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4 Luglio @ 21:00 5 Luglio @ 21:00 CEST

Il viaggio artistico del TEATRO OSTIA ANTICA FESTIVAL – Il Senso del Passato prosegue il e 5 luglio (ore 21) sul palcoscenico millenario del Teatro Romano di Ostia con il debutto in prima nazionale di Lysistrata di Aristofane, firmato da Asterios Peltekis, regista e Direttore Artistico del Teatro Nazionale della Grecia del Nord (NTNG), alla guida di una produzione corale capace di proiettare la commedia classica nello specchio delle crisi e delle dinamiche sociali di ogni tempo.

Quella di Peltekis è una lettura scenica contemporanea che supera la farsa per restituire al pubblico la natura più autentica del testo aristofaneo. Lo spettacolo non si esaurisce in una commedia sulla guerra e sull’amore, bensì si impone come un’opera politica e antropocentrica, focalizzata sul momento esatto in cui una società, sfinita dalla decadenza e segnata da una drammatica carenza di futuro, avverte l’urgenza di darsi un nuovo modello organizzativo.

Attraverso una messinscena incentrata sulla fisicità dei corpi e sulla forza espressiva del movimento, lo spettacolo si rivolge al pubblico con un’autentica “serietà comica” e liricacapace di disinnescare, tramite la risata, l’entropia in cui le civiltà così spesso sprofondano. In questo quadro, lo storico “sciopero del sesso” ordito dalle donne ateniesi e spartane smette di essere una semplice beffa coniugale e si trasforma in un lucido atto di disobbedienza civile, finalizzato a congelare temporaneamente il sistema per arrestare la distruzione.

Nelle sue note di regia, Asterios Peltekis approfondisce il nucleo filosofico dell’allestimento, elevando il testo a una riflessione universale sulla rigenerazione sociale attraverso il corpo e la collettività: «Sfuggire all’entropia non è una semplice soluzione. È un atto consapevole. E questo atto, come ci insegna Aristofane, comincia spesso dove meno ce lo aspettiamo: attraverso il corpo umano, la risata come espressione rivelatrice di liberazione e il desiderio collettivo di pace. Allo stesso modo, “Lysistrata” non è solo una commedia sulla guerra e sull’amore. È un’opera profondamente politica e antropologica; un testo che si concentra sull’istante preciso in cui una società, esausta dal proprio declino, avvia una ricerca urgente per un nuovo modello di organizzazione globale. Aristofane usa la risata come un’arma per affrontare un tema estremamente serio — l’entropia in cui una società cade così frequentemente. E lo fa senza ricorrere a una finta solennità, ma piuttosto con una “serietà comica” genuinamente lirica. L’entropia — intesa sia come concetto fisico che filosofico — indica il progressivo collasso dell’ordine, la dissipazione dell’energia e l’incapacità di un sistema di autoregolarsi. Nella “Lysistrata”, la città-stato si trova proprio sull’orlo di questo collasso, bloccata in una decadenza cronica dove la guerra è diventata fine a se stessa, la politica si è separata dall’esperienza umana e il corpo è stato bandito dal discorso pubblico. Tutto ciò che doveva servire al bene comune ora funziona in modo meccanico — privo di significato, svuotato di prospettiva. L’eroina della commedia non propone riforme. Non introduce nuove istituzioni. Rifiuta di parlare la lingua del potere. Lysistrata mette sul tavolo qualcosa di radicalmente diverso: la riemersione del corpo, del desiderio, della cura e della responsabilità collettiva come atto politico. Lo sciopero del sesso non è una punizione — è un atto che sospende l’entropia della città. Blocca temporaneamente il sistema, affinché possa ripartire da zero. È questo gesto a costituire il cuore dell’approccio registico. La fuga dall’entropia non si ottiene con la violenza o la coercizione, ma attraverso il rifiuto consapevole di partecipare — e contribuire — a un circolo vizioso. In questo capolavoro del grande poeta comico, le donne non occupano solo l’Acropoli; occupano il tempo stesso, il flusso degli eventi e la logica di una distruzione inevitabile. La commedia qui non funge da valvola di sfogo; è un meccanismo di rivelazione. E la sua risata nasce dall’imbarazzo smarrito di un mondo che improvvisamente si sveglia scoprendo la propria ridicolaggine. I personaggi maschili non sono ridicolizzati perché “cattivi” o inutili, ma perché intrappolati in un sistema che non riescono più a controllare. In questo contesto, l’essere ridicoli è un sintomo dell’entropia. In “Lysistrata”, Aristofane ci ricorda che qualsiasi sociedade che perda il contatto con la fisicità, con la sensualità e con la gioia, sprofonda inevitabilmente nella violenza. Al tempo stesso, ci mostra che la ricostruzione non si mette in moto “dall’alto”, dai detentori del potere, ma dall’istinto collettivo di sopravvivenza. Da quel momento in cui qualcuno trova il coraggio di gridare: “Fino a qui e non oltre!”. La nostra “Lysistrata” vuole tornare nel Teatro — uno spazio in cui la comunità si riunisce da secoli per confrontarsi con i propri limiti — non come un monumento al dramma antico o come un cimelio di forme espressive passate, ma come un evento politico vivo e pulsante. Come un promemoria del fatto che un riavvio è possibile, persino nel bel mezzo della decadenza più cronica e profonda. A patto di trovare il coraggio di immaginare la nostra esistenza — e, soprattutto, la nostra coesistenza — sotto una luce nuova e diversa. Come in un sogno…»

