Munch: oltre l’urlo a Palazzo Bonaparte

In mostra cento capolavori provenienti dal Munch Museum di Oslo che offriranno al pubblico un’occasione unica per immergersi nell’universo intimo e tormentato del grande artista norvegese

Dall’11 febbraio al 2 giugno 2025, Palazzo Bonaparte ospita una delle più vaste raccolte di opere di Edvard Munch mai viste in Italia. Cento capolavori, concessi eccezionalmente dal Munch Museum di Oslo, compongono una straordinaria retrospettiva dedicata a uno degli artisti più iconici dell’immaginario occidentale. La mostra Munch. Il grido interiore, curata da Patricia G. Berman, è stata prodotta e organizzata da Arthemisia. Le parole di Iole Siena, Presidente di Arthemisia, hanno aperto la presentazione in conferenza stampa, esprimendo gratitudine ed entusiasmo per il successo già riscontrato nella tappa precedente a Palazzo Reale di Milano.

Uomini che fanno il bagno, olio su tela 1913-15

Durante la conferenza stampa, è stata sottolineata l’eccezionalità di questa mostra, che non si limiterà a riproporre l’immaginario comune su Munch, ma offrirà un panorama ampio e completo della sua produzione. Infatti, l’opera più celebre di Munch, L’urlo, non sarà presente, poiché l’intento è di offrire ai visitatori un panorama ampio e completo della produzione dell’artista, che ha riprodotto una realtà controversa e piena di sfaccettature.

Una sala con la proiezione di un video sulla vita dell’artista introduce il pubblico al percorso delle opere. Attraverso fotografie, testimonianze e immagini dei dipinti, la vita di Munch è presentata come un passo fondamentale per immergersi nel suo mondo figurativo.

La prima sezione della mostra intende mostrare i primi esiti della formazione dell’artista. Influenzato dalla sfera artistica di Christian Krohg e del gruppo Kristiania Bohéme, Munch inizia a esprimere le emozioni e i ricordi attraverso una pittura che si fa portatrice del suo mondo interiore. In queste opere giovanili, si possono intravedere le luci vibranti tipiche dell’Impressionismo, che l’artista ebbe occasione di conoscere durante i viaggi in Francia. Protagonista di queste opere è anche la dimensione più intima e nascosta dell’inconscio, le cui ricerche si stavano diffondendo in tutta Europa, in particolare a Berlino, dove l’artista ebbe occasione di soggiornare verso la fine del 1800.

La seconda sezione, dedicata al sentimento dell’amore e alla sua arte quale inno della sessualità, presenta la seduzione e l’amore come aspetti spaventosi, controversi e grandiosi dell’umanità, rappresentati dall’artista con quella che a volte risulta come una battaglia tra i sessi con una nota misogina. Tuttavia, osservando attentamente quanto risulta dalle sue opere e dai suoi scritti, si può notare una grande empatia verso chiunque abbia ceduto al desiderio e alla seduzione e si sia lasciato abbandonare rovinosamente al sentimento dell’amore. L’esposizione prosegue con un tema che rappresenta una costante nella produzione di Munch, il tema della morte e delle persone care scomparse. Durante il corso della sua vita, l’artista, oltre ad affrontare i problemi causati dalla salute personale, affrontò la morte, uno dopo l’altro, di tutti i membri della sua famiglia. Attraverso le lenti del lutto familiare e della propria sofferenza, Munch immaginò un mondo di anime sofferenti, dove l’artista cercò di rappresentare l’agonia delle persone malate e l’angoscia di vederle morire attraverso corpi evanescenti, figure che ricordano dei fantasmi, ombre che prendono vita.

L’attenzione dello spettatore ora si sposta, quindi, verso una serie di opere dedicate al soggiorno in Italia, che ebbe una forte influenza sullo stile e la produzione dell’artista. Munch si recò per la prima volta in Italia, insieme alla compagna Tulla Larsen, nel 1899; questo fu solo il primo di ulteriori viaggi in cui trovò ispirazione per la realizzazione delle sue opere monumentali. Dall’influenza che ebbero i grandi artisti del passato sull’opera di Munch, si passa a un tema che aveva coinvolto molti intellettuali del suo tempo, il rapporto tra i fenomeni sensibili e l’invisibile. Munch si inserisce all’interno di questo dibattito con la propria cosmologia, che vede un intrecciarsi continuo tra i corpi fisici e le energie invisibili, sostenendo che ogni organismo non vivente è anch’esso dotato di vita e di una propria volontà. Nelle opere Uomini che fanno il bagno (1913-15) e Onde (1908), è evidente l’indagine verso il mondo, verso il funzionamento della natura e del suo rapporto con l’uomo.

Dall’indagine sul cosmo, la sezione successiva indaga, in particolare, il soggetto umano, attraverso lo strumento dell’autoritratto. L’artista realizza una serie proficua di ritratti di sé, inserendo una dimensione teatrale e usando l’autoritratto come veicolo per la fantasia e la sperimentazione della propria identità artistica e personale. Utilizzando diverse tecniche e ritraendosi in diverse situazioni, l’autoritratto mostra diversi stati psicologici, quasi a usare questo soggetto come strumento di autoanalisi. Nell’opera Il viandante notturno (1923-24), Munch utilizza l’autoritratto come testimonianza del passare del tempo. Si ritrae insonne e vagabondo tra gli ambienti della propria casa, con il volto dell’artista che rivolge uno sguardo al di fuori della tela, quasi a voler interrogare sé stesso sulla propria identità.

Il percorso si conclude con un’ampia selezione di opere che sono state scelte per rappresentare l’eredità dell’artista. L’intera produzione dell’artista, che ha indagato e si è soffermata su diversi temi di riflessione, ha portato l’artista a determinare, per la costruzione dei suoi ambienti, una certa disposizione spaziale degli elementi architettonici del paesaggio. La prospettiva irregolare, che evoca il mondo inquietante ed espressivo di Munch, si crea nelle sue opere insieme alla potenza del tratto di colore, incisivo, materico e protagonista della costruzione spaziale.

La rottura degli schemi tradizionali accademici ha portato artisti come Munch, a inizio ‘900, a sperimentare l’espressione del mondo interiore, che non andava riprodotto attraverso degli schemi impostati, ma era l’artista che, attraverso la disposizione degli elementi nell’opera, mostrava un pensiero, un’inclinazione, uno stato d’animo. L’eredità su cui si vuole riflettere, uscendo dalla mostra, è proprio questa: come l’artista sia stato in grado di costruire la scena con il proprio stato d’animo, che si mostra in ogni elemento del dipinto, e come questo sia stato in grado di creare un dialogo con lo spettatore, che viene immediatamente coinvolto e immerso nelle emozioni dell’artista.

Il viandante notturno, olio su tela 1923-24

Questo progetto si presenta come un mondo a sé, in cui ogni materiale, ogni testimonianza, è stata usata per comprendere al meglio la produzione dell’artista, dai dipinti veri e propri alle schede sui colori utilizzati dall’artista, ai giochi interattivi e a una stanza immersiva. Questa esposizione ha mostrato la cura verso gli aspetti più reconditi dell’arte di Munch, cercando un dialogo con lo spettatore che coinvolgesse la sua curiosità.