A quarant’anni dalla scomparsa, cinquantanove opere ripercorrono la «lunga traversata» del pittore di Bagheria. Un viaggio tra luce mediterranea e impegno civile
In una fresca mattinata di ottobre, precisamente lo scorso 13, il Museo della Fanteria in Piazza Santa Croce in Gerusalemme a Roma, ha ospitato la conferenza stampa, riservata agli addetti di settore, per presentare la mostra monografica su Renato Guttuso che giunge a quarant’anni dalla morte dell’artista e a oltre dieci anni dall’ultima retrospettiva romana; il titolo di questa esposizione Renato Guttuso. Anima Mediterranea – visitabile dal 17 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027 – già raccoglie in se il senso del percorso curatoriale ed espositivo che, Vittorio Sgarbi e Marina Giordano, hanno realizzato per proporre al pubblico queta ampia retrospettiva dell’artista siciliano. A fare gli onori di casa Fabrizio Kühne – responsabile dell’ufficio stampa della mostra – insieme a lui, Nino Ippolito a fare le veci di Vittorio Sgarbi attualmente impossibilitato a presenziare, Marina Giorndano curatrice insieme a Sgarbi dell’esposizione e Salvatore Lacagnina responsabile organizzativo per Navigare, azienda che ha prodotto la mostra.

L’appuntamento espositivo propone una ricognizione ad ampio raggio della produzione di Guttuso; in tutto la rassegna raccoglie 59 opere che ripercorrono cinquant’anni di attività, dal 1935 al 1985. Il percorso mette insieme tecniche e supporti differenti: 40 dipinti a olio su tela o tavola – con formati che vanno dalle piccole tele da studio a composizioni monumentali -, 9 disegni su carta, 5 incisioni d’epoca, 2 tecniche miste, un dipinto a tempera, una litografia a colori e un imponente acquerello su carta intelata. A rendere solido il progetto è l’articolata rete di prestiti. I quadri arrivano da importanti musei e istituzioni come la Banca d’Italia, il MART di Rovereto, la Fondazione Sicilia e il Museo d’Arte Contemporanea di Gibellina, affiancati dai contributi di collezionisti privati storici, tra i quali spiccano le raccolte Iannaccone, Mezzacane, La Rocca e Pagano.
L’impianto espositivo nasce dal confronto tra le letture dei due curatori, Vittorio Sgarbi e Marina Giordano. Sgarbi rivendica la figura di Guttuso come l’ultimo grande difensore della pittura di realtà, ricordando la celebre definizione di Alberto Moravia che lo descriveva come « un fortino assediato nel deserto dell’astrazione ». Per l’artista siciliano, infatti, la pittura non poteva prescindere dalle cose concrete: le cucine economiche, i fiaschi, le sedie impagliate, ma anche gli affetti di tutti i giorni e la passione politica. Marina Giordano sposta invece l’attenzione sull’idea di “Anima mediterranea”, intesa non come mero dato geografico ma come una vera e propria forma di sensibilità, un modo di stare al mondo in cui la luce limpida del Sud convive con il senso del dramma. Da questa impostazione nasce la scelta di dividere la mostra in cinque ambiti tematici – Volti, Sicilia, Natura viva e nature morte, Artista e società, Il femminile – preferendo il dialogo tra i temi alla cronologia rigida.
Questa struttura permette di seguire la vita di Guttuso come « una lunga traversata », per usare le parole del curatore scientifico Ezio Pagano. Nato a Bagheria nel 1911 e cresciuto osservando i colori dei carretti siciliani, Guttuso si muove prima a Palermo con il Gruppo dei Quattro e poi a Milano, dove si lega ai giovani di Corrente e sceglie un linguaggio espressionista. Nel 1937 si trasferisce a Roma, si iscrive al PCI e tra il 1940 e il 1941 lavora alla celebre Crocifissione, opera che farà scalpore al Premio Bergamo del 1942 per la carica drammatica e l’esplicita denuncia della guerra. Nel dopoguerra è tra i fondatori del Fronte Nuovo delle Arti e guarda al modello di Picasso, sviluppando un neocubismo attento alle battaglie dei contadini e dei lavoratori.
La selezione delle opere in mostra riflette bene i vari passaggi di questo itinerario. Nella sezione dei ritratti spiccano l’Autoritratto del 1940 e il Ritratto di Mimise col cappello rosso, proveniente dalla collezione Mezzacane, scelto anche come opera manifesto dell’esposizione; il tema dell’impegno civile emerge con forza in quadri come Massacro del 1941, Il massacro degli agnelli del 1947 e La pesca del pesce spada del 1949, fino alla Notte di Gibellina del 1970. In questo blocco trova posto anche la tela Calciatori del 1965 circa, prestata dalla Fondazione Sicilia, che testimonia l’interesse di Guttuso per la dinamica dei corpi e le passioni popolari dello sport moderno. Nella sezione “Sicilia” si passa dalla delicatezza giovanile dello Studio per La Vucciria del 1974 all’impeto tellurico dell’Eruzione dell’Etna del 1983, e per la sezione “Nature vive, Nature Morte” si deve menzionare Fichi d’India del 1985, dipinto a ridosso della scomparsa come un definitivo ritorno alle radici. Per la sezione “Femminile”, da menzionare l’opera Marta, con dedica dell’artista: “A Maria Luisa Tondi, cordiali omaggi Renato Guttuso”.

La retrospettiva Renato Guttuso. Anima Mediterranea si prende il palcoscenico espositivo romano, e propone a chi vorrà – anzi dovrà visitarla – un’arte che non fa sconti, carica di vita e rigore civile, che dimostra come Guttuso non ha soltanto dipinto la storia, l’ha abitata a viso aperto. Un’occasione davvero unica per immergersi di persona nella sua pittura.
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Renato Guttuso. Anima Mediterranea – mostra monografica su Renato Guttuso, Curatoti Vittorio Sgarbi, Marina Giordano, in copertina Studio per La Vucciria, Museo della Fanteria, Roma, dal 17 ottobre 2026 al 28 febbraio 2027
Foto ©Grazia Menna
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