Dopo tre anni di attesa, Omar Sy torna nei panni del moderno ladro gentiluomo tra nuovi colpi di scena, tensioni familiari, critica sociale e un misterioso imitatore pronto a complicargli la vita.
di Roberto Finamore
Dopo tre anni in cui i più affezionati alla serie sono stati tormentati dagli interrogativi sul possibile futuro dell’imprevedibile Assane Diop, il 23 ottobre torna finalmente su Netflix Lupin, con l’attesissima quarta stagione. Che fosse una serie seguitissima dal pubblico del piccolo schermo già si sapeva, considerando che i primi due capitoli si trovano nella top 10 globale delle serie Netflix non in inglese. A cinque anni dall’uscita del primo episodio e con quasi 100 milioni di visualizzazioni totali solo per il primo capitolo, viene spontaneo chiedersi come questa produzione francese sia riuscita a conquistare il mondo.

Alla base di questo successo c’è sicuramente l’eterno fascino della figura del ladro gentiluomo, protagonista dei romanzi di Maurice Leblanc, ma di certo anche il magistrale lavoro di reinterpretazione degli sceneggiatori e creatori della serie George Kay e François Uzan gioca un ruolo importante. A detta dello stesso Kay l’obiettivo era mostrare come al moderno Lupin non servano maschere sfarzose ma semplicemente i pregiudizi sociali della nostra epoca, per passare inosservato in bella vista. Ne è un chiaro esempio lo spettacolare furto al Louvre della prima stagione, durante il quale Assane si introduce nel museo come addetto alle pulizie, ossia il prototipo di persona a cui raramente si presta attenzione.
Non è però solo il sottile messaggio sociale ad aver conquistato il pubblico; tra i tratti tipici della serie vi è anche una coinvolgente sceneggiatura (che si caratterizza per continui colpi di scena in grado di ribaltare completamente l’interpretazione della vicenda) e una grande attenzione all’uso dei costumi.
Come affermato dal costume designer Olivier Bériot, l’intento era far sì che il moderno Lupin avesse una silhouette iconica tanto quanto l’originale: niente più smoking e cilindro, ma lunghi cappotti, bonette e sneaker. Il tutto è poi impreziosito dalla brillante interpretazione di Omar Sy, in grado di immedesimarsi al meglio nel personaggio di Lupin con cui condivide vari tratti: le umili origini di figlio di immigrati africani in Francia e la volontà di aiutare i bisognosi, come dimostrato dal grande impegno dell’attore nel sociale. Anche per via di queste somiglianze Sy è molto legato al personaggio, «Quando sei un attore Lupin è il personaggio ideale»-ha dichiarato l’interprete a Canal+ -«ha tutto, con lui puoi essere drammatico ma anche leggero e divertente».

Cosa aspettarsi dunque dal quarto capitolo di questa ormai serie “cult” targata Netflix? Dal trailer sembra che Assane/Lupin debba ancora una volta riuscire a trovare il giusto equilibrio tra affetti intimi e vicissitudini legate al suo alter ego, ritrovandosi in particolare a dover fronteggiare un fastidioso imitatore. Difficile dire se rispetterà le enormi aspettative ma di certo possiamo affermare che ci sono tutti gli ingredienti per continuare ad appassionare gli spettatori, con una narrazione poliedrica in grado di passare dal dramma familiare al thriller puro passando per la denuncia sociale. In ogni caso appuntamento fissato al 23 ottobre sperando di poter essere ancora una volta affascinati dagli imprevedibili misteri di Lupin.





