100 anni di Francesco Rosi: quando il cinema è denuncia del potere!

Il 15 novembre del 1922 nasceva Francesco Rosi e tra un festival e l’altro, il mondo del cinema tributa un omaggio al grande regista napoletano a cento anni dalla nascita. Un secolo che sembra un giorno perché ” la memoria di chi ha amato e ama il suo cinema è intatta”.

Il cinema di Francesco Rosi che elaborò un nuovo stile narrativo raccontando il potere e le sue connessioni con il mondo del crimine organizzato, è così attuale che ora, come scrive Emanuele Lamberti: «Se Rosi sapesse (e credo lo sappia ovunque si trovi) che lo rimpiangono, con l’aria che tira perfino l’Italia degli intrighi e dei misfatti vivisezionata dai suoi film».

Un Leone d’oro alla Mostra del Cinema di Venezia e Palma d’oro nel 1972 a quello di Cannes e un Leone d’oro alla carriera nel 2012, sono solo alcuni dei riconoscimenti ricevuti in tutto il mondo da Francesco Rosi. A Venezia nell’ultima intervista che mi rilasciò, gli chiesi se riusciva a fare una classifica dei suoi film fra quelli che aveva amato di più. Mi rispose da buon napoletano: «I film per un regista innamorato del cinema sono tutti piezz‘ ‘e core come i figli».

Cristo si è fermato a Eboli, CarmenSalvatore Giuliano, Cadaveri eccellentiI Tre fratelli con Philippe Noiret e due giovani come Michele Placido e Vittorio Mezzogiorno, Le mani sulla città che è anche il titolo della mostra inaugurata a Torino al Museo Nazionale del Cinema curata dalla figlia Carolina e da Domenico De Gaetano con Mauro Genovese Maria Procino, dove viene ripercorsa la lunga carriera di Francesco Rosi, un maestro del cinema verità, che è parte viva della storia stessa del cinematografo moderno. «Conoscere Francesco Rosi e il suo cinema», ha dichiarato l’attore e regista John Turturro che con Rosi partecipò al film tratto dal romanzo di Primo Levi La tregua. «É stato uno degli eventi più rilevanti della mia vita. Lui mi è stato vicino anche quando ho realizzato Passione il mio docu-film dedicato a Napoli. Il nostro anello di congiunzione fu Martin Scorsese, che mi fece vedere Salvatore Giuliano e poi tanti suoi film li vidi al Lincon Center di New York, in occasione di una retrospettiva come Il caso Mattei e Lucky Luciano, in cui lavorò per la quarta volta con Gian Maria Volontè, il suo attore feticcio. «I film di Rosi, trattano della condizione umana, della politica, della corruzione e del posto che l’uomo occupa nel mondo», ha concluso Turturro.

Quando andai in California ad intervistare Rod Steiger, il protagonista di Le mani sulla città, mi disse che girare a Napoli quel film fu un’esperienza unica e indimenticabile. Erano gli anni sessanta, si viveva non solo sullo schermo la Napoli legata alla cronaca delle grandi speculazioni edilizie, “Ho amato tutto di quel film: Rosi, gli attori, Raffaele La Capria che scrisse con Rosi quel film, fino al successo di Venezia e alla Coppa Volpi come miglior attore protagonista. Ho finito per amare anche Edoardo Nottola, spudorato impresario edile e consigliere comunale, candidato a diventare assessore la cui indole truffaldina ho interpretato sullo schermo».

Francesco Rosi spiritoso e colto amico di scrittori, filosofi e politici, ha cominciato come aiuto regista di Luchino Visconti con film come La terra trema e Senso. Di lui quando morì, Simonetta Diena ha scritto: «Con i suoi film denuncia, Rosi ci ha ricordato e ci ricorderà le macerie del nostro onore, della nostra dignità calpestata e ferita. Un messaggio artistico e psicoanalitico di inattaccabile attualità a lui e ad altri che come lui non hanno avuto paura, diciamo grazie!».

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