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3 Marzo @ 20:30 8 Marzo @ 17:00 CET

L’8 agosto 1956 nella miniera di carbone di Bois du Cazier, a Marcinelle, nel Belgio meridionale, 262 minatori morirono a causa di un incendio e dei fumi tossici. Tra le vittime, 136 erano lavoratori italiani immigrati in Belgio grazie a un accordo tra il governo italiano e quello belga (volto a fornire manodopera al Belgio in cambio di carbone inviato in Italia).

Lo spettacolo, a settant’anni di distanza, ripercorre minuziosamente la cronologia temporale di quattro minatori, dalla partenza dai propri paesi d’origine, alla morte nella miniera in quello che fu l’incidente sul lavoro più drammatico in Europa dal dopo guerra ad oggi. 

Nel dopoguerra si è verificata la terza grande ondata migratoria di nostri connazionali in cerca di fortuna all’estero, coinvolgendo migliaia di persone che erano obbligati a lasciare le loro case stretti dalla morsa della povertà. Lo spettacolo è il frutto di un accurato studio dell’autore dei fatti avvenuti e del contesto sociale dell’epoca, attraverso fonti scritte, filmiche e orali.

Quando i minatori partivano, le piccole stazioni dei loro paesi si riempivano di mamme, fidanzate, amici e parenti che li salutavano. C’era chi era felice per loro, come amici o conoscenti e c’era chi invece si disperava, come le mamme e le fidanzate. Con le valigie di cartone i minatori viaggiarono in treno fino a Marcinelle. Gli erano state assicurate 28 ore di viaggio. In realtà furono 5 giorni in condizioni disumane a livello logistico e sanitario. Il primo impatto con Marcinelle non fu dei più positivi. Gli alloggi che gli erano stati promessi, caldi e confortevoli erano al contrario scomodi e freddi. Le loro stanze si trovavano all’interno di ex campi di concentramento che i Tedeschi usavano durante la Seconda guerra mondiale. Disumane le loro condizioni di lavoro: turni lunghi e faticosi, i pagamenti a cottimo; più carbone recuperavano, più la paga si alzava. I pasti erano scarsi. Se qualcuno chiedeva spiegazione di quelle condizioni ad un superiore, veniva aspramente criticato e minacciato. Nella miniera, il loro lavoro a mille metri di profondità era estenuante: per ore stavano sdraiati in piccole gallerie – chiamate mine – di mezzo metro. Scavavano con uno scalpello percosso da un martello di ferro o con il Motor Pique (un piccolo martello pneumatico dell’epoca in dotazione ai minatori).

NOTE DI REGIA

La mancanza d’aria. La polvere. Il rumore assordante, i carrelli carichi di carbone, i nitriti dei cavalli, gli ascensori e altri suoni diventeranno una musica di accompagnamento per le azioni sceniche. Racconteremo anche come passavano il tempo libero. Un giorno andarono a Liegi per seguire l’arrivo vincente di Coppi e scoprirono che nei bar era vietato l’ingresso agli italiani. Da una partita a scopa alle telefonate a casa fino al momento della tragedia: tutti i minatori smettono di parlare. Rimarrà in sottofondo “la musica della miniera”, così la chiamavano!

Scritto e diretto da Ariele Vincenti – Con: Francesco Cassibba, Sarah Nicolucci, Giacomo Rasetti, Vincenzo Tosetto,  Ariele Vincenti – Scenografia Alessandro Chiti – Composizioni Musicali Tiziano Gialloreto – Disegno Luci e Fonica Stefano Pierucci – Costumi Agostina Imperi – Aiuto Regia Nicolò Marabini| – Foto Francesco Nannarelli| – Grafica Marco Animobono

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