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10 Settembre @ 21:00 11 Settembre @ 21:00 CEST

Nell’ambito della 78ª edizione dell’Estate Teatrale Veronese, il Teatro Romano di Verona ospita il 10 e 11 settembre Amleto², lo spettacolo cult di e con Filippo Timi, prodotto dal Teatro Franco Parenti e dalla Fondazione Teatro della Toscana. A distanza di anni dal suo debutto, la nuova edizione del lavoro che ha segnato una tappa fondamentale nella ricerca dell’artista torna sulla scena veronese come un incontro tra il grande archetipo shakespeariano e una scrittura teatrale libera, visionaria e profondamente contemporanea.

Nel segno di (H)EARTH OF GLASS – Tradizione e sperimentazione in dialogo aperto al mondo, l’Estate Teatrale Veronese prosegue il proprio viaggio nella rilettura dei classici affidandoli a interpreti capaci di attraversarli con uno sguardo radicale: un teatro che non conserva il passato, ma lo espone alle contraddizioni del presente, trasformandolo in materia inquieta e necessaria.

Dal Teatro Romano parte una nuova e fiammante edizione dello spettacolo cult che ha consacrato il genio sregolato di Filippo Timi. Una messinscena che rilegge il Bardo in modalità esplosiva nella quale ogni gesto e ogni sillaba si fanno gioco, voce intima e provocazione d’intelletto. Timi stravolge il sacro testo shakespeariano, rovesciandone passioni e archetipi in una gabbia da circo elettrica, teatro di un elogio della follia senza precedenti. È un Amleto spiazzante: comico, furibondo, violentemente colorato.

Qui la tragedia muta pelle e si trasforma in commedia, oscillando vertiginosamente tra la sete di potere e l’abisso dell’oblio, tra la frivolezza più estrema e la pazzia più pura. L’Amleto di Timi è un principe annoiato, un eroe stanco che rifiuta di recitare la solita, monotona partitura familiare; non vuole più amare Ofelia, non vuole più vendicare, non vuole più essere. Mentre voci fuori campo lo richiamano inutilmente a un destino già scritto, intorno a lui orbitano creature nate dalla sua mente instabile, portate in scena dalle storiche complici artistiche Marina Rocco ed Elena Lietti. È un grandioso delirio decadente, popolato da figure grottesche che, mosse dai fili di un’ironia dissacrante, non sono mai gusci vuoti, ma contenitori traboccanti di una disperazione viscerale.

Paradossalmente, è proprio l’ironia martellante e corrosiva a sollevare il velo: distruggendo la trama, essa scolpisce il dolore dei personaggi con una precisione chirurgica. Quella che esplode sul palco è una follia selvaggia ma miracolosamente sana e vitale, l’unica risposta autentica davanti alla consapevolezza atroce della vanità del mondo. Un teatro di coraggio e onestà, che sonda i misteri shakespeariani per restituirci un “Amleto al quadrato”, straripante di forma, contenuto e genio. Un’esperienza totale che promette e mantiene lo shock della bellezza.

Marta Ugolini, Assessora alla Cultura del Comune di Verona

«Il Teatro Romano è il luogo naturale in cui i grandi classici tornano a interrogare il presente. Con Amleto² accogliamo a Verona un artista capace di reinventare il rapporto tra tradizione e contemporaneità, restituendo a Shakespeare una forza sorprendentemente attuale. Sostenere questi percorsi significa continuare a fare della cultura un luogo di incontro, di ricerca e di immaginazione condivisa.»

Fabrizio Arcuri, direttore artistico dell’Estate Teatrale Veronese

«La rilettura dei classici è uno degli assi portanti dell’Estate Teatrale Veronese: non si tratta di celebrare testi immutabili, ma di permettere loro di attraversare il tempo e di generare nuove domande. Amleto² di Filippo Timi è un esempio straordinario di questa possibilità: un corpo a corpo con Shakespeare in cui il comico e il tragico convivono, rivelando tutta la complessità dell’essere umano.»

