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Cronaca di una riscossa: cosa ci manca rispetto alla Spagna? 

Libero arbitrio, pornografia e libertà racchiuse in un interessante documentario  

Cronaca di una riscossa è un documentario Netflix spagnolo che analizza le profonde disparità di genere in terra iberica, offrendo una lente interessante per una comparazione con il nostro paese. Risulta ancora più importante sottolineare che il documentario è stato prodotto nel 2019, ma da poco disponibile nella home della nostra piattaforma. Il documentario mette insieme tante voci che racchiudono bene la molteplicità, a volte contraddittoria, all’interno dei femminismi. 

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Il contesto sociale spagnolo si trova a un punto di autocoscienza femminista più avanzato rispetto all’Italia. Le complicazioni e le sfaccettature discorsive sui punti di maggior interesse del movimento hanno quindi maggior modo di emergere ed essere analizzate. Una parte consistente del documentario parte dal tema della prostituzione per instaurare un dibattito sul sottile limite del libero arbitrio. Una riflessione su cui si sono espresse diverse correnti del movimento femminista. Che si esprimono su se e quanto possa essere indotta una volontà. La libertà. 

La professione di sex worker frammenta il movimento femminista. Una rottura interna all’altezza della complessità del tema. Quest’ultimo viaggia continuamente su un confine sottile dove, per esprimere l’opinione meno lesiva, è necessario esclamare una frase con molte postille, che spieghino i precisi termini entro cui ascrivere il fatto.

Il traffico di esseri umani mette d’accordo chiunque sulla sua riprorevolezza. Il problema è il tema della scelta attorno alla prostituzione volontaria. È davvero volontaria? Una scelta quando può considerarsi indotta? Se la scelta è in nome della sopravvivenza, è davvero una scelta? E se una persona cresce in una cultura che le dipinge un mondo, è colpa sua abitarlo in quel modo? 

Un limite simile, che regge il paragone, è quello dell’esibire il corpo femminile in nome della bellezza. Se ci hanno insegnato che il nostro primo valore è essere belle, e belle in un solo unico modo, determinato da uno sguardo maschile che guarda caso risulta essere anche deleterio per le stesse protagoniste, di chi è la colpa se cercano di raggiungere quell’obiettivo? Ma allo stesso tempo, come si può cambiare questo paradigma se vittima e carnefice lo perpetrano continuamente? 

Se a una persona viene tolto tutto, l’unica cosa che può vendere per sopravvivere è l’unica cosa che ha: il suo corpo. È una mera questione di soldi e di potere. Ma giustificare e reiterare questo processo non fa altro che alimentarlo, mantenendo le persone povere e sfruttate tali e le persone ricche, sempre più ricche e protette.

Il documentario si sofferma poi sulla cultura dello stupro, che tende a focalizzare sempre la vittima e non il carnefice. Troppe le domande sulle reazioni o le volontà della donna, che sottendono in qualche modo che possa “essersela cercata”. Per come era vestita. Perché non è scappata. Perché non ha denunciato subito. Come fu nel caso de La Manada, brillantemente narrato in un altro documentario Netflix.

Cronaca di una riscossa apre molte domande controverse che necessitano di una profonda riflessione, a cui è difficile trovare una sintesi per rispondere. Il pregio di questo documentario sta proprio nel fatto di portare il pubblico a riflettere e a stare su questa complessità, aprendo il dibattito al grande pubblico.

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Cronaca di una riscossa – Regia di Marta Jaenes e Rosa Márquez – Spagna 2019

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