16 Settembre @ 18:00 – 9 Ottobre @ 09:00 CEST

L’Instituto Cervantes di Palermo presenta la mostra L’architettura è donna, curata dal professore di Architettura dell’Università degli Studi di Palermo Marco Rosario Nobile con il patrocinio dell’Ordine degli Architetti di Palermo, che verrà inaugurata mercoledì 16 settembre alle ore 18.00 nella chiesa di Sant’Eulalia dei Catalani (via Argenteria, 33).
Il progetto, il cui allestimento è curato da Viviana Trapani, Marta Marrone e Rossella Piediscalzi, nasce dal desiderio di presentare la dimensione femminile, in forma allegorica, nel campo dell’architettura nel corso dei secoli.
Partendo da tre scatti dell’architetto e fotografo spagnolo Joaquin Bérchez, Nobile ha messo in relazione disegni, stampe e sculture di sua proprietà che si riconnettono con la visione precipua di Bérchez.
«L’idea che mi ha ispirato – dichiara il curatore – nasce dalla considerazione che sino ad una certa data l’Architettura sia stata rappresentata come una dea superiore e di conseguenza la professione abbia comportato un atto di fede. Oggi saremmo tentati di burlarci di quel mondo lontanissimo, ma di quella perdita sopravvivono schegge o frammenti e sono intanto sopraggiunte altre nascite impreviste. Un giorno qualcuno le racconterà in modo coerente e ordinato, senza le retoriche dell’architettese, il culto estremo delle personalitàe il frastuono del mondo che ci circonda».
Ne viene fuori un “esperimento espositivo”, si potrebbe definire, dove le connessioni tra le opere si sono rivelate in corsa, semplicemente accostando i pezzi.
Si tratta di pezzi di diversa provenienza e di vari artisti europei, ma anche correlati alla civiltà dell’intaglio ligneo nella retablistica della penisola iberica, rappresentate da un’erma rinascimentale (la cui provenienza francese è giustificata dall’essere un soggetto caratterizzante tante architetture spagnole del rinascimento), da una colonnina ionica del tardo XVI secolo, di area andalusa, e da un fantasioso “estipite” del XVIII secolo, forse di provenienza galiziana.
Le strette relazioni tra le grandi civiltà artistiche europee dell’età moderna sono poi completate da rappresentazioni di artisti contemporanei e accompagnano le fotografie di Bérchez nell’interpretazione poetica di forme astratte, colte in movimento o in posizione ieratica, e tendenti sempre a stabilire un nesso con l’architettura e con l’atto di progettare.
Lo sguardo personale di Bérchez si mescola la sua passione di storico, con un coté di rimpianto e una certa furia sotterranea. Tuttavia non c’è rilassamento estetico nell’esposizione, l’autore vuole suggerire che, a distanza di secoli, quei ritagli, selezionati dal suo sguardo, gridano qualcosa ai contemporanei e cioè che la metafora femminile sia concettualmente che formalmente appare indiscutibile.
L’installazione rimarrà fruibile fino al 9 ottobre (da lunedì a giovedì dalle ore 09.00 alle 16.15; venerdì dalle ore 9.00 alle 13.15). Ingresso libero.