Filippo Timi in conferenza stampa al Teatro Romano ha dichiarato: «Perché rifare Amleto una seconda volta? Per non essere superficiali. Perché il grande motore di questo spettacolo è la vita in scena. Deve esserci sempre la sensazione che quello che accade stia accadendo davvero, in quel preciso momento. È come un jazz: c’è una struttura, certo, ma dentro quella struttura bisogna essere vivi, ascoltarsi, rischiare. Quello che cerchiamo è la vita. E questa fuga di Amleto, in fondo, è proprio una ricerca della vita. Io, quindici anni fa, ho costruito un personaggio che raccontava molto di chi ero allora. Oggi sono cambiato, sono cresciuto, ho attraversato altre cose, ho altre profondità. Ho una maturità artistica e personale diversa e sentivo il bisogno di tornare lì, dentro quello spettacolo, per vedere cosa succedeva a me e cosa poteva succedere a lui. Perché quando cambiamo cambia anche il modo in cui guardiamo le cose. E poi c’è una cosa sorprendente: oggi, per arrivare ad alcune emozioni, non devo più fare tre salti mortali. Prima dovevo costruire tutto, spingere, cercare, fare la piroetta. Adesso parte una piroetta e… vabbè, ci siamo. È anche questo che la maturità fa: asciuga. E proprio perché asciuga, a volte arriva più lontano. Tornare a Amleto² dopo quindici anni è una fortuna che non capita a tutti gli attori. Significa incontrare di nuovo qualcosa che credevi di conoscere e scoprire che non lo conosci più. Non è uno spettacolo sul rifare uno spettacolo: è una domanda che torna, e ogni volta che torna, se siamo vivi, la risposta è diversa. Shakespeare, del resto, non è polveroso. È contemporaneo. Anzi, a volte è più contemporaneo di certe cose che pretendono disperatamente di esserlo. Shakespeare investiva i suoi personaggi nella realtà, dentro i rapporti umani, dentro il desiderio, la paura, il potere, il sesso, la follia, la solitudine. Tutto quello che ci succede ancora. Per questo, provocatoriamente, dico che Shakespeare è più vicino a C’è posta per te che a certe messe in scena teatrali: perché parla della vita. Nel nuovo lavoro ho cercato ancora di più questa contemporaneità. Ho lavorato sul testo, sulle sue possibilità, ma anche su un’idea di multiverso: il Seicento convive con gli anni Trenta, con Petrolini, con tutto ciò che può entrare in collisione con Shakespeare e farlo esplodere. Non per fare un gioco di citazioni, ma per trovare il punto in cui tutte queste cose possono diventare una cosa sola: teatro. E allora non c’è più soltanto Amleto. C’è un multiverso di Amleti. Ogni personaggio, in qualche modo, si trova davanti alla stessa domanda: essere o non essere? Non è una domanda riservata al principe di Danimarca. Riguarda tutti: gli attori, i personaggi, Ofelia. Ognuno, a un certo punto, deve fare i conti con quella domanda. Io non voglio spiegare. Voglio provocare un’emozione. Voglio che qualcosa accada. Anche per questo la dimensione dell’improvvisazione è così importante: alcune sere si rompe qualcosa, si apre una crepa, e dentro quella crepa può entrare la vita. Bisogna avere il coraggio di non proteggersi troppo. L’arte, secondo me, deve metterti in gioco. Deve farti male almeno un pochino. Deve costringerti a chiederti: sono davvero il ruolo che la società mi ha costruito addosso? Oppure posso ancora scegliere? Ecco, per me Amleto² è questo: un grande gioco sfrenato, ma dentro il gioco c’è una domanda molto seria. Quanto della vita che stiamo vivendo è davvero nostra? E quanto invece è un copione che continuiamo a recitare perché abbiamo paura di uscire dalla parte?»

