Cerca

“A Steady Rain – Pioggia Infernale”: piove nell’oscurità del noir.

Al Teatro Manzoni Giorgio Lupano e Gianluca Gobbi interpretano due poliziotti che dovranno confrontarsi con le proprie scelte e difendere chi amano a qualunque costo

Due versioni. Due verità. Due animi. Una pioggia incessante. Forze represse che si liberano nello sgomento di nuove consapevolezze, nel timore di sé stessi. A Steady Rain è un noir turbolento che devasta con i suoi potenti colpi di scena ma anche e soprattutto con un’indagine intimistica e introspettiva che coinvolge due poliziotti, Joey e Denny. La loro vecchia amicizia verrà messa alla prova da gravi incidenti in servizio e da un sanguinolento episodio che irromperà nel loro focolare domestico. Joey è solo e con problemi nel bere, Denny è sposato e ha dei figli, ma anche anche un carattere difficile e ruvido, ostile e prepotente. A interpretarli magistralmente Giorgio Lupano e Gianluca Gobbi.

Il testo di Keith Huff è viscerale, ombroso, disturbante. Una tenebrosità sporca, diretta, non edulcorata, che non risparmia un vocabolario tendente allo scurrile per caratterizzare al meglio i personaggi e conferirgli concretezza e veridicità. Un buio che incastra e corrode, trascinando in una melma di violenza e non detti, errori e tradimenti. Per qualcuno un vicolo cieco che sprofonda nella disperazione più assoluta, per altri un varco verso la luce, ma a caro prezzo. Una lotta sleale e sofferta per ritrovare un’agognata dimensione pulita, ordinata. L’ideale illumina, ma allo stesso tempo trasforma e la metamorfosi comporta addii e sacrifici.

Gianluca Gobbi qui è Denny: rude, brusco, autoritario, testardo. Senza filtri, nei modi e nel linguaggio. La sua impazienza un pericolo concreto. L’attore interpreta il personaggio con efficacia, entrando con fluidità in universo mentale infiammabile, rivestendo i panni del poliziotto burbero e prevaricante senza inciampare nella parodia, con un realismo scenico d’impatto.

Giorgio Lupano è altrettanto credibile e incisivo nel ruolo di Joey trovando un equilibrio sottile tra fragilità emotiva e vigore maschile. Il suo personaggio è attraversato dalla ruvidezza di un uomo che è sprofondato nell’oscurità e non cerca aiuto, malgrado i tentativi dell’amico Denny. Tormento interiore e abisso emotivo sono tuttavia penetrati da una dolcezza di fondo, da un bisogno disperato di affetto e vicinanza, silenzioso ma decisivo per le scelte del personaggio.

Sotto la lente di ingrandimento anche una mascolinità tossica che porta alla rovina, deragliando in reazioni avventate e nella sopraffazione nolente degli indifesi o dei perdenti, calpestati da una deriva violenta che ha conseguenze mortali o semplicemente ignorati, lasciati soli, abbandonati al male, che spesso si manifesta sotto mentite spoglie. Un neonato, un cucciolo, un ragazzo nudo. Immagini di purezza che si insinuano nella narrazione brutale dei fatti. Luce e tenebra giocano la loro partita, una danza di sangue che non lascia affatto tutto immutato.

Una regia quella di Ferdinando Ceriani attenta, dove l’illuminazione cupa e immersiva e la scenografia essenziale, supportata da immagini video notturne e incisive nella propria semplicità e delicatezza, creano un’atmosfera noir di mistero e penombra psicologica. La drammaturgia corporea dei due attori enfatizza non solo il momento della confessione, quello della parola, ma anche del silenzio: l’attore che non declama non esce di scena, continua a recitare con la stasi del corpo, enfatizzando la tensione e il peso delle parole del collega con un’immobilità metafisica quasi mortifera, che però richiama anche una dimensione di riflessività e contemplazione.

Piove su certezze e affetti, su ciò che si crede di essere e sulle proprie debolezze. Immagini strazianti costellano questo racconto a due, che come struttura ricorda una sorta di duplice monologo più che un dialogo, dal momento che le posizioni dei due personaggi vengono esposte senza apparente reciproco confronto, immutabili, impenetrabili. Tuttavia nelle retrovie della narrazione si instaura un processo trasformativo e un ribaltamento dei ruoli, un gioco di specchi affascinante e sconvolgente che non lascia spazio a sentimentalismi e che nel superamento del passato, nella metamorfosi dell’oggi alla luce dei veri desideri inconsci e degli istinti più forti dell’individuo trova il suo compimento. Cessa la pioggia e tutto è cambiato.

_______________

A Steady Rain di.Keith Huff – Con: Giorgio Lupano e Gianluca Gobbi – Regia di Ferdinando Ceriani – Teatro Manzoni di Roma dal 15 gennaio al 1 febbriao 2026

error: Content is protected !!