L’interpretazione di questo profondo e ironico rito di rifondazione è affidata a una delle attrici più apprezzate della scena ellenica, Elisavet Konstantinidou, che dà corpo e carisma a Lysistrata, attorno alla quale si muove un cast d’esperienza – composto da Katerina PapoutsakiKrateros KatsoulisAlexandra PalaiologouPanagiotis PetrakisNikos GeorgakisKostas SantasGiannis Charisis e Sofia Kalemkeridou  affiancato dall’ensemble coreutico e attoriale del Teatro Nazionale della Grecia del Nord

L’allestimento si avvale della colonna sonora originale di Giorgos Andreou e dei movimenti coreografici di Konstantinos Rigos, artista riconosciuto a livello internazionale che imprime allo spettacolo una gestualità contemporanea e una vibrante tensione drammatica. L’impianto visivo è curato dalla scenografa Froso Lytra, mentre i costumi sono firmati da Nikos Charlaftis e il disegno luci è di Stelios Tzolopoulos. Dopo il debutto assoluto al Forest Theatre di Salonicco (30 giugno) e le date italiane a Ostia Antica, Lysistrata approderà al Teatro Antico di Epidauro il 21 e 22 agosto 2026.

Il percorso del TEATRO OSTIA ANTICA FESTIVAL proseguirà la sua indagine sul contemporaneo attraverso il filtro della memoria spirituale con Requiem(s) di Angelin Preljocaj (10 e 11 luglio), una monumentale architettura di corpi e danza che indaga la finezza dell’essere e l’immortalità dell’arte. La chiusura della rassegna sarà infine affidata alla raffinata indagine psicologica di Filippo Dini con la sua visionaria rilettura dell’Alcesti euripidea (17 e 18 luglio), un viaggio struggente e poetico attorno al mistero del sacrificio d’amore e alla soglia sottile che separa la vita dalla morte.

Asterios Peltekis è attore, regista, docente di teatro e attuale Direttore Artistico del Teatro Nazionale della Grecia del Nord (NTNG). Laureato presso la Facoltà di Teatro dell’Università Aristotele di Salonicco, si è formato professionalmente alla Scuola d’Arte Drammatica dello stesso NTNG, perfezionando i suoi studi all’estero con borse di ricerca incentrate sulla regia e sui sistemi di recitazione contemporanei. Nella sua ricca carriera ha diretto e interpretato decine di opere del repertorio classico, moderno e contemporaneo per le più importanti istituzioni teatrali greche (Teatro Nazionale della Grecia, NTNG, Teatro d’Arte di Atene) e nell’ambito di festival internazionali. Dal 2022, alla guida del Teatro Nazionale della Grecia del Nord, promuove una linea artistica transnazionale capace di coniugare il rigore della tradizione classica alle scommesse espressive dei nuovi linguaggi della scena, intensificando le reti di coproduzione e gli scambi culturali con i più prestigiosi Teatri Nazionali e Stabili europei.

Teatro Ostia Antica

Viale dei Romagnoli, 717
Ostia (RM), ITA 00019 Italy
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