Marina Rocco in conferenza stampa al Teatro Romano ha dichiarato: “Ho una voglia tremenda di rifare questo spettacolo. Quando Filippo mi ha conosciuta, ha riconosciuto in me una sorta di Marilyn Monroe. Io, in quegli anni, ero quasi ossessionata da Marilyn: cercavo attraverso di lei di capire cosa significasse essere donna, perché mi sentivo completamente persa e non sapevo ancora bene quale posto occupare nel mondo. Filippo ha preso quella parte di me e l’ha portata dentro lo spettacolo in maniera molto forte, utilizzandola come materia per costruire il personaggio. Ma Marilyn, nel tempo, si trasforma. E insieme a lei è cambiato anche il mio rapporto con quella figura: oggi non ne ho più bisogno come ne avevo all’inizio. Per questo anche il personaggio e la sua interpretazione sono inevitabilmente cambiati. Quando abbiamo ripreso lo spettacolo, qualche mese fa, avevo già la sensazione che qualcosa sarebbe successo, che quella parte di me avrebbe preso una direzione diversa. E credo che sia proprio questo uno degli aspetti più belli di Amleto²: uno spettacolo che, tornando, non torna mai esattamente uguale a se stesso».

Bio

FILIPPO TIMI

Attore, autore, regista e pura forza della natura: Filippo Timi è una delle figure più dirompenti del panorama culturale italiano. Formatosi alla “Silvio d’Amico”, ha scardinato ogni convenzione per forgiare una ricerca artistica dove la tragedia danza con la comicità più sfrenata. Il suo teatro è un organismo vivente fatto di improvvisazione e scrittura febbrile, dove i classici rinascono come materia viva. Timi ha costruito un linguaggio visionario e prepotentemente fisico: per lui, il lavoro sulla voce e sul corpo è l’essenza stessa della drammaturgia.

Nelle sue mani, Shakespeare, il melodramma e la cultura pop smettono di essere polvere per farsi carne incandescente. Questa intensità magnetica lo ha reso protagonista assoluto anche nel cinema, dove collabora con i grandi maestri italiani unendo una drammaticità viscerale a un’ironia inquieta. Con Amleto², Timi firma il suo manifesto poetico: uno spettacolo cult diventato leggenda grazie a una forza immaginifica e a una libertà linguistica senza pari. È un’opera che trasforma l’archetipo shakespeariano in un’esperienza radicale, ferocemente comica e intrisa di una poesia lacerante. Timi non mette in scena il teatro: lo abita e lo incendia, restituendolo come un atto di libertà pura. Un artista totale che ridefinisce, a ogni sipario, il senso profondo dell’essere in scena.

MARINA ROCCO

Attrice d’eccezione tra teatro, cinema e TV, incanta per una presenza scenica magnetica e una versatilità rara. Il suo talento si muove con grazia tra il rigore della ricerca contemporanea e la naturalezza della grande serialità, forgiando uno stile unico fatto di precisione millimetrica, ironia pungente e una sensibilità emotiva vibrante. Il sodalizio artistico con Filippo Timi l’ha proiettata in un teatro visionario e senza confini, dove i suoi personaggi sbocciano in metamorfosi continue, sospesi tra l’incanto del grottesco e la profondità della malinconia. In Amleto², Marina dà corpo a figure oniriche e perturbanti, icone di un sogno decadente in cui fragilità e tensione drammatica si fondono in un’interpretazione magistrale e indimenticabile.

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L’Estate Teatrale Veronese è promossa dal Comune di Verona in collaborazione con Arteven, Circuito Multidisciplinare Regionale, con il sostegno del Ministero della Cultura e della Regione Veneto, e con Banco BPMMagis e Pasqua Vini. Affiancano il Festival in questa 78ª edizione il Gruppo Vicenzi e l’Hotel Touring. Il racconto della stagione è affidato alla rete di media partner Radio Rai 3L’ArenaTeleArenaRadio Verona e AGTW.

INFORMAZIONI. Programma completo sul sito www.estateteatraleveronese.it, sulla pagina Facebook Estate Teatrale Veronese-Comune di Verona, sul profilo Instagram  estateteatraleveronese e sul canale YouTube Estate Teatrale Veronese.

BIGLIETTI DISPONIBILI 

ONLINE disponibili sui circuiti: www.boxol.it/BoxofficeLive/itwww.boxofficelive.it.

DA BOX OFFICE VERONA – via Pallone 16 – tel. 045 80 11 154

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