La ricerca del senso di questa frase serpeggia nei primi episodi della serie Marvel VisionQuest.
Tra le serie presentate alla Festa del Cinema di Roma, il 15 ottobre è il turno di VisionQuest, la nuova produzione Marvel Studios disponibile su Disney+. Nella cornice dell’Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, il pubblico in sala ha visto i primi due episodi, No Strings e Theseus, oltre ad alcune scene del terzo, Reboot. Ideata da Terry Matalas, la serie chiude la trilogia iniziata con WandaVision e proseguita con Agatha All Along. Paul Bettany torna nei panni di Visione, affiancato da James Spader nel ruolo di Ultron. La storia segue Visione Bianco, il corpo originale del sintezoide riattivato dallo S.W.O.R.D., a distanza di almeno tre anni dagli eventi di WandaVision. Gli otto episodi sono pubblicati su Disney+ dal 14 ottobre all’11 novembre.

Al centro della storia c’è la ricerca di sé di Visione e, in parallelo, la nascita di un nuovo Visione. Riassemblato in WandaVision, l’essere di vibranio non è più l’insieme di dati che aveva scoperto l’umanità grazie all’amore di Wanda, ma un nuovo robot che non conosce né se stesso né il mondo che lo circonda. Pur servendosi di tutti gli strumenti a sua disposizione, sembra mancargli un tassello per completare il puzzle dei suoi metadati e giungere a una vera visione di sé. Visione teme il confronto umano, perché non si sente capace di sostenerlo, e per mettersi alla prova si rivolge ad altre intelligenze artificiali, tra cui F.R.I.D.A.Y., E.D.I.T.H., J.A.R.V.I.S. e Ultron. Ma questi suoi simili non possono aiutarlo davvero, perché sono poco più che riflessi della sua percezione
Idealmente, la serie si ricostruisce in contrapposizione a WandaVision, uscita nel 2021, e affronta i temi che hanno compromesso i piani della strega dai capelli rossi: l’emotività e il bisogno incessante di non lasciarsi sopraffare dalle proprie emozioni, che diventano un potere distruttivo. Sembra un paradosso, perché Visione Bianco è apparentemente fatto di solo vibranio e raziocinio e, per costituzione, non dovrebbe provare emozioni. Eppure qualcosa continua a smuoverlo: i ricordi di Westview lo turbano, ricorda di aver avuto un amore e una famiglia e, “incredibilmente”, prova qualcosa che non dovrebbe sentire. Senza più la guida di Wanda, però, è solo e smarrito. Il suo tentativo di restare un essere ragionevole, fedele alla propria natura, comincia così a sgretolarsi
A minare ulteriormente l’intento di Visione, qualcuno nel mondo si è accorto che è vivo e lo sta cercando. Per trovarlo meglio, viene rapito un adolescente convinto di aver avuto Visione come padre: alla distruzione di Westview, Wanda sembra aver trasferito la creazione del figlio Tommy nella mente di Thomas Shepard, il quale, a causa dell’enorme confusione che ne deriva, si caccia continuamente nei guai. Thomas pensa dunque di avere due padri e Visione comincia a credere di avere un figlio, pur trattandosi del frutto della potente fantasia di Wanda. In preda al lutto, definito in WandaVision come la prosecuzione di un amore perseverante, lei si era rifugiata nell’illusione di una famiglia con Visione e, nonostante tutto sia svanito, ha trovato il modo di non perdere tutto.

I primi due episodi presentano personaggi e azione in modo riuscito ed equilibrato: il primo racconta la vita del nuovo Visione, accennando alla vicenda che prenderà piede; il secondo la prosegue, entrando più a fondo nell’azione. Entrambi scorrono bene, alternando momenti riflessivi a combattimenti in pieno stile Marvel. Piacevole l’ambientazione britannica, legata tanto al personaggio quanto a Paul Bettany, anche produttore: la scelta non è chiarissima, ma risulta interessante. I dialoghi, piuttosto didascalici come di consueto per questo genere, affrontano subito i temi con chiarezza, senza spiegoni eccessivi: emotività, ricerca di sé, elaborazione del lutto (che Visione compie senza accorgersene, seguendo ancora la guida di Wanda nella modalità), responsabilità, sensazione di essere fuori posto, solitudine e complessità della mente, umana e non, resa attraverso un ensemble di intelligenze artificiali. Pur restando una serie Marvel, VisionQuest è un’opera interessante che promette bene: attendiamo di scoprire cosa accadrà nei prossimi episodi.
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VisionQuest – serie ideata da Terry Matalas – regia di Christopher J. Byrne, Gandja Monteiro, Vincenzo Natali e Terry Matalas – dai fumetti Marvel – sceneggiatura di Terry Matalas, Cindy Appel, Christopher Monfette, Nicole Falsetti e Matthew Okumura – fotografia di Christopher Ross, Neville Kidd e Ben Smithard – montaggio di Amelia Allwarden – musica di Mick Giacchino – scenografia di Will Hughes-Jones – costumi di Sarah Young – con Paul Bettany, James Spader, Ruaridh Mollica, Todd Stashwick, T’Nia Miller, Lauren Morais, Orla Brady, Diane Morgan, Polly Frame, Henry Lewis, Jonathan Sayer, Emily Hampshire e James D’Arcy – una produzione statunitense di Marvel Television e Marvel Studios per Disney+ – prodotta da Roopesh Parekh – produttori esecutivi Kevin Feige, Louis D’Esposito, Brad Winderbaum, Mary Livanos, Terry Matalas, Jac Schaeffer e Christopher J. Byrne – USA, 2026, 8 episodi – 15 ottobre, sala Petrassi e sala Sinopoli, Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone, Roma
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