Alla Festa del Cinema di Roma una delicata commedia romantica sull’importanza di sentirsi capiti ed accettati per come si è realmente, oltre le apparenze e le aspettative.
Siamo a Stoccolma e Angelica è una giovane donna che intrattiene un rapporto epistolare John, un palestrato e misterioso detenuto dal quale è attratta, ma che non ha mai visto se non in foto. La ragazza non fa altro che pensare a lui e non vede l’ora di poterlo finalmente incontrare. L’occasione si presenta quando l’uomo ottiene un permesso di libera uscita di ventiquattro ore. Angelica, eccitata e piena d’entusiasmo, si precipita così al penitenziario per accogliere il suo amante fuori dalle sbarre e trascorrere assieme del tempo tanto atteso e sperato. Le aspettative però non corrispondono alla realtà e l’uomo si rivela essere ben diverso da quello che la ragazza aveva immaginato.

Tra equivoci iniziali, bugie, aspettative disattese e disillusioni i due personaggi finiscono per parlarsi e mettere da parte le loro incomprensioni e i tanti non detti, scoprendosi pian piano a vicenda fino al punto di capirsi e apprezzarsi per davvero.
La regista svedese Lisa Forslund, al suo primo lungometraggio di finzione, presenta alla ventunesima edizione della Festa del Cinema di Roma una delicata e malinconica commedia romantica che indaga con spiccata sensibilità l’incontro tra due anime fragili che si trovano a fare i conti con le proprie disillusioni. La trama benché semplice e priva di particolari guizzi narrativi non scade mai nel retorico perché scandita da dialoghi spesso brevi e concisi ma puntuali e credibili. La regista decide infatti di affidare agli sguardi e ai piccoli gesti un significato più intimo e profondo di quanto possano trasmetterlo le parole; e la macchina da presa sembra voler fare lo stesso focalizzandosi ora su un sorriso appena accennato ora su un quasi impercettibile movimento corporeo. Il film alterna momenti di ilarità ad altri più malinconici e riflessivi che rispecchiano una fotografia pastosa ma al contempo granulosa, intenta a restituire un’atmosfera rarefatta e dai contorni sfumati come a voler alludere alla dimensione trasognata (invece più reale che mai) in cui si immaginavano di essere assorti i due protagonisti. La tenera complicità che si viene a creare tra i due giovani è il risultato di una solida e attenta direzione attoriale in grado di esaltare le caratteristiche estetiche e recitative degli interpreti Gizem Kling Erdogan ed Erik Enge.

Non sempre l’amore si presente come lo avevamo immaginato e Clementine Orange racconta proprio di quanto sia facile innamorarsi di un’idea e quanto possa essere complesso e spesso anche doloroso, invece, concedersi la possibilità di conoscere davvero qualcuno. La domanda sorge dunque spontanea: si è davvero disposti a lasciarsi alle spalle la proiezione illusoria e idealizzata dell’altro per accogliere chi si ha a fianco realmente?
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Clementine Orange – Sceneggiatura e Regia: Lisa Forslund – Con: Dilan Apak, David Book, Erik Enge, Gizem Erdogan – Scenografia: Julia Benon – Musica: Dennis Egberth – Montaggio: Neil Wigardt – Fotografia: Milja Rossi – Produttori: Elisabeth Marjanovic Cronvall e Marta Daulit – Svezia 2026 – Festa del Cinema di Roma 14 ottobre 2026





