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L’ascesa di Donald, da Golden Boy alla Casa Bianca

Un viaggio nella vita del Quarantasettesimo Presidente degli Stati Uniti d’America prima della vittoria in politica

Un tempismo più che perfetto non poteva suggerirsi. Perchè, agli sgoccioli di gennaio, Stefano Massini porta in scena a Savona il suo ultimo spettacolo incentrato sulla storia e sulla società statunitense, dove racconta del personaggio più rilevante e discusso del momento a livello mondiale: Donald.

Si può affermare tranquillamente che Donald J. Trump, primo cittadino degli USA, abbia monopolizzato l’attenzione in questo primo stralcio di 2026. Sempre in primo piano, come fosse onnipresente. Il Board for Peace per Gaza, le mire d’appropriazione sulla Groenlandia, le operazioni militari in Venezuela e le minacce all’Iran, il supporto all’ICE nelle attività anti-migranti e negli scontri con i civili nel gelo di Minneapolis. Ma Donald è sempre voluto essere al centro della scena.

Questo spettacolo, in forma di monologo, non si concentra tanto sul presente quanto sul passato di Trump, presentato come si espone un mito fondativo che narra della crescita di colui che verrà a presentarsi come un dio, incarnazione della ricchezza e del potere inseguito nel Sogno Americano.

Le tappe significative della sua crescita, dall’infanzia sino alla mezza età, seguono la sua evoluzione, l’adattamento e la conquista mossa al mondo del business: dalla scalata e dalla trasformazione dell’azienda di famiglia all’inaugurazione di casinò ad Atlantic City, costruzioni di lusso nel Paese e alla Trump Tower nella Grande Mela.

E più l’impero si allarga, più la scenografia si estende in ogni direzione: insegne compaiono qua e là a segnare il trionfo di Donald, alzandosi anche a torreggiare sul palco e sul pubblico. L’epica a stelle e strisce della corsa al successo straborda da ogni dove, esagerata, rabbiosa, famelica e a tratti congelante, proprio come ci si aspetta per un “naturale” superpredatore del sistema capitalistico.

Che cosa si può dire della sua visione etica? Praticamente inesistente, nelle relazioni come nel rispetto delle leggi e della parità sociale e razziale. Tutto è solo business e, come gli insegna il suo avvocato Roy “Barracuda” Cohn, anche la legge si può piegare, con l’ingegno o facendo valere il proprio peso specifico. Quasi un presagio per il futuro.

Eppure, anche per un vincente il maelstrom dell’insuccesso e del fallimento sono pericoli che si annidani dietro all’angolo. E così, anche un dio può cadere in basso nel fango. Fino a che il superpredatore non si pone un nuovo obiettivo: diventare la guida di tutti coloro che possono immedesimarsi in lui e seguirlo dando così sfogo alla loro rabbia e frustrazione sociale nella scalata elettorale.

Il tutto è farcito dalla cultura americana: il paragone con il Generale Custer, il pugilato e l’icona di Muhammad Ali, il wrestling, la Cadillac, i Cheesburger con salsa Barbecue, le metafore tratte dal Poker. Le proiezioni di luci, le scelte stilistiche sulle scenografie, le ottime composizioni musicali, eseguite dal vivo da Valerio Mazzoni, Sergio Aloisio Rizzo, Jacopo Rugiadi, Gabriele Stoppa, catapultano in un’atmosfera che rassomiglia in tutto e per tutto a Broadway, per non allontanarci da New York.

Donald è quanto di meglio può servire al pubblico nostrano, e non solo, per capire chi sia oggi a capo della più importante potenza del mondo. Il magnetismo di Massini ben si adatta a portare alla luce notizie e informazioni che sono sconosciute su questa sponda dell’Atlantico, facendonci riflettere se davvero vogliamo prendere a esempio tale modello sociale-economico-politico-etico. Anche se la storia del Presidente Trump, per ora, è tutt’altro che conclusa.

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Donald Storia molto più che leggendaria di un Golden Man – di e regia di: Stefano Massini – aiuto regia: Serena Fornari – scene: Paolo Di Benedetto – disegno luci: Manuel Frenda – musiche: Enrico Fink – eseguite da: Valerio Mazzoni, Sergio Aloisio Rizzo, Jacopo Rugiadi, Gabriele Stoppa – immagini: Walter Sardonini – costumi: Elena Bianchini – produzione: Teatro della Toscana – Teatro Nazionale – Teatro Chiabrera 26-27-28 gennaio 2026

foto: ©Chiara Stampacchia

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