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L’arte della dissolvenza e la responsabilità della scienza

La scomparsa di Majorana al Teatro della Visitazione

C’è una coincidenza quasi simbolica nell’attesa che ha preceduto ieri, 26 settembre, l’inizio dello spettacolo La scomparsa di Majorana (tratto dall’omonimo testo di Leonardo Sciascia, per l’adattamento e la regia di Fabrizio Catalano) andato in scena ieri sera al Teatro della Visitazione nell’ambito del Festival Visit-azioni Contemporanee. Annunciato nel foyer con un leggero ritardo dovuto a un imprevisto di viaggio, si è poi scoperto che la causa risiedeva nei capricci dell’Etna, che avevano bloccato a Catania la partenza di una delle attrici del cast. Un intoppo meteorologico e vulcanico che si è rivelato, a ben guardare, la perfetta cifra esplicativa dell’intera rappresentazione. 

Roberto Negri, Loredana Cannata e Alessio Caruso

L’imprevedibilità della natura isolana, l’incertezza dei collegamenti e il fatalismo che da sempre accompagnano la terra siciliana si intrecciano infatti fin da subito con il tema centrale dell’opera. Fin dalle prime battute, il dramma affronta la complessa questione dell’identità: a una domanda del commissario su come si possa essere siciliani, l’oscuro monaco, sotto le cui apparenze si sospetta si nasconda Majorana, risponde con una parola sola e densa: “con difficoltà”. È la celebre intuizione di Sciascia che racchiude quella condizione ambivalente d’essere fatta di viscerale appartenenza e al contempo di distacco, rifiuto e nostalgia. 

Accanto alla fitta trama di sicilianità e richiami pirandelliani, lo spettacolo intesse un suggestivo dialogo con La tempesta di Shakespeare. La celebre frase di Prospero – siamo fatti della stessa sostanza dei sogni- risuona sul palco per evocare la caducità dell’essere umano e un’atmosfera di inafferrabile dissolvenza: Majorana non è soltanto un fisico scomparso, ma una figura che sfugge alla ricostruzione storica e poliziesca, facendosi ombra, enigma e mito. 

Ambientata nell’agosto del 1945, alla vigilia del dramma di Hiroshima, la vicenda vede un onesto commissario di polizia (Roberto Negri) e una generosa dottoressa (Giada Colonna) tentare di svelare l’identità di un oscuro monaco ricoverato in ospedale (Alessio Caruso). Il commissario si ostina a riconoscere in quell’uomo misterioso proprio Ettore Majorana, scomparso sette anni prima e di cui la sua scrivania è stracolma di documenti e ritratti. Viene interpellata anche la moglie di Enrico Fermi (Loredana Cannata), forse l’unica in grado di aiutare l’identificazione grazie al leggendario sodalizio dei Ragazzi di Via Panisperna che radunava prima della Guerra le grandi menti scientifiche del tempo Tuttavia, l’indagine cede presto il passo a una meditazione più profonda ed etica: il rifiuto della guerra, il dilemma della ricerca scientifica asservita al riarmo e la scelta radicale della diserzione morale. L’intenso monologo finale restituisce con forza il travaglio politico e umano di chi preferisce svanire nel nulla pur di non farsi complice della distruzione dell’umanità. 

Loredana Cannata e Roberto Negri

La scelta registica di privilegiare la dimensione speculativa e l’oratoria a scapito dell’azione drammatica merita, tutto considerato, piena condivisione, in nome dell’indiscutibile primato del cuore ideologico narrato. Portare in scena un testo di tale spessore è un’operazione di grande coraggio (plauso che quindi include, oltre indistintamente a tutti gli artefici di scena, anche la Produzione).

 In un’epoca segnata da nuovi venti di guerra e corse al riarmo, La scomparsa di Majorana si conferma un’opera di forte valore civile: uno spettacolo che invita a riflettere sul confine sottile tra il progresso della conoscenza e la salvaguardia della vita umana. 

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La scomparsa di Majorana – Tratto dall’omonimo romanzo di Leonardo Sciascia – Adattamento e regia di Francesco Catalano – Con: Loredana Cannata , Alessio Caruso, Roberto Negri e Giada Colonna – Scene e Costumi: Katia Titolo – Musiche: Fabio Lombardi – Produzione: Associazione Culturale LAROS di Gino Caudai – Visit-Azioni Contemporanee – Festival del Dialogo Urbano delle Arti e del Dialogo – Teatro della Visitazione 26 settembre 2026

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