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26 Aprile @ 19:00 20:30 CEST

A 90 anni dalla scomparsa di Federico García Lorca, lo spettacolo celebra il genio del poeta granatino attraverso un’esplosione di teatro, danza flamenca e musica dal vivo. Un viaggio sensoriale nell’universo di un artista che ha saputo fondere l’avanguardia del ‘900 con le radici viscerali della terra andalusa.  I dieci interpreti sul palco rappresentano le diverse anime del poeta: la forza e la sensibilità, frammenti dell’ unico, caleidoscopico animo artistico di Federico García Lorca.

La mattina tra il 17 e il 19 Agosto 1936, vicino a un uliveto nei dintorni del villaggio granatino di Viznar, Federico viene fucilato. Sono trascorsi 90 anni. Nonostante gli storici abbiano indagato a lungo non è stata accertata né la data precisa né il luogo. Il corpo di Lorca fu gettato in una fossa comune e mai identificato; dal 2009 sono state tre le ricerche senza avere esito. In Spagna ci sono 2600 fosse comuni con centinaia di migliaia di vittime della Guerra Civile e della successiva dittatura franchista, la maggior parte si trovano in Aragona, Andalusia e Asturie.

Federico riposa in una di queste.”Che poeta! Non ho mai visto riunite, come in lui, la grazia e il genio, il cuore alato e la parlata cristallina. Federico era lo spirito scialacquatore, l’allegria centrifuga, che raccoglieva in seno e irradiava, come un pianeta, la felicità di vivere. 

Ingenuo e commediante, cosmico e provinciale, timido e superstizioso, singolare musicista, splendido mimo, raggiante e gentile: era una sorta di riassunto delle età della Spagna, della fioritura popolare; un prodotto arabico-andaluso che illuminava e profumava, come un gelsomino, tutta la scena di quella Spagna, ahimè, scomparsa…”

Pablo Neruda, “Confesso che ho vissuto” 1974.

“El teatro es uno de los más expresivos y útiles instrumentos para la edificación de un país y el barómetro que marca su grandeza o su descenso.

Un teatro sensible y bien orientado en todas sus ramas, desde la tragedia al vodevil, puede cambiar en pocos años la sensibilidad del pueblo; y un teatro destrozado. donde las pezuñas sustituyen a las alas, puede achabacanar y adormecer a una nación entera. El teatro es una escuela de llanto y de risa y una tribuna libre donde los hombres pueden poner en evidencia morales viejas o equívocas y explicar con ejemplos vivos normas eternas del corazón y del sentimiento del hombre. Un pueblo que no ayuda y no fomenta su teatro, si no está muerto, está moribundo; como el teatro que no recoge el latido social, el latido histórico, el drama de sus gentes y el color genuino de su paisaje y de su espíritu, con risa o con 

lágrimas, no tiene derecho a llamarse teatro, sino sala de juego o sitio para hacer esa horrible cosa que se llama “matar el tiempo”

Federico García Lorca, “Charla sobre el Teatro” 2 febbraio 1935.

Sono queste due suggestioni che ci hanno spinto ad intraprendere questo viaggio nell’universo poetico di García Lorca. Poeta, drammaturgo, intellettuale, musicista, la sua vita è stata un susseguirsi di incontri con artisti importanti del ‘900 che ha influenzato e da cui è stato influenzato: Manuel De Falla, Luis Buñuel , Andreas Segovia, Manuel Jofrè, Salvador Dalì, Pablo Neruda. Appassionato uomo di teatro dal 1931 al 1936, poco prima di morire, dirige la Compagnia Teatro Universitario la Barraca che ha il compito principale di rappresentare il teatro classico nei paesi lontani dai grandi centri, paesi che per secoli erano stati privati di cultura. Tra il 1932 e il 1936 “La Barraca” allestirà 13 opere e darà oltre 100 rappresentazioni in 60 paesi e cittadine sparse in tutta la Spagna, impiegando inoltre un centinaio di attori/studenti universitari. E la musica e la danza flamenca sono la materia primordiale, l’humus viscerale delle sue espressioni poetiche e drammaturgiche, basti pensare alle Raccolte “Romancero Gitano”, “Poema del cante jondo”, “Seis poemas gallegos”, “Cantares Populares”, per arrivare alla  tragicità epica della trilogia teatrale “Bodas de Sangre”, “Yerma, “La casa de Bernarda Alba”. Nel Flamenco (dichiarato dall’UNESCO nel 2010 Patrimonio Culturale Immateriale dell’Umanità), le sonorità sono intense ed espressive, una voce non deve essere bella, ma fare male: non deve piacere, ma ferire come un pugnale, un grido straziante che sorge dalle viscere e proietta l’ascoltatore nell’estasi sacra del duende, che è con le parole del poeta: “potere misterioso che tutto il mondo sente e che nessuna filosofia  spiega … un potere e non un modo di fare, una lotta e non un pensiero… non è questione di capacità, ma di stile vivente, di una vecchissima cultura, creazione in atto… non è nella gola, sale all’interno a cominciare dalla pianta dei piedi”. 

Il Flamenco è un’arte che esprime sentimenti profondi, nasce come espressione di comunità discriminate che lo usano per manifestare le proprie esperienze emotive.

Sono gitani (armonie e melodie), arabi (sonorità), africani (ritmi), ebrei (canti delle sinagoghe) e cristiani (canti gregoriani) che mescolano elementi delle loro rispettive culture con elementi tradizionali andalusi. Il dolore, la solitudine, l’angoscia, la disperazione, l’amore, il tormento, la sensualità, la passione, l’allegrezza sono temi centrali nel Flamenco come nella poetica di Garcia Lorca.

Nella messa in scena la parte del cante è fusa direttamente con la parola poetica che le bailaoras interpretano creando paesaggi emotivi e stati d’animo attraverso i diversi palos del flamenco seguendo le immagini e le visioni dei carmi. 

L’attrice condurrà lo spettatore nell’universo sonoro delle liriche di García Lorca esplicitando le cadenze e gli accenti suggeriti dalle danzatrici e dai musicisti. 

La regia si rivolgerà al testo per tradurne l’intimo messaggio, per realizzare visivamente il pensiero. I performers rappresentano le anime del poeta: quella maschile nell’ azione dei musicisti che costruiscono l’ambiente musicale e quella femminile, nelle figure delle danzatrici e dell’attrice, che ne sono l’espressione diretta. 

Tutti sono pezzi del caleidoscopico animo dell’Artista e tutti riflettono in scena sapori, colori e intenzioni del mondo poetico e spirituale di García Lorca. 

      Ideazione, Coreografie e Regia di FRANCISCA BERTON

Sergio Varcasia, Chitarra

Matin Kashanaki, Chitarra

Ana Rita Rosarillo, Cante Flamenco

Paolo Monaldi, Percussioni

Francisca Berton, Bailaora solista

Caterina Lucia Costa, Bailaora solista

Corpo di ballo della Compagnia AlgecirasFlamenco

Erica Bianco, Attrice

Genere: Theater, Music and Dance 

Durata dello spettacolo: 60 minuti 

info e prenotazioni:

segreteria@teatroamelia.it – info@algecirasflamenco.com

Teatro Sociale di Amelia

Via del Teatro, 39
Amelia (TR), ITA 05022 Italy
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