La storia di cinque generazioni al Teatro India
L’apertura di stagione al Teatro India si affida al gineceo familiare allestito da Caterina Filograno in Anche in casa si possono provare emozioni forti. In una residenza estiva che porta con sé il peso della memoria fin dal 1904, cinque donne di generazioni diverse – tra scogli, mare e l’ombra di figure maschili totalmente assenti – cercano di navigare i complessi meandri dei legami di sangue.

Dal punto di vista dell’allestimento scenico e dell’impatto visivo, lo spettacolo offre spunti di notevole ricercatezza. Le scene e i costumi curati da Giuseppe Di Morabito creano una cornice suggestiva: il fondale ventoso evocativo d’inquietudine, il bianco virginale degli abiti in tulle, il gioco dell’altalena su cui si dondola la nonna (Maria Grazia Sughi) nell’evocazione del passato e i drappi rossi che irrompono dall’alto compongono un quadro d’insieme elegante e rigoroso.
La regia della stessa Filograno si distingue per una ossessione calligrafica nei movimenti: le mani che si agitano, le traiettorie e le posture dei corpi costruiscono una partitura quasi coreografica che ammicca, con una certa leziosità, a celebri ed evocative atmosfere del teatro di regia di tradizione (con echi che richiamano lo stile strehleriano). Anche le prove attoriali regalano momenti ricchi di colore: dalla tensione tra la madre (Simona Senzacqua) e la primogenita (Caterina Filograno) nell’esplorazione del proprio spazio di femminilità, alla levità della zia (Francesca Porrini), fino alle incursioni assertive della secondogenita psicoterapeuta (Gloria Busti).
Laddove la messa in scena incontra qualche ombra è nella sostanza drammaturgica e nel reale coinvolgimento emotivo. La pretesa di tradurre sul palco una complessa somma di sentimenti finisce per scontrarsi con una scrittura dei dialoghi che non sempre riesce ad andare in profondità, lasciando affiorare tratti di leggerezza o banalità coperti da un involucro superficiale.
La dimensione coreografica, pur così curata e stilizzata, rischia talvolta di diventare autoreferenziale, traducendosi in movimenti che faticano a trovare un senso drammatico stringente. Il tentativo di ironizzare con uno stile quasi irridente rimane per lo più sulla superficie, senza riuscire a scalfire davvero la corazza delle relazioni familiari rappresentate.

Anche in casa si possono provare emozioni forti è un lavoro che si fa apprezzare per la cura formale, la ricercatezza visiva e la misura delle sue interpreti (molto belle le interazioni veloci che si scambiano ed efficaci le sovrapposizioni nervose che ricorrono, a rappresentare un conflitto irrisolto). Tuttavia, al di là dell’impeccabile confezione estetica e della grazia formale, la sensazione finale è quella di un esercizio di stile raffinato, ma leggermente distaccato, che privilegia l’eleganza del gesto alla visceralità del racconto emotivo.
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Anche in casa si possono provare emozioni forti – Regia e Drammaturgia: Caterina Filograno – Con: Gloria Busti, Caterina Filograno, Francesca Porrini, Simona Senzacqua, Maria Grazia Sughi – Scene e costumi: Giuseppe Di Morabito – Sound Design: Gerets – Light Design: Stefano Bardelli – Movement Coach: Ester Guntiń – Teatro India dall’8 all’11 ottobre 2026
Foto © Ufficio Stampa.





