12 Marzo @ 21:00 – 23:00 CET

Soprano russo drammatico, rinomata per la grande estensione vocale e l’agilità, nonché per il colore scuro della voce, dalla solida preparazione tecnica e interpretativa, Lidia Fridman si è guadagnata un posto di primo piano nel panorama lirico internazionale. È atteso il suo debutto nella stagione dell’Accademia Filarmonica Romana giovedì 12 marzo al Teatro Argentina (ore 21) per un recital, accompagnata al pianoforte da Liubov Gromoglasova, che attraversa alcune delle pagine più introspettive, intime e “notturne” dalla liederistica russa e tedesca del secondo Ottocento – Čajkovskij, Wagner, Rachmaninov – fino alla metà del Novecento con gli ultimi Lieder di Richard Strauss.
Il recital segue di pochi giorni il successo del Macbeth di Verdi al Teatro Regio di Torino, dove la sig.ra Fridman interpreta il ruolo di Lady Macbeth, diretta da Riccardo Muti, con la regia della figlia Chiara, e precede il concerto negli Stati Uniti per il debutto con la Chicago Symphony Orchestra diretta sempre da Muti, per una serata dedicata alle più significative arie d’opera italiana. Una collaborazione, quella con il Maestro Muti, che si consolida dopo le due precedenti produzioni operistiche verdiane (Abigaille in Nabucco e Amelia in Un ballo in maschera) e alcuni concerti.
IL PROGRAMMA
Il programma affronta alcune delle pagine più intime della musica vocale da camera tedesca e russa, in cui vi ricorre, come nella gran parte della liederistica, il tema della Natura e dell’Amore – inteso come passione, dolore, anelito, struggimento. Da un lato le romanze russe, dai toni a tratti drammatici (dall’op. 60, 38 e 47) e la malinconia di Giugno – Barcarola pagina per solo pianoforte di Čajkovskij, dall’altro i profumi e le sensazioni della natura nelle romanze di Rachmaninov (dall’op. 14, 4 e 21). Il concerto si arricchisce poi di due cicli di Lieder tedeschi che raggiungono vertici di pathos e contemplazione: i Wesendonck Lieder di Wagner, su poesie di Mathilde Wesendonck, musa ispiratrice del musicista tedesco, cui si legò da una forte passione romantica, sono cinque Lieder scritti fra il 1857 e il 1858 che anticipano il grande lavoro del Tristan und Isolde; una sorta di “diario sentimentale in musica” (Franco Serpa), in cui la musica è fremente di pathos e sospiri. Di tutt’altra natura i Vier-letzte Lieder (Ultimi quattro Lieder) op. 150 di Richard Strauss, composti in anni difficili, fra la fine del 1945 e il ‘48, e pubblicati nel 1950, un anno dopo la scomparsa del musicista: il lirismo poetico della voce umana – i testi sono di Herman Hesse e Joseph von Eichendorff – è fra i vertici della produzione straussiana, vero e proprio testamento artistico e spirituale. Li precedono due brani per pianoforte tratto dai giovanili Stimmungsbilder op. 9 “Immagini di stati d’animo”.
“L’idea di questo programma – racconta Lidia Fridman – è nata da un’esigenza profonda. Ho voluto costruire un percorso che fosse prima di tutto un viaggio dentro di sé: non un semplice accostamento di pagine russe e tedesche, ma un cammino dalla notte all’ultimo tramonto. Čajkovskij e Rachmaninov parlano di una malinconia che conosco bene e sento molto affine – non come tristezza, ma come profondità. È una notte che non fa paura, ma che obbliga a guardarsi dentro. Sentivo il bisogno di attraversarla senza evitarla. In Wagner, e ancora di più in Strauss, quella stessa coscienza si fa contemplazione”.
Biglietti: Teatro Argentina da 19 a 30 euro; (comprensivi di prevendita).
Info: filarmonicaromana.org, tel. 342 9550100, promozione@filarmonicaromana.org