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L’effetto della reazione chimica nelle relazioni

Il film di Paolo Genovese apre il Rome Film Fest 2026

Tornano i consueti appuntamenti cinematografici del Rome Film Fest di quest’anno e ad aprire le danze è Paolo Genovese con il film Il rumore delle cose nuove presentato nella serata di apertura condotta dalla dj italo-francese Ema Stokholma, presentatrice veterana e grande certezza della Festa del Cinema.

Stefano Accorsi e Vittoria Puccini

Sette personaggi, tre coppie e una persona invalida alle prese con le loro emotive fragilità, insicurezze e problematiche familiari quotidiane o interiori. Questi si sono tutti costruiti, per pura difesa, un piccolo rifugio da cui poter prendere una pausa dalle proprie sofferenze o da antiche ferite. Saranno tutte le coppie nell’incontro combinato tra loro a scatenare come ad effetto domino una serie combinata di reazioni, concedendosi la possibilità di aprire il vaso di Pandora del dolore. In questo modo le vite di tutti i personaggi si incroceranno inevitabilmente e per tutti sarà la grande occasione per redimersi e di guardare con i propri occhi la realtà circostante.

Tratto dal suo omonimo romanzo, il regista Genovese sceglie un cast d’eccezione ed apre il film con una riflessione amara e tangibile: le cose, quando si rompono, fanno rumore ed è percepibile. La rottura non è mai silenziosa e si porta dietro tutto il fragore della perdita, dello strappo, del vuoto che lascia dietro di sé. Eppure, anche la novità possiede un proprio clamore e il cambiamento impone una scossa, costringe a fare i conti con lo spazio e il vuoto cosmico lasciato da ciò che è andato in frantumi e con la fatica, spesso disarmante, di doverlo colmare.

La cultura giapponese ha codificato questa vulnerabilità nell’arte del Kintsugi, la pratica di ricomporre la ceramica spezzata saldandola con l’oro. In quella prospettiva estetica e filosofica, la crepa non viene nascosta ma esaltata: le fratture diventano memoria, contrasto visibile, è la bellezza nata dalla cicatrice. La rottura serve a rendere l’oggetto più forte e prezioso di prima, con tutte le sue imperfezioni.

L’opera, però, sceglie di non rifugiarsi in facili consolazioni e la realtà umana mostra che non tutte le crepe possono essere dorate. Ci sono ferite che non si rimarginano affatto, vuoti destinati a rimanere tali, fratture insanabili che segnano un punto di non ritorno e il racconto esplora proprio il rovescio della medaglia: talvolta spezzare un equilibrio logoro è l’unico modo per avvicinarsi davvero. Certe rotture diventano necessarie per abbattere le distanze, costringendo i protagonisti a spogliarsi delle proprie difese per ritrovarsi più uniti e sinceri, ma altre lacerazioni servono per interrompere semplicemente un ciclo doloroso che stava andando alla deriva ormai da molto tempo.

Da sinistra: Stefano Accorsi, Emanuela Fanelli ed Edoardo Pesce

È proprio in questa tensione continua tra ciò che si distrugge per sempre e ciò che si infrange che si concede spazio verso un nuovo inizio. Genovese predilige il percorso narrativo più scomodo, quello che parla di sentimenti o di cicatrici nascoste, per aiutarci a scegliere un altro modo di vivere e di cambiare notevolmente direzione.

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Il rumore delle cose nuove – Tratto dall’omonimo romanzo di Paolo Genovese – Regia Paolo Genovese – Sceneggiatura Paolo Genovese e Igor Artibani – Con Stefano Accorsi, Emanuela Fanelli, Lino Musella, Claudia Pandolfi, Edoardo Pesce, Vittoria Puccini, Claudio Santamaria – Fotografia Fabrizio Lucci – Scenografia Chiara Balducci – Costumi Gemma Mascagni – Casting Barbara Giordani – Case di produzione Lotus Production (Leone Film Group), Rai Cinema, Vice Pictures – Produttori Raffaella Leone, Andrea Leone, Carlotta Galleni, Paolo Sciarretta – Distribuzione (Italia) 01 Distribution – Presentato in anteprima al Rome Film Fest e dal 12 novembre al cinema – 2026.

Foto – © Ufficio Stampa

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