Raccontare una generazione

Al Teatro Brancaccio Marco Paolini ha portato Boomers, per raccontare cinquant’anni di storia mondiale e personale

Un po’ viaggio nei ricordi, un po’ conflitto generazionale. È questo che Marco Paolini ha portato in scena al Teatro Brancaccio l’1 e 2 aprile con Boomers, un testo scritto insieme a Michela Signori e accompagnato dalla splendida voce di Patrizia Laquidara nel ruolo della Jole, barista reale e in pixel.

Marco Paolini e Michela Signori

Sul palco la musica dal vivo di Luca ChiariStefano Dallaporta e Lorenzo Manfredini ha fatto da sfondo a un viaggio nel tempo, lungo la storia d’Italia che conoscono i così detti Boomers, nati tra il secondo dopoguerra e i primi anni sessanta.Cresciuti tra il boom economico e la crisi petrolifera, tra la contestazione e il terrorismo, sono diventati adulti e han messo al mondo i primi nativi digitali. Come il figlio di Nicola, l’immaginaria versione di Paolini sul palco, che dai ricordi del padre ha ricavato materiale per un videogioco in realtà virtuale con cui permettere al suo vecchio di ripercorrere la gioventù. Visore calato sul volto tipo casco del motorino ed ecco Nicola che torna al Bar della Jole, il punto nevralgico della sua vita di bambino e ragazzo, un bar di paese sotto il pilone di un’autostrada simbolo della rinata Italia degli anni sessanta e rappresentato da alcuni ponteggi, punto centrale della scenografia di Michele Mescalchin

Nel videogioco tutto è confuso, ricostruito da un ragazzo di oggi a partire dai racconti del padre, da quello scambio di gioventù che serve a non immaginare i genitori come nati adulti. Al bar di Jole c’è chiunque; Viet Cong, agenti della Cia, cubani, terroristi, rivoluzionari. Si suona e si canta musica appartenuta a decenni diversi, si rivivono i momenti salienti di una storia lunga più di mezzo secolo, dallo Sbarco sulla Luna, che è la sera in cui il racconto, ai governi populisti passando per il sequestro Moro, Mani Pulite e il G8 di Genova.

E accanto c’è il privato di Nicola, un eskimo del colore sbagliato, il primo bacio da ragazzo a quella compagna lì che sembrava vivere in un mondo tutto suo. Non è una lezione di storia del Novecento, ma non è neanche un biografia di Nicola (o dello stesso Paolini). Non c’è niente di ragionato nel modo in cui viene raccontato, è solo un’avventura grafica nella quale un boomer può rispecchiarsi, ritrovare parte di quella vita passata a cui ripensa con nostalgia.

Paolini sceglie così un pretesto narrativo nuovo per portare in scena un insieme di temi.
Il passato, il conflitto generazionale, il tempo andato e ciò che si è portato via. E poi la politica, le guerre, la fine dei grandi partiti e delle ideologie. La disillusione che accolse i Boomers all’arrivo dei trent’anni, quando il mondo che sognavano da adolescenti non solo non si era realizzato, ma era proprio scomparso, rimasto a prender polvere tra i banchi di scuola. 
I drammi del contemporaneo, quelli conosciuti anche dai figli e di cui spesso i figli accusano la generazione precedente.

La politica è forte all’interno di tutto il testo, sia nell’immaginario dialogo col ragazzo, a cui spiega la posizione di chi stava in mezzo tra il PCI e la sinistra armata, sia dopo, e si sente il crollo delle speranze, l’angoscia per il futuro, la tristezza di una gioventù tradita da un’età adulta lontana dai sogni. Nel pubblico e nel privato, che poi sono due facce di una medaglia sola, una vita che è quel che ti accade ma anche quel che accade a tutti. 

Con Boomers Paolini riesce a raccontare una generazione e un pezzo di storia utilizzando il linguaggio del teatro. Non c’è spazio per la replica, non c’è interrogazione, bisogna sedersi e guardare la vita di Nicola, ripercorrendo, se si è coetanei, la propria. I Boomers non ne escono bene o male, non è la tesi finale della battaglia generazionale, l’attacco ai giovani o un giustificare colpe vere e presunte. 

Boomers

Siamo questi, sembra dire Paolini, e proprio come tutta la storia si mischia nel videogioco anche nelle vite dei Boomers si mischiano e si sommano le esperienze vissute nel corso di questi decenni.
Lo si potrebbe definire un resoconto, un piccolo riassunto di una generazione, la storia dell’uno che vale per tutti. E ai giovani non resta che guardare, sorridere e prepararsi a essere i prossimi, a diventare i Boomer di qualcun altro, a caricarsi sulle spalle il mondo che stanno costruendo.

Tanto si sa, nessuna generazione sarà mai amata dalla successiva.

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Boomers – Regia di Marco Paolini – testi di Marco Paolini e Michela Signori | consulenza alla drammaturgia Marco Gnaccolini e Simone Tempia e con Luca Chiari, Stefano Dallaporta, Lorenzo Manfredini – Canzoni originali Patrizia Laquidara – Musiche di scena originali Alfonso Santimone – Disegno luci e progetto scenografico Michele Mescalchin Fonica Piero Chinello – Assistenza tecnica Leonardo Sebastiani – Direzione tecnica Marco Busetto – Elementi scenici Pino Perri | montaggio documenti sonori Alberto Ziliotto – Grafica e Foto di scena Gianluca Moretto – Prodotto da Michela Signori – Coproduzione Jolefilm e Teatro Stabile del Veneto – Teatro Nazionale – Teatro Brancaccio 1 e 2 aprile 2025

Teatro Roma
Francesca Romana Moretti

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