Al Teatro Manzoni di Roma, Gin Game di Donald L. Coburn, racconta l’incontro tra due solitudini al tramonto della vita, tra ironia e profonda malinconia.
Due attori d’eccezionale maestria, Giuseppe Pambieri e Pamela Villoresi, ci offrono uno squarcio di vita al tramonto, restituendo la vulnerabilità di un’età particolarmente sensibile, ricca di ricordi, dolori e vissuti, ma anche di rigidità interiori come muri di difesa.

Così si incontrano i due protagonisti, ospiti di una casa di cura, ma ancora lucidi e vitali. Un incontro tra caratteri diversi, chiusure e illusioni personali che, poco alla volta, si sgretolano al ritmo del Gin, il gioco di carte che fa da filo conduttore alla storia. È attraverso il gioco che i due personaggi si incontrano e si scontrano, si confrontano e si trasformano, portando alla luce verità nascoste, convinzioni distorte e accuse reciproche, che il tempo trascorso insieme contribuisce a smontare.
La storia tocca diversi temi: la solitudine nelle case di riposo, la mancanza di cura che talvolta si riscontra tra il personale e l’umiliazione di sentirsi trattati come bambini, cosa che gli anziani non sono. E spesso questa differenza viene dimenticata, umiliando chi non è più autonomo, ma conserva la propria identità e dignità. La vicenda affronta anche il tema degli stipendi spesso esigui del personale e della mancata sorveglianza da parte di chi dovrebbe garantire la sicurezza degli ospiti, con la conseguenza che questi ultimi possono persino subire il furto dei propri oggetti personali.
Vivere in questo contesto è tutt’altro che semplice. Eppure, i protagonisti si ritrovano insieme e, giocando a carte, si svelano l’uno all’altra, trasformandosi nel corso dello spettacolo. Fonsia impara a scuotersi dalle rigidità del perfezionismo e delle buone maniere in cui è cresciuta, lasciando emergere un’umanità capace di sciogliere emozioni e sensibilità. Walter, invece, impara ad accettare le proprie sconfitte e a riconoscere che non tutto può essere controllato.
I due attori mostrano grande sintonia e affiatamento. L’interpretazione di Pamela Villoresi è impeccabile nei gesti, nei movimenti, nelle espressioni, nelle pause comiche e nei silenzi. La sua è una donna anziana incredibilmente credibile, restituita in ogni sfumatura. Giuseppe Pambieri dà vita a un uomo di una certa età, rigido, serioso, burbero e, per certi versi, cinico. Anche il suo è un personaggio ben costruito e credibile, sebbene i movimenti risultino più scattanti rispetto all’età del protagonista. In lui si intravede talvolta l’attore agile più che l’uomo anziano e rallentato, come invece accade con Villoresi. Un aspetto che non toglie nulla alla qualità dell’interpretazione né all’affiatamento della coppia in scena.
La scenografia di Enzo Tenore occupa tre lati del fondale, con un’unica uscita centrale e ricrea una grande vetrata, dentro la quale si svolge la storia, ambientata in una veranda. Gli effetti luminosi che accompagnano la narrazione sono particolarmente suggestivi ed emozionanti: dal temporale, con le gocce di pioggia che scivolano sui vetri, fino al finale, quando attraverso le vetrate appaiono dei fiori, in un’immagine tenera che evoca una nuova primavera per i due protagonisti. La scenografia visiva, costruita attraverso luci ed effetti, contribuisce così a dare allo spettacolo un’atmosfera intensa, delicata e commovente.

La storia ci ricorda una fase della vita sulla quale spesso evitiamo di soffermarci o persino di discutere, perché dolorosa. Eppure, è proprio quell’ultimo tratto di strada che nessuno è davvero preparato ad affrontare che, in un modo o nell’altro, riguarda tutti. Gin Game ci invita a guardarlo senza distogliere lo sguardo, ricordandoci che anche quando la vita sembra avvicinarsi al suo epilogo, c’è ancora spazio per incontrarsi, riconoscersi e cambiare.
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Gin Game di Donald L. Coburn – regia di Giampiero Francese – con Giuseppe Pambieri e Pamela Villoresi – Aiuto regia Ludovica Ferraro – Scenografie Enzo Tenore – Disegno luci Paolo Ficazzola – Fonico Rocco Amati – Costruzione scene Andrea Caputo – Direttore organizzativo Gennaro Tritto – Direttore di scena Dario Marzullo – Teatro Manzoni di Roma dal 8 al 25 ottobre 2026





