Di male in peggio. Il trionfo è un miraggio. Prove fino a notte fonda, in scena una baraonda.
Il nuovo inizio, la nuova stagione. L’ultima prima da rappresentare. Diciassette le repliche ed uno strano sentore. «Ma chi gliel’ha fatto fare?», si dice per dire, si fa per scherzare. È di Francesca Ferro un testo inedito ma familiare, e se il pubblico è, come sempre, numeroso e abituale, sono altrettanti e noti gli archetipi e i modelli di cui si vuol riferire. Ancora una volta li distingue bene lo spettatore, tutto merito di una compagnia che sa dove andare a parare: l’effetto a cui tendere e le reazioni a cui puntare, le risposte da ottenere, tanti i cuori e i sorrisi da rubare.

Quello di Ferro, sin da subito, è un testo gradevole e spiritoso, sua anche la supervisione, un controllo registico meticoloso, frutto di quell’innegabile ardore che rimbalza dalla regia a ciascun attore. Questione di incastri perfetti da saper gestire. E se fosse il contrario? Andiamo a vedere.
Dal 10 ottobre al 1 novembre, al Teatro Angelo Musco va in scena un completo fiasco. Comicità e autoironia per quasi due ore. Un fantastico gioco metateatrale ed un intero pubblico da far divertire. Nell’aria un presentimento che viene naturale. Si avvicina il momento di debuttare ed ecco Gregorio dalle ultime file.
Un uomo e la disperazione totale. Un maestro alla guida di uno spettacolo fallimentare. E infinite lacune dentro il copione. E le prove? Vane. Tra quelle tecniche e quelle generali gli strafalcioni sono colossali. Per nulla incoraggianti i fondamenti, ma è così che vanno avanti.
Un personaggio si è dileguato, che si trovi subito un sostituto. È terribile il risultato. Tra disordine e scoordinazione, regna sovrana la confusione. Chi, trapano alla mano, aggiusta all’ultimo le porte, chi non padroneggia la propria parte. Chi si abbaglia, chi sbaglia. Chi entra e chi esce, chi a stento capisce, chi a malapena conosce.
Il buco nell’acqua non si può evitare. Tutto a rotoli, tutto a monte, chi inventa, chi fraintende, fra gli attori nessuno ricorda niente. In particolare, la governante di una villa ottocentesca anticamente, tra un italiano improprio e sgrammaticato e un inglese scorretto e raggelante. E il catanese? Marcato e onnipresente.
Gregorio non ha soluzione né scusante. Non sa proprio che pesci pigliare. Soltanto acciughe da friggere e condire. Le acciughe sul piatto, sul palco un disastro. Scatole, valigie e un telefono a spasso. Una cornetta da riattaccare, puntualmente lasciata cadere, trascinata fin sulle scale. Ma la domestica sbadata forse è il problema minore, se c’è chi riesce a far danno anche senza parlare.
Se sono d’obbligo le presentazioni, ci sono Eric, Brooke, Ridge e tutte “le settime generazioni”. Forrester e Logan i famosi cognomi. Una scelta discutibile e discordante, del resto come qualsiasi cosa lì presente. E come chiunque. Se solo qualcuno di loro avesse una memoria decente. Se solo si trovasse un contesto e una logica coerente.
Dentro una trama dove la villa è in affitto ma i proprietari rientrano clandestinamente. Tra compagnie assicurative e agenzie immobiliari, tra arabi e americani, ci sono due sceicchi coi loro copricapi particolari. “Tra moglie e marito”, un consulente e una potenziale cliente. Che si tratti di una nuova inquilina o di una spasimante, quel che è certo è che c’è un po’ troppa gente. Pure qualcuno che si aggira in mutande. Tutti si scontrano, tutti si incontrano. Tempismi errati e nessuna sincronia. Avvistato anche un ladro. Che si avverta la polizia.
Cos’altro può succedere dentro quella scenografia? Di tante porte a colori, chi chiuso dentro, chi resta fuori. In una commedia di “alici e calamari”, intervalli e improbabili annunci pubblicitari. E se qualcosa scompare, un’altra ricompare. Attenzione, c’è del paranormale.
«Che si informino i carabinieri di un intruso fra i quartieri». L’assistente è in gravidanza. «Che si chiami la finanza, se l’intruso è nella stanza». Ma tranquilli è innocuo, non desta preoccupazione. È uno strano scassinatore che vorrebbe un po’ dormire. Assonnato e appisolato, lento e intontito, giunge a scoppio ritardato. Tra i distratti e le svampite, non ci sono allarmi né inferriate. Ed è nel tentativo di svaligiare dormiente che costui scambia un televisore per il microonde.

L’ultima prima, tra la ribalta e il dietro le quinte, tra la finzione e la vita vera, tra il teatro e la telenovela. L’ultima prima, una pessima figura. Ma a parte gli scherzi, dieci attori e tanta bravura. L’ultima prima, un insuccesso, una sconfitta. Protagonisti al quadrato, un binomio straordinario: lo formano Gino Astorina ed Eduardo Saitta.
____________
L’ultima prima – scritto e diretto da Francesca Ferro – con Gino Astorina ed Eduardo Saitta – e con: Ramona Polizzi, Elisa Franco, Nuccio Morabito, Giovanni Maugeri, Maria Chiara Pappalardo, Francesca Barresi, Adriano Fichera, Mattia Puglisi – scene: Salvo Manciagli – costumi: Lab, ABC – direttore di scena: Riccardo Chiavaro – sarta: Graziella Torretti – truccatrice: Vanessa Briganti – datore luci/fonico: Daniele Basile – stagione 2026/2027 – Teatro Angelo Musco di Catania (dal 10 ottobre al 1 novembre)





