa.

Poeta, inventore, aviatore, rivoluzionario: della vita e delle imprese di d’Annunzio c’è sempre qualcosa di nuovo da scoprire. Il documentario muove dalla sua testimonianza più ingombrante, il Vittoriale degli Italiani, sulle sponde del Garda a Gardone Riviera. Tra marmi, statue e oggetti rimasti esattamente dove li lasciò il 1° marzo 1938, giorno della morte, riemerge il ritratto del più celebre autore del suo tempo. Dalle gesta più note, come il volo su Vienna del 1918 e l’impresa di Fiume, si scende poi negli aneddoti più sorprendenti, a tratti bizzarri, per separare i fatti dalle leggende che hanno alimentato il mito. Ne esce un percorso fatto di epica e vanità, genio e ossessioni, dentro la vita di un uomo che fece di ogni dettaglio una messinscena di sé, tra amori, debiti e feste.
A partire dal rapporto con il regime fascista e al legame personale con Benito Mussolini, atto a smentire ciò che la propaganda di regime ha voluto diffondere e che tutt’ora sembra aver funzionato, ovvero rendere D’Annunzio un poeta di regime. Il documentario rivendica la posizione del poeta di libero intellettuale, che nonostante avesse avuto scambi con Mussolini e che effettivamente condivideva le posizioni nazionaliste del fascismo, ha invece condannato sia la condotta, considerata dal poeta rozza, sia il loro leader. Si continua anche a rivendicare in questo spazio la parità di potere nel rapporto con Eleonora Duse: a scuola sappiamo della Duse solo come la compagna temporanea di D’Annunzio, relegando la sua figura al rapporto col poeta, e questa narrativa è estremamente inesatta: al momento del loro incontro Eleonora Duse era un’attrice di fama quasi mondiale, e fu proprio lei a contribuire fortemente alla fama di D’Annunzio, oltre che a ispirarlo per le più belle opere della sua carriera.
La trasposizione visiva del documentario è molto suggestiva: le inquadrature del Vittoriale e dei suoi dintorni sono magnifiche e si alternano con ritmo studiato. Le riprese panoramiche restituiscono l’imponenza spaziale della costruzione, mentre i dettagli su oggetti, statue, utensili e decorazioni ci conducono dentro le stanze e la quotidianità di d’Annunzio, fino agli occhiali caduti dal volto del poeta al momento della morte, che si trovano lì per sua precisa volontà. D’Annunzio, infatti, pianificò minuziosamente la propria eredità e il proprio passaggio su questa terra, stabilendo come ogni dettaglio dovesse essere sistemato dopo la sua scomparsa e lavorando per anni all’autobiografia da consegnare ai posteri, fatta tanto di carta quanto di mattoni. Accanto al Vittoriale, risulta di grande interesse il ricco materiale d’archivio, che si intreccia alle riprese della magione: dai filmati che ritraggono il poeta alle opere cinematografiche a cui prese parte, offrendo uno sguardo diretto sul personaggio e sulla sua immagine pubblica.

Oltre agli aspetti citati, il documentario offre numerosi spunti poco noti, o del tutto sconosciuti, su Gabriele d’Annunzio. Per gli appassionati sarà interessante scoprire come la vita del poeta ne contenga forse mille, tanto da rendere impossibile esaurirne le scoperte. Per chi invece non lo conosce, è forse arrivato il momento di avvicinarsi a una delle penne più belle di tutti i tempi e a una vicenda biografica che non racconta soltanto la vita di un uomo, ma intreccia le sorti della storia e della cultura italiana, e non solo.
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L’imaginifico. Gabriele d’Annunzio – regia di Mauro Bartoli – sceneggiatura di Francesca Florimbii – fotografia di Roberto Beani e Sabina Bologna – montaggio di Gian Marco Pezzoli – musiche di Enrico Melozzi – letture di Adriano Giannini – con gli interventi di Daniela Baroncini, Angelo Piero Cappello, Francesca Florimbii, Pietro Gibellini, Giordano Bruno Guerri, Elena Ledda, Luca Lombardo, Elena Maiolini, Edoardo Ripari e Roberta Valbusa – una produzione italiana di LAB FILM, con il sostegno della Direzione Generale Cinema e Audiovisivo del MiC – prodotto da Mauro Bartoli – Italia, 2026, 70′ – Festa del Cinema di Roma – giovedì 15 ottobre, Museo nazionale delle arti del XXI secolo, Roma
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