Al Vascello di Roma uno spettacolo sull’amore, sulla parola che in esso si infrange, sul confine tra vita e morte
Vasto e denso il rosso ammanta le quinte e avvolge il fondale, soltanto un albero spoglio abita la scena proiettando la sua curva ombra.

In scena al Teatro Vascello di Roma dal 20 al 25 gennaio Amore di Pippo Delbono è un inno straziante alle ombre, ai crateri, all’urgenza dell’amore.
Originatosi dall’incontro tra il regista e il produttore teatrale Renzo Barsotti, l’opera- inizialmente dedicata al Portogallo, accoglie in sé suggestioni e sfumature crescenti andando a configurarsi come macrocosmo lirico-onirico capace di coniugare in sé l’unicità e l’urgenza dei corpi, lo strapiombo delle voci, le proiezioni e le metamorfosi della luce.
Ciò che valica la potenza della parola
Scalza, con in mano due scarpe rosse, una donna intona il suo canto; straziante, si interrompe un attimo prima che la luce si sposti alla destra del proscenio. Proietta ora un riquadro obliquo, illumina ora un uomo vestito di nero, il suono vibratile della sua chitarra.
Che altro può una creatura se non amare? – dal fuoricampo, la voce di Pippo Delbono riempie lo spazio, rimbalza sulle pareti raggiungendone le estremità più remote. Nel suo insito contrasto, la forza dell’amore trova il suo senso, inesprimibile dalla sola parola, urgente, ineluttabile per chi ne è investito.
Ancora, una donna vestita di bianco, la sua melodia si rivolge all’esterno quanto all’interno, diretta alla vita che sta crescendo dentro di lei. Non esiste parola talmente vasta da restituire la potenza dell’amore, la commozione acuminata che, per un frutto di fuoco e solitudine, investe di tremore.
Luogo della vita, e della morte
Di nuovo la luce sposta il punto di focalizzazione, investe ora lo scheletro di un albero ingobbito, privo di foglie; è l’origine di una storia. La storia che un padre racconta al figlio, la storia di un monaco che insegnò al suo allievo il segreto della cura, e dell’amore.
Volevo fare uno spettacolo sull’amore – risuona ancora la voce di Delbono- ma poi mi sono ritrovato malato e dell’amore non volevo più parlarne. Così il ricorso alla melodia, ad un vocalizzo che parta dal centro del corpo e che sappia restituire, l’urto, il dolore, la nostalgia; così l’appello all’immagine cruda, come quella della donna immobile col seno scoperto, ricoperta di gioielli da una fila di sagome che le passano davanti.
Poi di nuovo la luce, una luce che tramuta il fondale in un gioco di sproporzioni, che moltiplica l’immagine separando i musicisti dalle loro ombre.
Questo amore così fragile, così violento– di colpo la scena si popola di vita, le scene si fanno ora sincrone, struggenti, a tratti volutamente dissonanti. Lo spazio è ora luogo di una festa di vita e di morte, di un atto unico dove le creature del suolo e quelle del sottosuolo, si incontrano in una danza furente.
Sei figure dai volti mascherati, solenni, vestite di bianco; lo stesso bianco delle gemme fiorite che un uomo pone sui rami dell’albero, ora ricolmi.

Ed ecco che lentamente il regista-psicopompo accede nello spazio della rappresentazione, si sfuma il margine tra vita e spettacolo: sono tornato amore (…) profuma la notte e uccidi la mia fame!
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Amore, uno spettacolo di Pippo Delbono, con Dolly Albertin, Margherita Clemente, Pippo Delbono, Ilaria Distante, Mario Intruglio, Pedro Jóia, Nelson Lariccia, Gianni Parenti, Miguel Ramos, Pepe Robledo, Grazia Spinella, Selma Uamusse, musiche originali di Pedro Jóia e di autori vari, collaboratori artistici Joana Villaverde (scene), Elena Giampaoli (costumi), Orlando Bolognesi (luci), Tiago Bartolomeu Costa (consulenza letteraria), suono Pietro Tirella, capo macchinista Enrico Zucchelli, regia Pippo Delbono, responsabile di progetto in Portogallo Renzo Barsotti, responsabile di produzione durante il processo creativo Alessandra Vinanti, organizzazione durante il processo creativo Silvia Cassanelli, organizzazione Davide Martini, assistente di produzione/amministratore di compagnia Arianna Soffiati, direttore tecnico tournée Orlando Bolognesi, personale tecnico in tournée Manuela Alabastro (suono), Elena Giampaoli (costumi), Orlando Bolognesi (luci), Mattia Manna (scena), assistente volontaria in Portogallo Susana Silverio – Teatro Vascello dal 20 al 25 gennaio 2026





