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29 Agosto @ 21:00 5 Settembre @ 21:00 CEST

Prosegue il programma della 47/a edizione di Segni Barocchi Festival in programma a Foligno fino al 5 settembre. La direzione artistica della manifestazione è curata da Daniele Salvo. Per sabato 29 agosto, alle 21, alla corte di Palazzo Trinci, “Io la musica son”, concerto finale con i cantanti allievi della Summer Master Class (Docente Walter Testolin, Dario Carpanese al clavicembalo, musiche di Claudio Monteverdi, Alessandro Grandi, Henry Purcell), in collaborazione con gli Amici della Musica di Foligno. “Io la Musica son”, prende il titolo dal celebre prologo de L’Orfeo di Claudio Monteverdi, quando è la musica stessa a presentarsi al pubblico come forza capace di commuovere gli uomini, placare gli animi e aprire un varco tra il mondo terreno e l‘invisibile. Non è soltanto una dichiarazione poetica: è il manifesto di un’epoca che vedeva nell’arte il linguaggio privilegiato per interrogare il mistero dell’esistenza. Protagonisti del concerto sono i giovani cantanti della Summer Master Class, guidati dal maestro Walter Testolin, tra i massimi interpreti del repertorio rinascimentale e barocco, accompagnati al clavicembalo da Dario Carpanese. Il programma attraversa alcune delle pagine più significative di Claudio Monteverdi, Alessandro Grandi e Henry Purcell, compositori che hanno saputo trasformare la parola in emozione e il canto in esperienza spirituale. Monteverdi inaugura una nuova concezione dell’espressione musicale, capace di restituire tutta la complessità delle passioni. Alessandro Grandi porta la parola sacra verso una dimensione di intensa intimità, in cui la preghiera assume i tratti del dialogo personale con il divino. Henry Purcell, infine, affida alla melodia una struggente consapevolezza della fragilità umana, facendo della bellezza il riflesso della sua inevitabile caducità. In questo percorso, il tema del Festival si manifesta nella sua essenza più profonda. Il concerto conclusivo della Summer Master Class assume così il valore di un rito collettivo. Le voci dei giovani interpreti raccolgono un’eredità secolare e la restituiscono al pubblico con la freschezza della scoperta, dimostrando come il patrimonio musicale del Seicento non appartenga al passato, ma continui a parlare al nostro tempo. Perché, come insegna il prologo monteverdiano, è la musica stessa a vincere il silenzio. E se ogni vita è destinata a concludersi, ogni autentico gesto artistico continua a vivere nell’ascolto di chi lo accoglie, trasformando la memoria in presenza e il tempo in eternità.

Domenica 30 agosto, alle 21, all’Oratorio del Crocifisso, si tiene “Memento Mori”, concerto per solo piano del maestro Giuliano Mazzoccante. Il programma prevede musiche di Ludwig van Beethoven, Franz Liszt, Giuseppe Verdi, Richard Wagner, Alexander Scriabin. Il recital pianistico di Giuliano Mazzoccante, pianista riconosciuto a livello internazionale per la profondità interpretativa e la straordinaria sensibilità musicale, rappresenta uno dei momenti più intensi del percorso artistico di Segni Barocchi 2026. Il titolo del concerto, “Memento Mori”, non è soltanto un richiamo al tema del Festival ma una meditazione sul destino dell’uomo attraverso alcune delle pagine più vertiginose della letteratura pianistica europea. L’itinerario si apre con la sonata op. 57 appassionata di Ludwig van Beethoven, dove la lotta dell’individuo contro un destino inesorabile si trasforma in un dramma cosmico. La materia sonora sembra farsi carne, conflitto, resistenza, fino a precipitare in un finale che lascia l’ascoltatore sospeso sull’orlo dell’abisso. Nel cuore di Segni Barocchi 2026, dove il motto Vanitas   Vanitatum – “Memento Mori” invita a riflettere sulla precarietà dell’esistenza, il pianoforte diventa voce solitaria dell’uomo di fronte all’infinito. Ogni nota ricorda ciò che il pensiero barocco non ha mai cessato di ripetere: tutto passa, tutto si consuma, ma proprio nella consapevolezza della nostra finitezza può nascere la più alta forma di bellezza.

Lunedì 31 agosto, alle 21, nella corte di Palazzo Trinci, “Mary and Elisabeth, due regine per una corona” a cura di Daniele Salvo, con Melania Giglio, Diletta Masetti, Tommaso Sartori, Alessio Messersì. C’è stato un momento nella storia di questo vecchio mondo in cui due donne si sono contese il dominio su due regni. Attorno a loro un mondo fatto di piccoli uomini che continuamente hanno cercato di appropriarsi di ciò che apparteneva a queste due grandi regine. Hanno cercato di sedurle, di circuirle, di manipolarle ed infine persino di ucciderle pur di riuscire a strappar loro un poco di quell’autorità e di quel carisma che infine però solo a loro apparteneva. Due regine, cugine, così diverse tra loro per indole ed inclinazioni eppure così simili nella determinazione con cui hanno condotto una lotta furibonda, senza esclusione di colpi. La vicenda, liberamente tratta dalla tragedia “Mariam Stuarda” di Schiller, porterà in scena un dramma storico e politico, ma soprattutto umano: non è possibile vivere nel mondo della politica e aspirare ad un tempo al vero amore. La tragedia si concentra sugli ultimi tre giorni di prigionia prima dell’esecuzione. Maria è colta nell’ultimo momento della vita quando, dopo l’incontro con Elisabetta che le nega la grazia, percorre con slancio quasi mistico le tappe verso l’accettazione totale del proprio destino. Maria Stuarda venne giustiziata nel 1587.