Ricordo di Gianni Rodari

 

di Paola Tiriticco

 

E’ un ordito fatto di date che si intrecciano, una trama di numeri che si rincorrono e che quest’anno ci accompagnano per mano per a parlare di Gianni Rodari, autore, scrittore, intellettuale tra i più lucidi del novecento, conosciuto per le sue filastrocche e la sua pedagogia dell’imparare divertendosi, ma che sicuramente, nel panorama culturale italiano, è stato molto di più. Nasce il 23 ottobre 1920 (100 anni fa), muore il 14 aprile 1980 (40 anni fa) e il 6 aprile 1970 (50 anni fa ) vince il Premio Andersen (tuttora unico italiano), considerato il Premio Nobel della letteratura dell’infanzia.

Si può cominciare a parlare di lui proprio partendo dal discorso fatto ricevendo il Premio Andersen, perché è indicativo di quello che pensava dell’arte e della società in generale, mostrando quella lungimiranza e quell’idea della cultura che ne ha fatto uno dei pensatori e degli educatori più acuti del nostro tempo. Raccontando di come Newton, partendo dalla mela sulla testa, aveva cercato di capire il mondo, dice: ”Occorre una grande fantasia, una forte immaginazione per essere uno scienziato, per immaginare cose che non esistono ancora e scoprirle, per immaginare un mondo migliore di quello in cui viviamo e mettersi a lavorare per costruirlo”.

Ecco questo era l’idea che Rodari aveva del mondo e dell’uomo in generale, prima ancora che dei bambini, dell’infanzia e del loro apprendimento, consapevole che le sue filastrocche, le storie e le rime erano dirette a tutti affinché a nessuno mancasse mai lo stupore negli occhi, il divertimento nel cuore e la fantasia nella mente.Rodari ha attraversato gli avvenimenti più significativi del novecento senza mai perdere il suo senso critico, restando un testimone imparziale, divertito e divertente, senza mai abbandonare quella sua leggerezza che faceva di lui un vero intellettuale.

Convinto che le parole e l’immaginazione fossero lo strumento più rivoluzionario di liberazione e  più grande che gli uomini avessero inventato, non rinunciava a passare lieve sulle cose più serie, ad addolcire i problemi con un sorriso in rima. Per le generazioni andate a scuola e cresciute negli anni 60, per quei baby boomers che hanno spesso studiato sui suoi libri e si sono divertiti con le sue filastrocche, rimane un poeta gentile, e una volta che quei bambini sono diventati  adulti è rimasto per loro un punto di riferimento culturale, moderno ed empatico.

Sempre dalla parte dei più piccoli come quando dice “dica pure che son vecchio. Di giovane mi è rimasto soltanto questo orecchio.  E’ un orecchio bambino, mi serve per capire le cose che i grandi non stanno a sentire.” Con la sua lungimiranza ha potuto difendere l’infanzia da sciocchi ed ottusi maestri, intervenendo a difesa della televisione, dei fumetti, per una scuola più aperta, ed un’educazione più emotiva.

Con Einaudi, dai primi anni 60, pubblica tutti i suoi libri più famosi: Filastrocche in cielo e in terra (1960), Favole del telefono (1962), Il libro degli errori (1964), La torta in cielo (1965) per arrivare al suo libro forse più citato, La grammatica della fantasia (1973). Prendendo parte ai dibattiti che hanno attraversato il novecento, ci ha lasciato la testimonianza di uno spirito libero, anticonformista e lucido.

Le sue filastrocche sono attuali perché universali, come lo sono i sentimenti, quei sentimenti che i bambini sanno così bene esternare e riconoscere.

Quando ci parla dei migranti che lasciano la loro terra per lavorare nelle città del nord Italia ci sembra di leggere un resoconto fin troppo attuale: ”ma il cuore no, non l’ho portato: nella valigia non c’è entrato.  Troppa pena aveva a partire, oltre il mare non vuole venire. Lui resta, fedele come un cane, nella terra che non mi dà il pane: un piccolo campo, proprio lassù…..Ma il treno corre : non si vede più”.

Gianni Rodari muore a neanche 60 anni per le complicanze di un intervento chirurgico che doveva essere di routine e sembra lasciarci una rima interrotta, sembra privare bambini ed adulti di un sorriso, di uno sguardo ironico ma dolce di cui il mondo ha davvero tanto bisogno. Ecco, Gianni Rodari ci ha lasciato tutto quello di cui abbiamo bisogno, oggi più che mai, ironia, fantasia, immaginazione, audacia, leggerezza, sorrisi e occhi chiari e limpidi per interpretare la realtà.

“In cuore abbiamo tutti un cavaliere pieno di coraggio, pronto a mettersi sempre in viaggio”.

 

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