Dagli archivi al palcoscenico: la “missione di vita” di Stefania Prisco racconta il primo San Carlo.
La Biblioteca Comunale Federico Pezzella di Santa Maria Capua Vetere non è soltanto una dimora di libri, ma un luogo dell’anima dove la città ritrova se stessa e la propria memoria. In questo presidio culturale, la storia locale e i grandi classici della letteratura convivono con gli studi sulle scienze umane, offrendo a chiunque varchi la sua soglia la possibilità di perdersi tra le trasformazioni della Campania felix o tra i solchi preziosi di una collezione di dischi a 78, 33 e 45 giri, vero tesoro del nostro passato.

Da sx: Stefania Prisco, Paologiovanni Maione e Giulio Sodano.
È in questa atmosfera accogliente che mercoledì 14 si è tenuto un incontro capace di trasformare il rigore della ricerca in una narrazione viva, umana e profondamente appassionante. Ad impreziosire l’apertura della serata è stato l’intervento e il saluto istituzionale dell’Assessore alla cultura del Comune di Santa Maria Capua Vetere, Anna Maria Ferriero, che ha sottolineato l’importanza di tali momenti di riflessione per la crescita civile della comunità. Il cuore dell’evento è stato poi la presentazione del volume Impresari, maestranze e artisti per il primo San Carlo (1737-1745) (Luciano Editore, 2024), scritto da Stefania Prisco, docente presso l’Università “Federico II”.
Questa pubblicazione rappresenta il coronamento di un lungo e tenace percorso accademico, essendo il frutto maturo della sua tesi magistrale e del suo dottorato di ricerca. Un lavoro che la stessa autrice ha descritto come una sfida nata tra i banchi dell’università, vinta grazie al sostegno costante del professor Francesco Cotticelli della Federico II. La Prisco ha ricordato con emozione la natura quasi “impiegatizia” di questa indagine capillare presso l’Archivio Storico del Banco di Napoli e l’Archivio di Stato: una dedizione quotidiana che non si è fermata nemmeno davanti alle restrizioni del periodo Covid, trasformando la ricerca in una “missione di vita”. Entrambi i relatori intervenuti, i professori Giulio Sodano e Paologiovanni Maione dell’Università della Campania “Luigi Vanvitelli”, hanno lodato l’eccezionale valore di questo scavo documentario, definendolo un’impresa “faraonica”.
Il professor Sodano ha dipinto l’effervescenza di una civiltà napoletana unica, un mondo vivacissimo segnato anche da forti contrasti sociali: un’aristocrazia che, se da un lato “bastonava il popolo”, dall’altro si dedicava con raffinatezza alla composizione musicale. Dallo studio emerge con vigore la figura di un Carlo di Borbone tutt’altro che passivo: un sovrano che, nel confronto con la realtà napoletana, scelse di dare vita a questo teatro spinto da una profonda necessità di legittimazione politica. Il palcoscenico divenne così uno strumento strategico, volto a celebrare e consolidare la regalità borbonica agli occhi del mondo. Tale determinazione non rispondeva però a una mera logica di potere; essa era alimentata da una passione viscerale per la musica e da un autentico interesse per l’universo dello spettacolo. Un trasporto, questo, confermato dal professor Maione, che ha ricordato il fondamentale incontro del Re con il musicista Giacomelli e lo stupore del sovrano davanti alla prova del primo spettacolo al San Carlo, quando scrisse ai genitori, con entusiasmo: “Magnifique”.

Maione ha poi sottolineato l’importanza tecnica del lavoro, citando il ritrovamento di polizze d’archivio che svelano l’intero scenario amministrativo dietro le quinte. La dottoressa Prisco, lungi dal soffermarsi solo sulle grandi stelle, ha dato voce e dignità a tutte le maestranze e agli artisti che hanno reso celebre il San Carlo, offrendo una visione nitida della “vita materiale” dello spettacolo del tempo. Una pubblicazione che ci restituisce un sistema che il pubblico di allora conosceva alla perfezione e che oggi, grazie a questo studio, torna a parlarci con straordinaria modernità.





