La miniserie più attesa del nuovo anno è finalmente disponibile su Netflix
Fabrizio Corona approda su Netflix con Io sono notizia. La miniserie, appena uscita, si è subito guadagnata il primo posto nella top 10 dei prodotti più visti. Ma cosa aspettarsi davvero dalla serie? Cosa aggiunge questo prodotto alla nostra previa conoscenza del personaggio e del contesto socio-politico di riferimento?

La miniserie di/su/con (che dir si voglia) Fabrizio Corona, se è così chiacchierata, lo deve principalmente a una grande operazione di marketing. Con il suo programma a pagamento su YouTube, “Falsissimo”, Fabrizio Corona è tornato da qualche tempo a far parlare di sé. Come? Lanciando scoop scandalosi su tutta l’Italia dei salotti e di Mediaset. Proprio su quello schermo, in concomitanza con l’annuncio dell’uscita della serie, ha fatto esplodere un altro di quei casi che hanno monopolizzato l’attenzione di tutti i media. Il Signorini Gate.
Per ovvie ragioni tempistiche lo sceneggiato Netflix non può contenere alcun riferimento a questa vicenda. Un fatto scontato per chiunque si approcci alla visione sulla piattaforma. Ciò non toglie che il nome dell’ex “Re dei Paparazzi” sia balenato recentemente, spesso involontariamente, nella testa di tutta Italia. Questo ha aumentato parecchio l’interesse per un prodotto incentrato su di lui. Io sono notizia è diventata così un trend, forse aumentando anche un po’ la delusione del pubblico a fine visione.
Si tratta comunque di puntate che riconfermano la bellezza di questo tipo di prodotti, di cui Netflix si sta facendo portabandiera. Incalzante, sorprendente, distruttivo, in perfetta linea con l’argomento che tratta. La serie tecnicamente rispetta le aspettative dimostrandosi all’altezza dei contenuti veicolati, certamente fuori dall’ordinario.
In merito ai contenuti invece, si ripercorre la storia di un personaggio che si intreccia perfettamente con quaranta’anni di storia del nostro paese. Anni di berlusconismo, di Lele Mora, di gossip, di tronisti e letterine. Anni di un’attenzione ai corpi e alla bellezza che urlava, e urla tuttora, superficialità, instabilità e insicurezza. E soprattutto parla di chi, su questa debolezza, ha cavalcato senza le minime remore, calpestando ogni tipo di etica e morale. Parla di chi entrava e usciva dal carcere camminando su una passerella di vite spezzate, traumi indelebili e futuri distrutti. Avendo un’unica religione: il Dio denaro.
Uno degli elementi più interessanti di Io sono notizia è la storia di Vittorio Corona, probabilmente sconosciuta ai più giovani. Giornalista siciliano che ha plasmato l’editoria degli anni ’80 con mensili importanti, diventa poi uno dei primi direttori del tg Studio Aperto. Talentuoso e acclamato da tutti, Vittorio si configura prima di tutto come un esempio per il figlio. Quando però Corona viene boicottato e poi rigettato da un sistema berlusconiano dittatoriale lontano dai suoi ideali, Fabrizio si trova a un bivio. E sceglie come padre quello stesso sistema che ha distrutto il suo, diventandone il più fedele dei discepoli.

Fabrizio Corona ha avuto una vita tutt’altro che ordinaria. Io sono notizia non fa altro che catapultare il pubblico in un concentrato di pura follia. Tra inganni, compagne ferite, e dinamiche che convincono chiunque di poter esercitare la professione di psicoterapeuta, questa miniserie farà arrabbiare, divertire(forse) e sicuramente molto riflettere.





