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“C’eravamo tanto odiati”: ridere dell’amicizia, guardare in faccia la solitudine

La nuova commedia di Pino Ammendola al Teatro Golden tra ironia pungente, rancori irrisolti e verità che tornano a galla

di Salvatore Sciré

Al Teatro Golden ha debuttato lo scorso 29 gennaio C’eravamo tanto odiati, originale pièce firmata da Pino Ammendola, che ne cura anche la regia ed è in scena come coprotagonista. Accanto a lui, in splendida forma, Franco Oppini e la bravissima Annalisa Favetti; completa il cast il giovane e promettente Marco Gabrielli.

Da sx. Marco Guidotti, Franco Oppini, Pino Ammendola e Annalisa Favetti

La commedia racconta la vicenda umana e artistica di due comici, Dino Ventura (Pino Ammendola) e Franco Vinciguerra (Franco Oppini), un tempo coppia amatissima dal pubblico e protagonista di un lungo periodo di successo. Un brutto scherzo, però, segna la fine del loro sodalizio: a seguito di una caduta, Dino riporta una grave lesione a una gamba. Ammendola restituisce con grande efficacia la fragilità del personaggio, presentandosi in scena con una vistosa zoppia e un bastone d’appoggio, postura che mantiene con coerenza fino all’ultimo atto.

Da amici inseparabili, i due diventano acerrimi nemici, trascinandosi dietro rancori, cause legali e richieste di risarcimento, fino a quando un invito a cena rompe l’equilibrio dell’odio sedimentato. A convocarli è Jane, assistente di un noto produttore, il dottor Godotti (sarà forse un ironico parente del celebre Godot?), dando avvio a un confronto tanto comico quanto dolorosamente umano.

La scena è ambientata in un ristorante di lusso, riservato in esclusiva per un’importante cena d’affari. Un cameriere impeccabile li accoglie con deferente ammirazione, ma fin dal primo istante l’incontro tra i due ex sodali fa sprizzare scintille: battute al vetriolo e rancori mai sopiti emergono senza filtri.

In attesa dell’arrivo di Godotti (o Godot?), entra in gioco Jane, segretaria tuttofare del manager, che facendo leva su un fascino cui entrambi non restano indifferenti, illustra la proposta: un’esibizione negli Emirati Arabi. Un principe locale, loro fedelissimo ammiratore fin dai tempi in cui studiava a Roma, li vuole a Dubai per il proprio matrimonio. Il compenso? Un milione di euro a testa. Non proprio un dettaglio.

Mentre Godotti è bloccato a Mosca a causa di ritardi e coincidenze aeree, la maliarda Jane tenta di smussare gli spigoli di un confronto che inevitabilmente si riaccende, generando una serie di momenti irresistibilmente comici. Il tutto sotto lo sguardo attento del compunto maître, che serve antipasti e raffinatezze con un atteggiamento sorprendentemente ambiguo nei confronti dei due attori, alimentando ulteriormente l’ironia e il gioco scenico.

Durante l’attesa, Pino e Franco continuano a far affiorare le loro profonde differenze caratteriali. Tra una portata e l’altra, emergono verità a lungo taciute e, soprattutto, rimpianti che mettono a nudo l’estrema solitudine esistenziale di entrambi. Al di là del compenso promesso, la possibilità di una riappacificazione sembra farsi strada come tentativo di colmare vuoti interiori mai davvero sanati.

Ma l’equilibrio si incrina quando il giovane maître cambia improvvisamente atteggiamento nei loro confronti: dal passato riaffiorano verità imprevedibili e inconfessabili, capaci di ribaltare il senso stesso dell’incontro. Non ne sveliamo il contenuto; basti sapere che Godotti – come il celebre Godot – non arriverà mai, e non per caso.

Come si legge nelle note di regia, “partendo da un assunto squisitamente comico, il pubblico si ritroverà ad aver condiviso un’amara riflessione sull’amicizia e, soprattutto, sulla solitudine, che né l’arte né il successo riescono davvero a colmare. Per fortuna, un finale inaspettato ci accompagnerà fuori dal teatro con una sensazione di rasserenante leggerezza”.

Quello di Pino Ammendola è un lavoro solido e maturo, che guida lo spettatore attraverso le pieghe più fragili della psicologia umana senza rinunciare a una scrittura brillante, ritmata e ricca di colpi di scena, che impreziosiscono l’intera struttura drammaturgica.

La regia è ben calibrata e sostenuta dall’affiatato duo Ammendola-Oppini, estremamente efficace sul piano scenico. Dino è razionale, chiuso e misurato; Franco, al contrario, appare spavaldo e mattacchione: entra in scena su una sedia a rotelle per motivi “assicurativi”, racconta le proprie avventure come fossero ordinaria amministrazione, salvo poi rivelare una condizione economica tutt’altro che florida.

Annalisa Favetti interpreta con precisione una donna determinata, sicura di sé e forte del proprio ruolo professionale e del suo ascendente femminile, fino a un improvviso crollo emotivo nel momento in cui la situazione precipita. Molto convincente anche Marco Gabrielli, particolarmente efficace nel segnare il netto cambio di passo e di atteggiamento del suo personaggio, con una motivazione drammaturgica ben costruita.

Il pubblico segue, ride e riflette, ritrovandosi a interrogarsi su valori fondamentali come l’amicizia, il rispetto e la dignità umana. C’eravamo tanto odiati è senza dubbio uno spettacolo di qualità, capace di intrattenere e lasciare il segno: un lavoro riuscito, da vedere.

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C’eravamo tanto odiati – Scritto e diretto da Pino Ammendola – con: Franco Oppini, Pino Ammendola, Annalisa Favetti e Marco Gabrielli – produzione Maximo Event di Nicolò Innocenzi – Teatro Golden dal 29 gennaio all’8 febbraio 2026

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